Sciopero internazionale dei portuali contro il riarmo e la guerra imperialista
In Italia il sindacato Usb e collettivi locali hanno organizzato la mobilitazione a Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Bari e in altri porti

Il 6 febbraio si è svolto lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali. La mobilitazione ha coinvolto numerosi scali del Mediterraneo ed europei. Ad organizzarla sono stati 5 sindacati: Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia), che hanno deciso di indire questa iniziativa unitaria, dopo i numerosi blocchi fatti negli ultimi mesi nei rispettivi paesi per opporsi all'intenso traffico di armi destinate ai paesi in conflitto, a partire da Israele.
Sotto lo slogan “I portuali non lavorano per la guerra”, “Dockers don’t work for war” in inglese, i lavoratori si sono rifiutati di svolgere le ordinarie operazioni di carico e scarico per 24 ore. Tra le richieste “l’immediata fine del genocidio dei palestinesi, compiuto da Israele col supporto degli alleati Usa, Ue e Nato”. Un tema che i portuali hanno intrecciato allo sfruttamento del lavoro e all’impoverimento dei salari. Le sigle hanno anche evidenziato la loro contrarietà “ai crescenti antagonismi tra gli Stati Uniti e i loro alleati da un lato e Cina e Russia dall’altro per il controllo delle fonti di ricchezza, delle rotte di trasporto delle fonti energetiche, delle merci e delle materie prime”, il cui fronte principale è proprio nei porti.
L'iniziativa ha coinvolto ventuno porti tra cui quelli del Pireo ed Elefsina (Grecia), Bilbao e San Sebastian (Paesi Baschi). Anche i portuali di Tangeri (Marocco) avevano aderito, ma a causa delle inondazioni che si sono abbattute sul paese nordafricano, lo sciopero è stato sospeso. Adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici sono arrivate da Amburgo, Brema e Marsiglia. In tutte queste città si sono svolte manifestazioni e le adesioni sono state molto alte. Ad Amburgo e il Pireo in particolare ci sono stati anche dei combattivi cortei. Solidarietà e sostegno anche da lavoratori, movimenti e sindacati da Usa, Brasile, Venezuela e Colombia. A Bogotà manifestazione davanti l'ambasciata americana.
Per quanto riguarda l'Italia, quasi tutti i maggiori porti sono stati coinvolti dalle agitazioni: Genova (si legga la corrispondenza locale), Livorno, Trieste, Venezia, Ancona, Ravenna, Bari, Palermo, Civitavecchia, Salerno, Cagliari e Crotone. Genova è stata un po' l'epicentro della protesta. Del resto i portuali dello scalo ligure, con alla testa il Calp, sono stati tra i primi in Europa a bloccare le navi cariche di armi e a lanciare lo slogan “Blocchiamo tutto”, che ha dato il via alle mobilitazioni e agli scioperi che si sono susseguiti uno dietro l'altro in tutta Italia, a sostegno della Palestina e contro il genocidio perpetrato dai sionisti. Prima sono stati bloccati i varchi d'ingresso, poi i manifestanti hanno sfilato in corteo nella zona attigua al porto (i dettagli nell'articolo a parte).
Riuscita anche la manifestazione con corteo che si è svolta a Livorno. Lo sciopero ha bloccato in rada la nave della compagnia di navigazione israeliana ZIM, altre due navi della stessa compagnia, sospettate di trasportare armi, sono state bloccate nei porti di Genova e Ravenna. Alla manifestazione nella città romagnola tante bandiere palestinesi, mentre la testa del corteo era aperta dallo striscione “Fuori Israele dal porto di Ravenna”. Presidio nel porto di Trieste, dove i manifestanti con bandiere dell'Usb e della Palestina esponevano lo striscione “Pace agli oppressi, lotta agli oppressori”.
Ad Ancona combattiva manifestazione nella zona del porto organizzata da Usb e dal collettivo di portuali di Ancona (Upad). Tra bandiere e fumogeni rossi anche uno striscione contro i tanti decreti sicurezza: "Il porto che resiste. Contro guerre armi e leggi fasciste". A Bari i manifestanti hanno chiesto "che sia il Comune che la Regione Puglia, che mediaticamente tanto si sono spesi per la questione Palestina, dimostrino coerenza, facendo ogni cosa che è nel loro potere, per sapere se da questo porto transitano armi verso uno stato genocidario".
Il sindacato Usb sottolinea che quella del 6 febbraio e solo una data di partenza, Adesso che faticosamente si è costituito un coordinamento internazionale dei portuali contro la guerra imperialista, sicuramente saranno organizzate altre mobilitazioni che uniranno alla lotta all'imperialismo e al traffico di armi quella “per difendere i salari, le condizioni di lavoro, la salute e sicurezza e il diritto ala pensione dei portuali”.

11 febbraio 2026