Dal porto di Genova un forte no alla guerra imperialista
Un manifestante intervistato dal Bolscevico : “Conosco il PMLI attraverso le frasi sul socialismo vero”

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Se qualcuno, e per qualcuno s’intende chi governa con la repressione questo nostro Paese, chi è complice del genocidio in Palestina e chi sta portando avanti un’economia di guerra, non ha ancora capito, o non ha voluto capire, dai principali porti italiani, e da quelli del Mediterraneo, si alza un monito; i lavoratori del porto non lavorano per la guerra.
Il blocco dei porti, snodi del traffico delle merci e degli armamenti, possono diventare una mossa essenziale per arrestare l’economia di guerra. Perché solo la resistenza attiva delle masse e la realizzazione dell’unità di lotta tra i popoli del mondo, possono avere la forza e la capacità di fermare le guerre imperialiste e le sciagure sociali e ambientali che ne derivano. Uno dei tanti primi assaggi di questa iniziativa di lotta è avvenuto già nella mattinata dello sciopero, proclamato per il venerdì 6 febbraio; la nave Zim New Zealand, carica di armi, non ha potuto attraccare nel porto di Genova, e la Zim Virginia, anch’essa con armi a bordo, è rimasta ferma al largo delle coste di Livorno.
Il concentramento, per la giornata di lotta internazionale indetta da Usb, nella città di Genova, è stato fissato presso il varco San Benigno. Il presidio ha visto la presenza di varie centinaia di antifascisti, antimperialisti e anticapitalisti che con uno striscione con scritto “Chiudere i porti alla guerra” si sono avviati presso lo slargo adiacente la stazione ferroviaria di Genova Principe. Il corteo, illuminato da tanti fumogeni rossi, e protetto da un determinato servizio d’ordine composto dai lavoratori del Calp, ha percorso le strade che costeggiano il perimetro del porto sostando a più riprese per rilanciare gli argomenti dello sciopero, contro la guerra e contro il genocidio che sta avvenendo in Palestina.
All’iniziativa internazionale, come annunciato, hanno preso parte oltre venti tra i più importanti porti italiani ed europei. Ma le adesioni alla lotta sono giunte anche oltre i confini continentali; dal Brasile, dalla Colombia, dagli Stati Uniti d’America e dalle coste del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo. Tra le varie parole d’ordine contenute nei comunicati e ribadite durante il presidio e alla manifestazione, un no deciso alla militarizzazione dei porti, al genocidio perpetrato, con la responsabile complicità del mondo capitalista, in Palestina, contro il traffico di armi e contro la folle corsa intrapresa dai guerrafondai in direzione della guerra imperialista.
Ciò che Usb e i lavoratori portuali con determinazione chiedono è che venga garantito che i porti europei e del Mediterraneo siano luoghi di pace e non vengano coinvolti nella guerra. “Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori” ha dichiarato Francesco Staccioli dell’esecutivo nazionale Usb “L’economia di guerra ha già tagliato i servizi pubblici essenziali. Lo spostamento delle risorse economiche sugli armamenti e sull’industria bellica colpisce direttamente i salari e le condizioni di lavoro, allunga i tempi di lavoro e allontana la possibilità di riconoscere il nostro come lavoro usurante ai fini pensionistici”. Altro aspetto importante, denunciato, che comporta l’economia di guerra portata avanti, e sostenuta, dai governi imperialisti europei, è il loro piano di militarizzazione delle infrastrutture strategiche. Naturalmente nelle loro rivendicazioni non poteva mancare il blocco di tutte le spedizioni di armi verso Israele, e la richiesta di un embargo commerciale nei confronti dello Stato sionista e nazista del premier Benjamin Netanyahu.
“Siamo qua” ha dichiarato un manifestante intervistato da Il Bolscevico “per dire basta alla militarizzazione degli scali portuali, basta alla guerra e in sostegno del popolo palestinese. Non siamo solo camalli o gruisti, siamo lavoratori con una coscienza. La logistica dei porti non deve essere l’ingranaggio di un massacro”. Qualche secondo come per pensare, o per ricordare, poi ha proseguito: “Vi conosco attraverso le frasi più belle del socialismo vero”.
Tra le parole d’ordine anche un riferimento alla presenza della milizia fascista dell’Ice ai giochi olimpici invernali di Milano Cortina; definito un segnale provocatorio inaccettabile.
“Difendere e rivendicare i nostri diritti con un unico intento”, sostiene con un richiamo all’unità dei lavoratori il sito del Calp, “quello di esortare tutti i sindacati a intraprendere una compagna sindacale collettiva, un percorso che non deve essere una gara a chi arriva primo, neppure una gara a chi piazza la propria bandiera, ma soprattutto che non deve in nessun modo creare divisione tra i lavoratori”.
Parafrasando: uno spettro si aggira nei porti europei e del Mediterraneo, lo spettro del rifiuto della militarizzazione degli scali e della guerra imperialista.

11 febbraio 2026