Come risulta dai documenti resi pubblici del finanziere miliardario Epstein
Il lavorio di Bannon prima con Salvini poi con Meloni. Ora ha messo gli occhi su Vannacci
L'allora stratega di Trump si vanta di aver fatto nascere il governo Conte-Salvini
Dopo anni di battaglie legali, nel novembre del 2025 il presidente fascioimperialista Donald Trump è stato costretto a firmare la “Epstein Files Transparency Act”, la legge federale che obbliga il Dipartimento di Giustizia americano a pubblicare almeno una parte dei documenti non riservati in suo possesso relativi all'inchiesta su Jeffrey Epstein (il finanziere miliardario di origine ebraica “suicidatosi” in carcere il 10 agosto 2019 mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori e sfruttamento della prostituzione) e sull'attività della sua collaboratrice Ghislaine Maxwell.
La pubblicazione dei documenti è iniziata il 19 dicembre scorso. Il 30 gennaio il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblica una nuova sezione dell'archivio Epstein composta da quasi 300 gigabyte di nuovo materiale costituito da oltre tre milioni di documenti, più di 2.000 video, 180.000 immagini, email, fascicoli, deposizioni, verbali e varia documentazione investigativa.
I file finora pubblicati non contengono gli atti del processo, ma, da un lato, offrono uno spaccato a dir poco raccapricciante del livello di perversione sessuale dei cosiddetti “potenti della terra” dediti alla tratta di bambine e bambini rapiti e schiavizzati e, dall'altro lato, confermano quello che noi avevamo denunciato già da tempo ossia la pianificazione di una una precisa strategia politica fatta di corruzione, finanziamenti ai partiti per condizionare le elezioni, ricatti istituzionali e accordi governativi perseguita sia dall'imperialismo occidentale e americano sia dal socialimperialismo cinese e dall'imperialismo russo per contendersi l'appoggio e l'arruolamento di tutte quelle forze politiche, economiche e sociali appartenenti alla classe dominante borghese e disponibili a sostenere e propagandare nei rispettivi Paesi e in particolare fra gli Stati membri dell'Unione europea gli interessi imperialistici di Trump piuttosto che di Xi e Putin.
In questo quadro l’Italia, nell'abito Ue, è considerata una sorta di “laboratorio politico speciale” per l'attuazione di questa strategia imperialista con diversi gruppi di potere, apparati, partiti, movimenti e associazioni che in cambio di lauti finanziamenti e sostegno politico ed elettorale diventano delle quinte colonne mettendosi al servizio dei rispettivi padroni imperialisti.
A confermarlo sono proprio gli ultimi “Epstein files” pubblicati nei giorni scorsi che svelano il lavorio compiuto in Italia tra il 2018 e il 2019 dall'allora consulente strategico di Donald Trump per la politica europea nonché ideologo della destra neofascista e neonazista americana e mondiale, Steve Bannon, prima con il caporione fascioleghista Salvini, poi con il futuro Mussolini in gonnella Meloni e ora col camerata Roberto Vannacci, ex addetto militare dell’ambasciata italiana a Mosca e fresco fondatore di Futuro Nazionale, col chiaro obiettivo di costruire in Italia una testa di ponte da cui partire per ricompattare tutta la destra neofascista e neonazista a livello europeo e mondiale.
Nelle mail e nei messaggi resi pubblici e intercorsi in quel periodo tra Bannon ed Epstein il nome di Salvini, attuale vicepremier e ministro dei Trasporti, compare ben 89 volte.
Epstein e Bannon si confrontano, si consigliano a vicenda, parlano di strategie elettorali e manipolazione del voto, di conti bancari e triangolazioni con finanziarie russe che da anni finanziano diverse formazioni politiche italiane e europee.
È il periodo di massima ascesa di Salvini e della Lega a livello nazionale ed europeo; gli anni della prima presidenza Trump e del primo governo Conte fra Lega e M5S che Bannon tra l'altro si vanta di aver tenuto a battesimo. Salvini è vicepremier e ministro degli Interni fino ai giorni del “Papete” durante i quali il caporione fascioleghista fa cadere il governo e reclama nuove elezioni e “pieni poteri”.
Una decisione che all'epoca apparve incomprensibile perfino agli elettori leghisti ma che riletta oggi alla luce di ciò che sta emergendo dai file Epstein conferma che Salvini non era altro che una pedina nelle mani di Bannon.
I file Epstein datano i primi contatti tra Bannon e Salvini al marzo 2018, quando la Lega ottenne circa il 18% di consensi alle elezioni politiche italiane.
L'8 marzo 2018, quattro giorni dopo le elezioni, nel pieno delle trattative che porteranno alla nascita del governo Conte I, Bannon scrive a Epstein per informarlo che: “Sto andando a Milano proprio ora per una riunione con Salvini. Sembra che stasera Grillo e domani Roma e Berlusconi e 5 stelle”. Mentre in un messaggio successivo datato 10 marzo 2018 Bannon addirittura si vanta di aver pubblicamente benedetto la nascita della coalizione tra M5S e Lega.
Il 7 settembre 2018 Bannon, impegnato da mesi nella costruzione di The Movement, la rete internazionale di partiti neofascisti e neonazisti, si incontra con Salvini a Roma e con l'ennesimo messaggio informa Epstein sugli sviluppi della rete di contatti elencando i partiti che sta seguendo: “Ora sono consigliere per il Front (National, ndr); Salvini/la Lega; AfD; Orban, Farage. Il prossimo maggio ci sono le elezioni del parlamento europeo, possiamo passare da 92 a 200 seggi, fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque cosa vogliamo”. Epstein divertito risponde: “Spero che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini”, “Al contrario”, precisa Bannon facendo chiaramente intendere che Salvini è al suo completo servizio, tanto che Epstein conclude con un eloquente: “LOL (acronimo che sta per “ridere rumorosamente”, ndr). Ma lui non se ne accorge. Ahhh, il potere dell’oscurità”.
Pochi mesi dopo, a dicembre 2018, Bannon prospetta a Epstein la strategia elettorale che intende seguire in Italia e in Europa e scrive: “La prossima primavera vinciamo il 60% del parlamento europeo, Salvini convoca le elezioni la settimana dopo, possiamo gestire noi le cose da qui”.
Un piano che sarà realizzato solo in parte perché, dopo l'uscita di Salvini dal governo Conte I come auspicato da Bannon, la Lega viene sostituita nel Conte II da PD e LeU e pochi mesi dopo finisce nel mirino dei magistrati che indagano sui torbidi incontri fra emissari leghisti e del Cremlino al Metropol di Mosca e sui presunti finanziamenti ricevuti da Putin. “Accidenti, che Dio abbia pietà delle loro anime”, commenta Epstein.
Intanto il lavorio di Bannon continua e si concretizza nella raccolta fondi da destinare a Salvini e Le Pen per permettere loro di candidare liste complete alle europee.
Il 5 Marzo 2019, riferendosi a “Miro” (Miroslav Lajcak, consigliere dimissionario del premier slovacco Robert Fico) Epstein scrive: “Era qui, era sorpreso del fatto che il Parlamento europeo sembra essere scomparso dal tuo radar”. Bannon risponde: “Non è così, sono solo concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così possono candidarsi con liste complete”.
La tranche finale di messaggi arriva fino a pochi giorni prima delle elezioni europee del 25 e 26 maggio 2019. Bannon segnala a Epstein che Salvini sta perdendo terreno in Italia, mentre il finanziere commenta l’andamento degli altri leader europei: “Macron giù? Boris su. Merkel giù. Tu su. Ottimo”.
Bannon a questo punto si rende conto che è arrivato il momento di cambiare cavallo e rivolge le sue attenzioni su FdI e Giorgia Meloni che non a caso lo invita alla festa di partito Atreju e si rende disponibile a far parte di The Movement.
In pochi anni FdI passa dal 3% al 26% delle politiche 2022 e Meloni diventa presidente del Consiglio mentre in America Trump non viene rieletto e i rapporti tra FdI e Bannon si raffreddano ma non si interrompono; tant'è che in una recente intervista a La Repubblica
Bannon ha detto che Meloni può aspirare a essere un ponte per Trump in Europa solo “se resta fedele alle sue convinzioni fondamentali”.
Altrimenti c'è già in rampa di lancio il camerata Vannacci pronto a sostituirla nella rete di relazioni e alleanze internazionali neofasciste e neonaziste tessuta da Bannon il quale ha già pronosticato una prossima alleanza fra Futuro Nazionale di Vannacci e l’Alternative für Deutschland sulla base di un programma comune fondato su tre punti: remigrazione, fine del sostegno all’Ucraina e totale sottomissione dell’Unione europea all'imperialismo americano.
Un progetto già in essere e confermato a La Stampa
da Giulio Curatella, responsabile per il Centro-Sud del direttivo nazionale de “Il Mondo al contrario”, l’associazione da cui sono nati i Team Vannacci e ora Futuro Nazionale.
Curatella cura i rapporti tra Bannon e Vannacci e si vanta: “Io sono amico di Harnwell (Benjamin, socio, collega e braccio destro di Bannon ndr). Lui parla con Bannon, io con il generale. Auspico un suo viaggio, presto, negli Stati Uniti”.
11 febbraio 2026