Addio alla “rivoluzione bolivariana” in Venezuela
Rodriguez concede ai privati di partecipare direttamente alla produzione e alla commercializzazione del petrolio
La denuncia del PC del Venezuela

Dopo l'approvazione all'unanimità della legge di riforma sugli idrocarburi dall’Assemblea nazionale del Venezuela lo scorso 30 gennaio la presidente ad interim Delcy Rodríguez, che ha preso il posto di Maduro rapito dagli imperialisti Usa il 3 gennaio, dichiarava “sono troppo emozionata. In questa legge c’è l’impronta del comandante Chávez, la riaffermazione della sovranità sulle nostre risorse energetiche, la visione del futuro del presidente Maduro”. Nulla di tutto ciò, solo un tentativo di nascondere la vera natura di una riforma che regala alle società private, anzitutto americane, di partecipare con poteri di comando alla produzione e alla commercializzazione del petrolio. Assieme al varo della riforma, Rodríguez ha registrato anche le prime entrate delle vendite di petrolio, pari a 300 milioni di dollari, incassati in applicazione dell’accordo con gli Usa e ha definito “passi importanti” quelli registrati “nel quadro dell’agenda di lavoro” concordata con Trump e Rubio. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato che il permesso al Venezuela di vendere il petrolio finora soggetto a sanzioni è condizionato alla destinazione di gran parte del ricavato a essere depositate in un conto in Qatar gestito dal Dipartimento del Tesoro Usa. Il nuovo governo di Caracas di fatto ha consegnato nelle mani dell'imperialismo americano le risorse energetiche, le principali risorse del paese e con questo atto ha timbrato l'addio alla “rivoluzione bolivariana” in Venezuela e con esso ha certificato l'oramai palese fallimento del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.
Già Chavez aveva aperto alla partecipazione privata all’industria petrolifera attraverso imprese miste controllate dallo Stato, che sotto la presidenza Maduro erano anzitutto russe, adesso le potenti multinazionali potranno operare direttamente sia nella produzione che nella commercializzazione del petrolio e senza alcun controllo statale; una possibilità già concessa all'americana Chevron in base agli accordi stipulati dopo il golpe di Trump e Rubio.
Tutta l’opposizione di sinistra ha bocciato la legge, definita una lapide sulla tomba della sovranità venezuelana svenduta agli Usa. A partire dall'Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista del Venezuela (PCV) che denunciava come questa riforma non fosse un evento isolato: “l'aggressione militare degli Stati Uniti viene utilizzata come pretesto politico per giustificare lo smantellamento della sovranità petrolifera venezuelana attraverso una nuova e grave violazione dell'ordine costituzionale. Questo processo non è né circostanziale né temporaneo: ha chiari antecedenti nella cosiddetta "legge anti-blocco" (voluta nel 2020 da Maduro, ndr), attraverso la quale la leadership del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ha istituzionalizzato l'opacità, la discrezionalità e l'occultamento sistematico degli affari strategici del Paese. Questa situazione è stata ulteriormente aggravata dagli accordi firmati con la Chevron, i cui termini continuano a essere deliberatamente nascosti al popolo venezuelano, ancora oggi”.
Pertanto il PCV chiedeva l'immediata abrogazione della "legge anti-blocco" e denunciava il cosiddetto "Modello Chevron" come “una serie di manovre lesive della sovranità nazionale, volte a mettere all'asta le risorse strategiche del Paese in cambio della garanzia del mantenimento del potere da parte dell'élite al potere, al di fuori dei limiti della Costituzione, del controllo democratico e dell'interesse nazionale”.

11 febbraio 2026