A proposito del Convegno di Genova “Democrazia alla prova”
La ricetta del Forum Disuguaglianze e Diversità è interna al capitalismo e non porta alla democrazia socialista
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Nello storico palazzo Ducale di Genova dal 23 al 25 gennaio 2026 si è tenuto un convegno dal titolo “Democrazia alla prova”. Promosso dal Forum Disuguaglianze e Diversità e da Palazzo Ducale fondazione per la cultura, è stato un confronto volutamente intellettuale in cui gli organizzatori, Fabrizio Barca, economista area Partito Democratico, e Luca Borzani, presidente della Fondazione Cultura Palazzo Ducale, hanno posto una serie di assunti nel tentativo di comprendere, o di fare comprendere, perché è in crisi la democrazia, perché nella popolazione stanno aumentando sempre di più, nonostante la preoccupante erosione dei diritti e la normalizzazione di pratiche neofasciste, l’astensionismo elettorale e il disimpegno verso le istituzioni dello Stato borghese (le norme di legge di stampo fascista vengono descritte semplicemente pratiche autoritarie).
Alla prima sessione del convegno si è vista la presenza della sindaca di Genova di “centro-sinistra” Silvia Salis e della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein; forse alla ricerca di un possibile rilancio dell’area del “campo largo”. All’iniziativa hanno partecipato economisti, giornalisti, filosofi, ospiti internazionali, ospiti nazionali come Nadia Urbinati, Serena Sorrentino, Lucio Caracciolo, Gaetano Azzariti, e tanti e troppi “pesi massimi” del riformismo tutti impegnati a proporre la loro ricetta nell’alveo del capitalismo.
“La democrazia - ha dichiarato Fabrizio Barca - è procedura e diritto… ma la democrazia non è mai data una volta per tutte, è per sua natura un sistema in continuo divenire che deve adattarsi al contesto”, pertanto, a sentire Barca, un regime democratico si deve adeguare alle dinamiche della situazione economica e politica. Ma guardiamo bene chi in questo Forum ha preso la parola, chi sono coloro che si sono impegnati a “spiegare” alle masse popolari il loro sempre più crescente rifiuto della proposta elettoralistica borghese, la sempre più crescente sfiducia nei confronti della democrazia parlamentare borghese. Ebbene, costoro fanno parte esclusivamente della “casta” intellettuale e riformista. Assente al dibattito la voce della classe operaia, del precariato, dei disoccupati, dei movimenti studenteschi, di quelli universitari, dei migranti, insomma, chi quotidianamente subisce la violenza economica del sistema di produzione capitalistico.
È stato, e non poteva che essere in definitiva, un dibattito delle élite per élite, in cui il proletariato è solo oggetto di analisi statistica e mai soggetto attivo politicamente. Quindi non un autentico dibattito, ma un presunto e “raffinato” equilibrismo retorico necessario al mantenimento dell’egemonia culturale borghese. Lo stesso titolo presuppone che la “democrazia” (intesa nella sua forma parlamentare e capitalista) sia l’unico orizzonte possibile. Da una frase estrapolata durante il Convegno: “non si è investito in modo adeguato per cambiare il capitalismo”. Cambiare, magari renderlo meno avido, ma non sostituire. Quindi, ciò che si propone, non è un regime basato sulla democrazia, piuttosto una dittatura della borghesia mascherata. Entrando nel merito, pertanto, il Forum non ha assolutamente messo in discussione il tipo di democrazia concessa, o espressa, dal sistema borghese, ma si è assunto il dovere intellettuale di “ripararla” affinché continui a servire gli interessi del capitale arginando ogni “pericoloso” conflitto sociale.
L’evento di fatto ha voluto trasformare il conflitto di classe in un dialogo tra accademici e opinionisti. Un processo di intellettualizzazione della sofferenza sociale utile a neutralizzare la rabbia delle masse. E mentre, nella sontuosa e affrescata Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova, si discuteva, come meravigliandosi, della crisi di partecipazione e rappresentanza che i partiti della sinistra istituzionale subiscono, ma lo percepisce l’intero arco parlamentare, i rapporti di produzione rimanevano, e rimangono, invariati e lo sfruttamento nel mondo del lavoro prosegue indisturbato. Luca Borzani, uno degli organizzatori dell’evento, chiarisce: “alle dinamiche autoritarie, occorre ricostruire un percorso democratico in una capacità di crescita democratica” per cui, a sua opinione, nulla deve davvero cambiare, ma rigenerarsi perché nulla cambi, perché niente possa mettere in discussione il sistema parlamentare, il sistema borghese.
Durante il Forum gli oratori hanno parlato di sfide, di prove, di ciò che la società dovrà attendersi nel prossimo futuro, ignorando però di proposito la contraddizione fondamentale che esiste tra il capitale e il lavoro. Proporre riforme istituzionali o interventi etici significa negare a ogni costo la necessità di una rottura rivoluzionaria. Niente più che un tentativo, male concepito, di umanizzare il sistema di produzione capitalistico intrinsecamente disumano, per cercare di prevenire, nel proletariato, lo sviluppo di una reale coscienza di classe, e conseguentemente la richiesta e la pretesa del potere politico.
Concludendo i lavori, Barca ha dichiarato: “L’adattamento della democrazia ha come presupposto una nuova cittadinanza che si ricostruisce con una nuova infrastruttura sociale. Quale sia l’infrastruttura sociale da costruire è da discutere”. La crisi della democrazia, secondo Barca, è quindi la crisi del soggetto sociale, il cittadino. Che non deve essere solo titolare dei diritti, ma partecipare alla vita pubblica; per cui attivarsi dentro le istituzioni borghesi, dentro il regime che lo considera merce. Tuttavia, a confutare questo ragionamento, interviene la storia del movimento rivoluzionario e lo studio del marxismo-leninismo-pensiero di Mao che nello specifico insegna che la “cittadinanza” si ricostruisce solo attraverso la lotta di classe e la partecipazione diretta alla gestione del potere politico.
In sintesi; il convegno proposto dal Forum Disuguaglianze e Diversità, altro non è stato che uno strumento culturale con cui il sistema vigente ha inteso celebrare e confermare se stesso recitando la parte di chi pratica, e magari truccando le carte, l’esercizio dell’autocritica per conservare la propria esistenza e il proprio potere. Per un marxista-leninista, per il proletariato, la “democrazia alla prova” non si discute nei palazzi rinascimentali, ma si esercita nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nella lotta contro ogni forma di oppressione borghese.
“Libertà e democrazia esistono solo in concreto, mai in astratto. In una società in cui esiste la lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di sottrarsi allo sfruttamento; dove esiste la democrazia per la borghesia non può esserci democrazia per il proletariato e per gli altri lavoratori” (Mao Zedong).

4 febbraio 2026