Il Congresso di Democrazia Sovrana Popolare dell'imbroglione Marco Rizzo, onnipresente su Rete4
Dopo la fondazione del partito di Xi e Putin, nasce il partito benedetto da Putin
Ovazione per l'ambasciatore di Mosca, che interviene per conto di Lavrov. Intervenuta anche la portavoce di Lavrov Maria Zakharova che magnifica la Russia di Putin.
Appello di Scuderi agli anticapitslisti: “Aprite da subito un confronto e un dialogo col PMLI per aprire una nuova e più avanzata situazione politica”

Ad una settimana di distanza dal Congresso del Partito Comunista di Unità Proletaria (PCUP), il partito di Xi e Putin fondato dall'imbroglione revisionista gramsciano Fosco Giannini, si è tenuto il 31 gennaio e 1° febbraio, all'Hotel Ergife di Roma, anche il Congresso di Democrazia Sovrana Popolare (DSP), il partito rossobruno dell'altro imbroglione revisionista, Marco Rizzo, fondato due anni fa insieme al cattolico di destra Francesco Toscano, dopo aver sfasciato il Partito Comunista (PC) di matrice revisionista e trotzkista da lui stesso fondato.
Un partito rossobruno per modo di dire, perché non ha nulla di rosso ma solo il bruno, visto che si dichiara “né di destra né di sinistra, né fascista né antifascista” (come ha ripetuto Rizzo nel suo intervento), e che si è ormai piazzato stabilmente in un'area tra la Lega modello Vannacci e la “destra sociale” di Alemanno: due personaggi con cui Rizzo condivide la stessa ideologia demagogica interclassista di destra, intrisa di “sovranismo” nazionalista, razzismo antimigranti, negazionismo climatico e no-vax, tradizionalismo cattolico oscurantista e omofobico e “anti-wokismo” trumpiano, oltreché l'appoggio dichiarato alla Russia neozarista di Putin e alla sua guerra di aggressione imperialista all'Ucraina.

La dura protesta dell'ambasciata ucraina
Sono questi infatti i temi che hanno dominato e caratterizzato questo 2° Congresso, più ancora di quello di fondazione del 2024, a cominciare dalla plateale benedizione ricevuta da Putin attraverso l'annunciata partecipazione in video del suo ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, anche se poi al posto suo, per sopraggiunti impegni, è intervenuto in presenza l'ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, salutato da un'ovazione dei delegati che poi hanno applaudito calorosamente anche il suo discorso di saluto ai congressisti.
L'ambasciata dell'Ucraina in Italia aveva condannato come “offensiva e chiaramente intenzionale” l'annunciata partecipazione del ministro degli Esteri russo “a un evento organizzato da una forza politica italiana, alla presenza anche dell’ambasciatore russo in Italia”, con un durissimo comunicato in cui aveva anche sottolineato: “Considerata la natura di questo evento, risulta evidente come figure direttamente coinvolte in una guerra di aggressione vengano strumentalizzate per aumentare visibilità e consenso, invitando di fatto potenziali criminali di guerra a intervenire sulle presunte 'vere cause' del conflitto, sugli 'obiettivi raggiunti', sul cosiddetto 'nuovo ordine mondiale', nel tentativo di giustificare crimini contro l’umanità”.
A presentare i lavori e gli interventi era il giornalista della redazione di NewsMediaset e conduttore del TgCom24 , Antonio Pascotto, ex caporedattore del telegiornale della berlusconiana Rete4, sulla quale Rizzo è di casa, essendovi invitato spesso e volentieri per interviste e comparsate nei talk-show. Un altro noto giornalista televisivo Andrea Pancani, ha presentato due temi trattati nella seconda giornata da Rizzo e Toscano, rispettivamente “sulla costruzione” e sulla “teoria politica” di DSP. Pancani conduce il programma Coffee-break su La7, altra rete su cui Rizzo compare spesso, come del resto anche su Rai3. Lo scorso novembre ha presentato il nuovo libro autobiografico di Rizzo al Rotary Club Aniene di Roma, uno dei circoli più esclusivi della grande borghesia italiana.
Tra gli invitati erano presenti ambasciatori e rappresentanti di diversi Paesi, che a detta di Rizzo rappresentavano “circa un terzo della popolazione mondiale”, nonché alcuni oratori intervenuti per parlare dei temi scelti per il Congresso, temi che Rizzo ha toccato nella sua Relazione di apertura. Tra questi il presidente di Confimi Industria, l'industriale bergamasco dell'alluminio Paolo Agnelli, Gianandrea Gaiani, direttore di “Analisi difesa”, l'ex magistrato Michele Nardi, sostenitore del Sì al referendum sulla separazione delle carriere, il vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta, noto per le sue posizioni antiabortiste e “prolife”, l'americano Jim Hoft, fondatore della rivista “The Gateway Pundit”, pubblicazione di punta per la propaganda complottista e no-vax del movimento Maga a sostegno di Trump, e L'ubos Blahas, europarlamentare del partito del leader “sovranista” slovacco Robert Fico.

L'intervento dell'ambasciatore russo e della Zakharova
L'intervento più applaudito e con più entusiasmo dalla sala è stato senz'altro quello dell'ambasciatore russo, che ha ringraziato i congressisti “per la calorosa accoglienza”, da lui apprezzata come “una manifestazione anzitutto di rispetto nei confronti della Russia e del suo ruolo nel mondo, ma anche di sostegno alla linea estera seguita sotto la guida di Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa”. Ha poi spiegato che Lavrov aveva delegato a lui il suo intervento non potendo partecipare per “imprescindibili impegni internazionali” relativi ai negoziati in corso, scagliandosi subito dopo contro l'Ucraina, da lui accusata di “minacciare la pace” in Europa e nel mondo.
“In Occidente ci sono partiti come il vostro che giudicano con obiettività le trasformazioni in atto. Sono certo che il vostro operato, volto alla tutela della sovranità nazionale e dei valori morali, troverà un consenso significativo che possa restituire all’Italia buonsenso, pragmatismo e senso di responsabilità, tale da portare la linea di politica estera italiana verso un riallacciamento dei rapporti con la Federazione russa”, ha concluso Paramonov tra scroscianti applausi della sala in piedi e complimentato da Rizzo e Toscano.
In una compiacente intervista della vigilia al fogliaccio diretto dal neofascista Cerno, “Il Giornale”, che gli chiedeva di spiegare il suo sostegno alla “necessità di riallacciare il dialogo coi russi” e l'invito a Lavrov, Rizzo aveva infatti risposto: “Sì. Questo dialogo, però, lo può riallacciare, o perlomeno favorire, una forza onesta e libera come noi. Democrazia sovrana popolare ha la credibilità per farlo, nell'interesse della sicurezza del nostro Paese e della pace in Europa”.
Anche da questa sintonia tra le parole di Rizzo e quelle dell'ambasciatore emerge sottotraccia quanto strettamente sia legato il partito di questo imbroglione alla Russia neozarista di Putin, che lo foraggia e incoraggia per portare avanti i suoi interessi economici, politici e militari imperialisti: “Avete presente cosa significherebbe per l'economia delle imprese italiane riaprire un canale diplomatico che annulli le sanzioni e ci consenta di avere di nuovo gas russo a basso costo?”, ha aggiunto infatti lui, cavalcando il cavallo di battaglia classico della Lega sui danni alle imprese italiane dalle sanzioni contro la Russia; tema che poi ha ripreso nella sua Relazione, e sul quale gli aveva fatto sponda Agnelli lamentandosi dell'insostenibile costo dell'energia per le industrie Italiane.
In un video girato nel contesto di una fiera internazionale, affiancata da Toscano, è comparsa pure la portavoce di Lavrov, Maria Zakharova, a magnificare la Russia, che è “un paese grande, che si sviluppa, che cresce e che ha come obiettivo la pace, anche con il popolo italiano”, e ad assicurare che “diversi uomini d’affari italiani hanno visitato il nostro Paese e sono rimasti sconvolti, quello che hanno visto è diverso da quanto fa vedere la vostra televisione”.

La ricetta di Rizzo: “sovranismo”, interclassismo, xenofobia, “sicurezza”
Il resto della giornata ha confermato il carattere puramente rituale di questo cosiddetto Congresso, senza nessun documento politico o tesi da discutere, ma incentrato essenzialmente sulla Relazione congressuale di Rizzo, consistente peraltro in una riproposizione a braccio delle sue note posizioni sui vari temi politici, economici e sociali, e in un breve discorso di chiusura di Toscano; seguiti da una rapida approvazione per alzata di mano e all'unanimità della Relazione e della riconferma di Rizzo come Coordinatore nazionale e di Toscano come Presidente.
Rizzo ha esordito con una cosiddetta “analisi del cambiamento” della scena mondiale, sostenendo che è finita la globalizzazione grazie anche a Trump, che “se ne parla male ma è positivo per l'Europa e l'Italia”, perché mette in crisi la globalizzazione e apre la strada alla “de-dollarizzazione” e al “mondo multilaterale”; e ha attaccato la Nato e l'Unione europea, rivendicando “sovranità” dalla prima e sostenendo il fallimento della seconda sulla “guerra con la Russia”, sull'economia, sull'immigrazione e sulla denatalità, ma si è stranamente “dimenticato” di chiedere l'uscita da entrambe le alleanze.
Dopodiché è planato in Italia riproponendo la sua visione della “dinamica di classe”, che non è più tra classe operaia e borghesia, tanto meno per l'abbattimento del capitalismo, la conquista del socialismo e del potere politico del proletariato, concetti nemmeno mai pronunciati nel discorso, bensì tra “classi medie impoverite e schiacciate verso il basso” (piccole imprese, artigiani, commercianti, professionisti ecc.) e “mondo del lavoro”, che si devono invece unire contro il “vero potere” che è rappresentato dalle banche e dalle imprese energetiche. In questa sua visione del conflitto sociale, che sostituisce alla lotta di classe la tesi trumpiana del “popolo contro le élite”, rientrano anche le sue posizioni xenofobe sui migranti, considerati un “esercito industriale di riserva” e come un'invasione da bloccare perché ci rubano lo “Stato sociale” (“in Italia non deve entrare più nessuno”, ha detto testualmente), e quelle apertamente fasciste sulla sicurezza, che è “tra i temi più importanti” perché “viviamo in un Paese pericoloso”.
Non a caso il 1° febbraio, subito sotto la notizia del Congresso, la pagina Facebook di DSP riportava una foto dei poliziotti “aggrediti” a Torino con la didascalia: “Le forze dell’ordine non sono controparte politica, ma strumento con cui lo Stato dovrebbe garantire sicurezza e diritti a tutti. Chi le aggredisce non sta protestando: attacca lo Stato e i cittadini”. E quella sera stessa, sul Tg4, Rizzo ha difeso la polizia, aggiungendo vergognosamente il suo fiato alle trombe del governo e dei media del regime neofascista che, stravolgendo la verità dei fatti, invocano lo “scudo penale” per gli agenti e un altro decreto fascista sulla “sicurezza”.
Ma nella relazione il governo di Meloni, Mussolini in gonnella, non è mai stato nominato. Anzi, Rizzo si è rivolto ai suoi e agli invitati della destra neofascista presenti in sala esortandoli a “battere il tifo che imperversa nella politica, destra contro sinistra, fascismo contro antifascismo”, invocando apertamente una “pacificazione nazionale”: “Noi e voi ci siamo ammazzati 50 anni fa. Farlo oggi sarebbe ridicolo”, ha detto.
Dopodiché ha annunciato una “grande Assise per spiegare le nostre motivazioni per il Sì”, al referendum sulla giustizia. Che poi sono esattamente quelle pretestuose di Nordio e della premier per mascherare il disegno piduista e fascista della controriforma. E non poteva mancare, dopo tanto sbracamento a destra, neanche la chiusura dell'intervento col motto “Viva Democrazia Sovrana Popolare! Viva l'Italia!”, seguito dal canto corale di “Fratelli d'Italia” e con alle spalle l'immagine proiettata di tre gigantesche bandiere tricolore.

Appello agli anticapitalisti
Se ci fosse ancora rimasto qualche sincero anticapitalista, nel partito “sovranista” di questo arcimbroglione, dovrebbe essergli ormai chiaro, perciò, che continuare a restarci dentro non può portarlo fatalmente da nessun'altra parte che nella trappola della difesa del capitalismo “tricolore”, del fascismo di Trump, Meloni e Orban, coi quali Rizzo fa oggettivamente asse, e dell'imperialismo neozarista di Putin, del quale è al diretto servizio.
È l'ora che i sinceri anticapitalisti si guardino intorno per cercare, tra i diversi partiti e organizzazioni che si richiamano al comunismo, quello che risponde veramente ai requisiti richiesti ad un partito rivoluzionario, armato del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e che lotta coerentemente per il socialismo e il potere politico del proletariato. Perché, come ha detto il Segretario generale e Maestro del PMLI, Giovanni Scuderi, in un discorso tenuto a Napoli il 9 aprile 1999, “per il bene del proletariato e della causa del socialismo è assolutamente necessario e urgente che i rivoluzionari stiano con i rivoluzionari e i riformisti di tutte le risme con i riformisti ”.
E anche oggi rinnoviamo loro quel suo sempre attuale appello “agli autentici anticapitalisti diversamente organizzati che abbiano questa consapevolezza ad aprire da subito un confronto e un dialogo col PMLI per verificare se esistono le condizioni per unire le forze dentro il nostro Partito o al suo fianco per lavorare assieme per aprire una nuova e più avanzata situazione politica, organizzativa e pratica in Italia.
Non capiremmo un silenzio a questo appello. La storia lo condannerebbe. Non ci possono essere più Partiti comunisti. O barano tutti o solo uno di essi lo è. Ma qual è? Per noi ovviamente è il PMLI. Lo abbiamo dimostrato fin dal ’67 quando denunciammo il PCI e le altre organizzazioni che lo coprivano a 'sinistra'’ come dei partiti revisionisti. E i fatti hanno confermato che avevamo visto giusto ”.
 
4 febbraio 2026