A Cesena
Aumenta la richiesta di case popolari: sono 200 in più le domande rispetto al 2023
Ma il governo nazionale si riarma e l’amministrazione comunale finanzia i privati
Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
Il problema abitativo è sicuramente uno dei principali nel nostro Paese, e lo è da tanto tempo “attraversando” molti governi “diversi”, a dimostrazione che né la “sinistra” né la destra del regime neofascista lo possono risolvere, ma nemmeno mitigare. Di sicuro al problema della casa il governo neofascista Meloni aggiunge un inasprimento della repressione, sia per quanto riguarda le occupazioni che a volte riguardano edifici sfitti o abbandonati in cui si installano anche numerose famiglie, sia per quanto riguarda le proteste popolari di piazza generate anche da tale problema.
Anche a Cesena gli alloggi popolari continuano ad essere del tutto insufficienti anche solo a “contenere” tale problema dimostrando da una parte il continuo impoverimento delle masse popolari ma anche l’incapacità e la non volontà, non solo dei governi nazionali, ma anche delle amministrazioni locali ad intervenire seriamente e risolutamente.
Al 30 novembre scorso è salita infatti a 1.122 la richiesta di questi alloggi, nel solo territorio comunale di Cesena, con un incremento di quasi 200 domande rispetto alle 939 di 2 anni fa.
Per invertire questa direzione e garantire il diritto alla casa per tutti occorrerebbe l’intervento congiunto del governo con un sostanzioso aumento dei finanziamenti pubblici destinati alla politica abitativa e delle amministrazioni locali con piani mirati a soddisfare il fabbisogno abitativo attraverso il riuso e il risanamento di vecchi edifici, l'utilizzo delle case sfitte e la costruzione di nuove case popolari con fitti accessibili a tutti. Bisognerebbe costringere, ricorrendo anche alla leva fiscale e alla requisizione, le banche, le società di assicurazioni e i grandi proprietari immobiliari ad affittare, come prima abitazione, le case di loro proprietà a fitti popolari, requisire le case sfitte da oltre un anno, i locali pubblici dismessi o inutilizzati e i palazzi nelle medesime condizioni da destinare, dopo i necessari lavori, alle famiglie sfrattate e senza casa, vietare gli sfratti fino a che non sia offerta una adeguata abitazione alternativa.
La mancanza di risorse accampata perennemente per giustificare “l’impossibilità” a intervenire avanzata dalle istituzioni nazionali e locali rappresenta la classica “foglia di fico” dietro alla quale nascondere la realtà nella quale, ad esempio, il governo di Mussolini in gonnella Meloni lo scorso settembre ha deciso per l’aumento delle spese militari dall’1,57% di oggi al 5% entro il 2035, che vuol dire passare dagli attuali 45 miliardi di euro a 145 miliardi con un incremento di 9-10 miliardi di euro all’anno, portando in totale la spesa militare dei prossimi 10 anni a quasi mille miliardi di euro; e, con questi finanziamenti di case, ma non solo, anche scuole, ospedali, servizi, ecc., se ne costruirebbero in abbondanza, risolvendo così anche gran parte dei problemi delle masse nonché dei problemi come la “sicurezza” che sono spesso conseguenza dell’emarginazione e della povertà.
Ma anche i comuni hanno le loro responsabilità se invece di investire nelle strutture pubbliche continuano a finanziare quelle private, come proprio a Cesena dove la giunta PD del sindaco Lattuca al suo secondo mandato, elargirà nel solo 2026 ben 836.000 euro per i 244 posti convenzionati negli 8 asili nido privati accreditati, dei quali 518.000 per il periodo gennaio-luglio, con un incremento di 40.000 euro rispetto alle previsioni per questo primo periodo.
11 febbraio 2026