MSF espulsa dai territori palestinesi dal criminale Netanyahu
Gli occupanti sionisti riaprono il valico di Rafah con l'Egitto
Più facile espellere i palestinesi da Gaza mentre restano ancora fuori i camion degli aiuti. A Tel Aviv sionisti e destra, neonazisti compresi, celebrano assieme il Giorno internazionale della Memoria dell’Olocausto
Mentre le bombe degli occupanti sionisti continuano quotidianamente a cadere su tutta la Striscia alimentando il genocidio palestinese ha riaperto ufficialmente il 2 febbraio il valico di Rafah con l'Egitto dopo la chiusura totale imposta di criminali sionisti a Gaza. Era uno dei passaggi previsti dall'accordo di pace di Trump dell'ottobre scorso ma ci sono voluti oltre tre mesi al governo del criminale Netanyahu per costruire una nuova struttura di controllo del valico e definire nuove regole che al momento prevedono solo il passaggio delle persone dopo accurati e umilianti controlli, non a caso molto più semplici per chi vuole uscire nonostante il gruppo dei candidati sia selezionato e circoscritto a chi necessita di cure urgenti. Il primo giorno sono usciti 5 feriti, a regime ne sono previsti 50 al giorno, come i rientri ma nessuno è entrato. Dal valico non passano i camion degli aiuti, solo una minima parte passa dal valico sionista di Kerem Shalom; non passano operatori sanitari e giornalisti stranieri.
L’Organizzazione mondiale della sanità stima che ci siano più di 20mila palestinesi malati che aspettano di essere evacuati e curati; secondo i passaggi previsti ci vorranno 5 mesi solo per far uscire i feriti, almeno 1.000 gravi. Altri 1.268 malati palestinesi di Gaza sono morti per mancanza di cure dopo che i sionisti hanno quasi completante distrutto le strutture sanitarie e successivamente bloccato ogni tipo di aiuti; anche da questi crimini sionisti si costruisce il genocidio palestinese.
Il Ministero della Salute della Striscia di Gaza ha comunicato il 2 febbraio che il bilancio totale delle vittime del genocidio sionista dall'inizio della guerra di sterminio contro la Striscia di Gaza, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto quota 71.800, con 171.555 feriti e oltre 10 mila dispersi.
La costruzione del nuovo valico di Rafah, che opera sotto la supervisione dei servizi di sicurezza in un'area sotto controllo militare e protetta nella parte palestinese dalle milizie dei sicari organizzate dagli occupanti, rientra nel progetto sionista di rafforzare l'occupazione di Gaza, invece del ritiro previsto dal piano. Rappresenta una nuova forma di controllo a lungo termine e con regole che servono per facilitare l'espulsione dei palestinesi e chi riuscirà a passare col salvacondotto delle cure mediche ha tutt'altro che garantito il diritto al rientro da una pratica di quasi 80 anni di espulsioni da parte degli occcupanti sionisti. Che guarda caso hanno ribattezzato il valico col nome di “Regavim Inspection Nekez” che rimanda alla storia del sionismo e dei primi colonizzatori e si intende come “drenare il terreno dalle acque reflue”, ossia i palestinesi sono definiti come rifiuti organici. Regavim è anche il nome del movimento del ministro delle finanze Bezalel Smotrich che con esercito e coloni “ripulisce” la Cisgiordania dai palestinesi e ne prepara la completa annessione.
MSF espulsa da Gaza e Cisgiordania
“Il Ministero degli Affari della Diaspora e della Lotta contro l’Antisemitismo sta procedendo per terminare le attività di Medecins Sans Frontieres (MSF) nella Striscia di Gaza entro il 28 febbraio”, annunciava una nota del ministero sionista il 2 febbraio, in conseguenza del “mancato invio da parte di MSF degli elenchi dei dipendenti locali”, la norma capestro utilizzata dai sionisti per cacciare tutte le organizzazioni umanitarie dai territori palestinesi occupati.
“Dopo molti mesi di inutili tentativi di dialogo con le autorità israeliane e in assenza di garanzie sulla sicurezza del personale e la gestione indipendente delle operazioni, abbiamo deciso che, nelle attuali circostanze, non condivideremo una lista del nostro personale palestinese e internazionale”, spiegava una nota del 30 gennaio di MSF che gestisce il 20% dei posti letto ospedalieri a Gaza.
A marzo 2025, le autorità israeliane avevano annunciato che le organizzazioni intenzionate a registrarsi sarebbero state tenute a fornire informazioni personali sul proprio staff. Fin dall’inizio, la nostra organizzazione ha espresso serie preoccupazioni riguardo a questa richiesta, in un contesto in cui gli operatori medici e umanitari sono stati minacciati, detenuti arbitrariamente e attaccati. Dall’ottobre 2023 sono stati uccisi 1.700 operatori sanitari e 15 membri del nostro staff.
Nel tentativo di considerare ogni possibile opzione – per quanto limitata – per continuare a fornire assistenza medica essenziale, il 23 gennaio avevamo informato le autorità israeliane che, come misura eccezionale, saremmo stati disposti a condividere un elenco definito di nomi del personale palestinese e internazionale, soggetto a parametri chiari, mettendo al centro la sicurezza dello staff. Tra queste, l’impegno a utilizzare le informazioni relative al personale esclusivamente per scopi amministrativi dichiarati senza mai mettere a rischio i colleghi, l'autonomia organizzativa e l’interruzione di tutte le comunicazioni che diffamano MSF e compromettono la sicurezza del personale. In assenza di queste chiare garanzie abbiamo deciso che non condivideremo le informazioni sul nostro personale nelle circostanze attuali.
Nel mezzo della catastrofe umanitaria in corso a Gaza e dell’estrema violenza contro gli operatori sanitari, spiegava la nota, le autorità israeliane stanno costringendo le organizzazioni umanitarie a prendere una decisione impossibile – scegliere di condividere informazioni sul proprio personale, o di dover interrompere l’assistenza medica salvavita. Le condizioni umanitarie a Gaza rimangono catastrofiche: quasi 500 persone sono state uccise da ottobre scorso, i servizi essenziali, tra cui cibo, acqua, alloggio, assistenza sanitaria, carburante e mezzi di sostentamento, sono stati in gran parte distrutti e il sistema sanitario non è quasi più funzionante, con molti servizi specializzati non disponibili, come ad esempio la cura delle ustioni. Rimaniamo aperti al dialogo con le autorità israeliane per poter continuare a fornire assistenza medica essenziale e salvavita a Gaza e nella Cisgiordania occupata, concludeva la nota.
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, solidarizzava con MSF e dichiarava che "Israele non ha alcuna autorità per bloccare chiunque entri nel territorio palestinese che occupa illegalmente". "Smettete di normalizzare l'occupazione illegale piegandovi ai suoi diktat. Rispettate la deliberazione della Corte Internazionale di Giustizia: costringete Israele a porre fine all'occupazione. Il momento della giustizia è ORA”, ripeteva condannando i governi complici dei sionisti.
L'UNRWA denuncia la "guerra silenziosa" degli occupanti sionisti in Cisgiordania
L'esercito israeliano ha emesso l'1 febbraio un nuovo ordine militare che estende fino al 31 marzo la chiusura e l'assedio di diversi campi profughi nella Cisgiordania settentrionale, Jenin, Tulkarem e Nur Shams. L'ordine militare vieta a chiunque di entrare o uscire dalle aree transennate dei campi interessati senza un permesso speciale e si inserisce in un momento di continua escalation di aggressioni di sodati e coloni contro la popolazione palestinese.
La Cisgiordania occupata sta assistendo a una "guerra silenziosa" tra livelli record di violenza da parte dell'esercito occupante e dei coloni dall'ottobre 2023, dichiarato il capo dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) Philippe Lazzarini, “decine di migliaia di persone rimangono sfollate a un anno dal lancio dell'operazione israeliana Muro di Ferro, il più grande sfollamento dal 1967. Le loro case vengono ora gradualmente demolite per impedirne il ritorno".
Lazzarini ha ricordato che più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi nei territori occupati dall'ottobre 2023, quasi un quarto dei quali bambini e che soprattutto “gli attacchi dei coloni israeliani continuano senza sosta, con le comunità palestinesi costantemente intimidite, sradicate e i loro mezzi di sussistenza rovinati”, grazie all'impunità garantita dal governo dei criminali sionisti. “Mentre l'attenzione globale si è concentrata su Gaza, il flagrante disprezzo del diritto internazionale umanitario in Cisgiordania è stato normalizzato. Deve cessare prima che sia troppo tardi”, concludeva Lazzarini.
Secondo la Commissione per la resistenza al Muro e agli insediamenti dell'ANP del collaborazionista Abu Mazen, i coloni sionisti hanno effettuato quasi 4.723 attacchi contro palestinesi e proprietà nella Cisgiordania occupata nel 2025, uccidendo 14 palestinesi e costringendo allo sfollamento 13 comunità beduine di 1.090 persone. Complessivamente sono almeno 1.110 i palestinesi uccisi e altri 11.500 feriti in attacchi dall'ottobre 2023.
Sionisti e destra, neonazisti compresi, celebrano assieme il Giorno internazionale della Memoria dell’Olocausto
La seconda Conferenza internazionale sulla lotta all’antisemitismo organizzata dal governo sionista presso il ministero per la Diaspora.a Gerusalemme il 27 gennaio, nel Giorno internazionale della Memoria dell’Olocausto, è stata aperta dal presidente sionista Isaac Herzog che ha invitato le istituzioni ad adottare la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), quella che definisce antisemita anche la critica ai criminali di sionisti e già fatta propria da governi complici come quella della neofascista Meloni.
Nella cerimonia del giorno precedente alla Knesset il criminale Netanyahu aveva dettato la linea “Musulmani e progressisti anti-occidentali vogliono distruggere l’Occidente” e l'unica difesa è l'etità sionista, “non ci sarà occidente se lo stato ebraico sarà distrutto. Non ci sarà ostacolo all’invasione dell’Europa se lo stato ebraico non esiste”.
Significativamente larga parte degli invitati erano di partiti di destra, con un passato non rinnegato da neonazisti, fascisti e antisemiti. Non potevano mancare due alleati europei della Meloni, Ungheria e Albania, o del gruppo della Lega di Salvini. Il ministro ungherese per gli Affari dell’Unione Europea, János Bóka, ha affermato che le origini della nuova ondata di antisemitismo in Europa derivano da due ideologie diverse ma cooperanti: “una è la versione radicale dell’Islam politico, l’altra è la nuova sinistra radicale, o 'movimento woke'” e ha concluso con “non è possibile combattere l’antisemitismo se siamo legalmente incapaci di controllare i nostri confini”. Il primo ministro albanese, il socialista Edi Rama ha ribadito l’impegno dell’Albania nei confronti del popolo ebraico: “oggi l’antisemitismo sta riemergendo, apertamente e senza vergogna, spesso mascherato da critica politica, ansia culturale o, peggio ancora, da superiorità morale”.
Fra gli interventi significativi quello del leader dei Democratici Svedesi, Jimmie Åkesson, un partito evoluto da un gruppo neonazista e boicottato dai diplomatici sionisti fino allo scorso anno che ha affermato che l’antisemitismo “è accettato” in Svezia dalla sinistra politica, aggiungendo che coloro che “sostengono odio e violenza sono gruppi che hanno scelto di immigrare nel nostro paese”. “Per i nazionalisti conservatori come me, e per i Democratici Svedesi, il sostegno al diritto di Israele a esistere e a difendersi dagli estremisti è fondamentale”, concludeva.
I sionisti attaccano in Libano e Siria
Il 2 febbraio l'esercito sionista ha emesso un avvertimento affermando che colpirà obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale e ordinato lo sfollamento immediato di alcuni edifici in due villaggi, catalogati come “infrastrutture militari". Il giorno precedente un drone sionsita aveva causato un morto e 13 feriti durante un attacco alla periferia della città di Ansariyeh, sempre nel Libano meridionale. Altre due azioni militari che si aggiungono alla lista degli attacchi quasi quotidiani in Libano nonostante un cessate il fuoco con Hezbollah del novembre 2024.
Il 29 genaio l'artiglieria sionista sparava alcuni colpi su terreni agricoli vicino al villaggio di Jbata al-Khashab, nella periferia settentrionale della provincia di Quneitra. Una azione che accompagnava l'aggressione compiuta da un reparto di soldati sionisti nella fattoria di Ain al-Qadi, vicina a Quneitra, denunciava il canale televisivo siriano Al-Ikhbariya. Durante la prima metà di gennaio le forze di occupazione hanno preso di mira 17 aree, istituito 9 posti di blocco temporanei, condotto 15 incursioni militari ed effettuato 8 arresti temporanei e quasi quotidianamente conduce incursioni terrestri, in particolare nella regione del Rif, nei governatorati di Quneitra e Daraa, riportava l'agenzia governativa siriana Sana, nonostante l'accordo tra Siria e Israele, firmato il 6 gennaio per istituire un meccanismo di comunicazione sotto la supervisione degli Stati Uniti.
4 febbraio 2026