A Novara diffusi richiami all’antifascismo militante e al comunismo
Dal corrispondente dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Durante una permanenza a Novara, seconda città del Piemonte, oltre 100 mila abitanti, è stato possibile osservare da vicino diversi quartieri popolari e le scuole superiori. In questo contesto emerge con forza la presenza diffusa di segni, scritte e simboli che richiamano apertamente l’antifascismo militante, il socialismo e il comunismo, in particolare quelli di Lenin e Stalin.
Sui muri delle scuole e nei quartieri popolari sono molte le scritte inneggianti al socialismo e alla lotta di classe, che esprimono una concezione della scuola radicalmente alternativa a quella autoritaria, militarista e conformista promossa dall’attuale ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Falci e martelli compaiono accanto a slogan come “Free Palestine” e “Non votare, lotta!”, chiari segnali di rifiuto della mistificazione elettoralista borghese e di orientamento verso la mobilitazione diretta delle masse. Particolarmente significativo è uno stencil
collocato nei pressi della stazione ferroviaria, che raffigura Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, insieme al ministro dei Trasporti Matteo Salvini, intenti a farsi un selfie con Hitler. Un’immagine che denuncia senza ambiguità la continuità politica e ideologica tra l’attuale governo neofascista e la storia del fascismo e del nazismo.
Nel quartiere popolare di Sant’Antonio si concentra un fitto insieme di scritte tra cui “Novara antifascista” e “Novara come Stalingrado”, che richiamano l’eroica resistenza antifascista e la memoria delle grandi battaglie del movimento operaio e comunista internazionale. Anche in centro, nella zona dei negozi storici, si registra un segnale non secondario: un noto negozio di abbigliamento vintage ha allestito la propria vetrina con grandi ritratti di Lenin, a testimonianza di quanto l’eredità del comunismo continui a permeare l’immaginario collettivo.
Tutto ciò affonda le radici nella storia operaia e antifascista di Novara, città che può vantare anche di essere stata nel 1971 uno dei luoghi delle riprese del celebre film di Elio Petri “La classe operaia va in paradiso”. Protagonista del film è l’operaio Lulù, interpretato da Gian Maria Volonté, che da operaio privo di coscienza di classe diventa, dopo un grave infortunio sul lavoro, consapevole dello sfruttamento padronale e si avvicina alla lotta sindacale e politica. La fabbrica del film, denominata B.A.N., è tuttora presente nella zona industriale di San Pietro Mosezzo. Oggi come allora, le studentesse e gli studenti novaresi, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori della logistica e agli operai delle fabbriche, continuano a battersi nelle assemblee sindacali e nelle mobilitazioni per migliorare le proprie condizioni di lavoro, di studio e di vita, mantenendo viva una tradizione di lotta che fa di Novara una città tutt’altro che rassegnata al presente sistema capitalistico.
28 gennaio 2026