Trump convoca il Board of Peace a cui parteciperà come osservatore anche l'Italia della Meloni
Il criminale Netanyahu tiene Gaza sotto assedio e si prende la Cisgiordania
Albanese: Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina
Il settimo viaggio del criminale sionista Netanyahu a Washington per il settimo vertice col complice imperialista Trump, in poco più di un anno dal suo insediamento per il secondo mandato, dell'11 febbraio si è concluso in maniera inusuale, nessuna dichiarazione e neanche una foto ufficiale. Unica cosa certa a latere della visita, la comunicazione ufficiale dell'ingresso del leader sionista nel Board of Peace per Gaza guidato da Trump.
Resta da registrare che alcuni organi di stampa hanno fatto notare che secondo i dati di Flight Radar l'aereo del criminale Netanyhau nel suo viaggio verso gli Usa ha sorvolato senza colpo ferire lo spazio aereo di Grecia, Italia e Francia nonostante i tre paesi, in quanto firmatari dell'atto costitutivo della Corte, fossero obbligati a eseguire il mandato di arresto nei confronti del leader sionista emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) per crimini di guerra a Gaza.
Gli occupanti sionisti continuano impuniti a bombardare le tendopoli o a sparare sui civili in una Gaza sempre sotto assedio, tengono sostanzialmente chiuso il valico di Rafah e compiono nuovi passi per cacciare i palestinesi anche dalla Cisgiordania. Ma il nuovo evento che sembrerebbe determinare il futuro della regione e non solo è annunciato per il 19 febbraio, giorno in cui è stata convocata da Trump la prima riunione del Board of peace che si terrà a Washington, nel recentemente ribattezzato “Donald J. Trump Institute of Peace”. Il capofila degli imperialisti dell'Ovest annunciava già la disponibilità di 5 miliardi di dollari per la ricostruzione e di migliaia di soldati per la cosiddetta forza di stabilizzazione internazionale che nei suoi progetti dovrebbe fare le veci degli occupanti sionisti nella Strisci. A dire il vero finora risulterebbero stanziati solo un miliardo di dollari a testa da parte di Usa e del più fedele alleato arabo nel Golfo, gli Emirati. Sulla forza militare di occupazione è arrivata all'ultimo momento solo la disponibilità di 8 mila soldati del nuovo governo dell'Indonesia, ansioso, al contrario dei precedenti, di allacciare legami ufficiali coll'entità sionista. Vedremo. Intanto il genocidio palestinese conta al 15 febbraio 72.061 morti e 171.715 feriti.
Gli occupanti schierano i soldati per impedire ai palestinesi di arare le loro terre in Cisgiordania
Una denuncia dell'11 febbraio del quotidiano progressista israeliano Haaretz
riguardava la decisione dei comandi militari di schierare i soldati di stanza a Masafer Yatta, a sud di Hebron, di impedire ai contadini palestinesi di accedere ai propri campi per ararli.
Una decisione, spiegava il servizio, presa su espressa richiesta del movimento dei coloni in applicazione del piano governativo denominato “Plowing disruption”, disturbo dell’aratura, che prevede la definizione di nuove parti del territorio come zone militari e l’arresto e l’uso dei “mezzi di dispersione della folla” per cacciare i contadini. Con un obiettivo palese: togliere a comunità già povere, marginalizzate e circondate dalle colonie ogni mezzo di sostentamento, sottolineava il servizio. Non arare significa una primavera senza raccolto e, secondo la legge sionista, una terra “abbandonata” può condurre alla perdita della proprietà, a favore dell’occupazione. Non è certo una novità questo metodo “legale” di furto della terra palestinese da parte dei sionisti che lo hanno applicato in Cisgiordania negli ultimi 40 anni e si sono presi almeno 80mila ettari di terre palestinesi.
La denuncia di Haaretz
conferma che l'espropriazione delle terre e la cacciata della popolazione palestinese dalla Cisgiordania è diventato un obiettivo prioritario degli occupanti sionisti e della loro politica neocolonialista e genicida; con il possibile nuovo massiccio attacco militare su Gaza che resta comunque sullo sfondo.
Gruppi israeliani per i diritti umani denunciano che la registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata favorirà l'obiettivo del governo israeliano di annettere i territori palestinesi.
Per la prima volta dal 1967, il governo di occupazione approva l'avvio delle procedure di insediamento e la registrazione dei terreni in Cisgiordania per ampliare i sequestri, titolava un servizio della Wafa, l'agenzia palestinese del collaborazionista Abu Mazen, il 15 febbraio. Una decisone che consente la registrazione di vaste aree della Cisgiordania come "territorio statale", aprendo la strada a un maggiore controllo su questi territori. E a svuotare completamente di qualsiasi ruolo il governo collaborazionista palestinese dove ha ancora una presenza, in Cisgiordania, e nel cosiddetto governo tecnico che si dovrebbe occupare di Gaza, secondo il piano di pace di Trump, che però resta ancora, a un mese dalla sua costituzione, aggrappato ai cancelli sul lato egiziano del valico di Rafah in attesa di un permesso sionista per entrare.
La decisione di Israele di riprendere i processi di registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata per la prima volta dal 1967 faciliterà l'espropriazione e lo sfollamento dei palestinesi in violazione del diritto internazionale, denunciavano con maggior chiarezza diversi gruppi israeliani per i diritti umani. Il processo di registrazione dei terreni, noto anche come regolamento dei titoli di proprietà terriera, è stato ripristinato dopo quasi sei decenni, in seguito all'approvazione da parte del governo lo scorso 15 febbraio di una proposta presentata dal Ministro delle Finanze Smotrich, dal Ministro della Giustizia Levin e dal Ministro della Difesa Katz, i nuovi triunviri del criminale Netanyahu.
Sebbene Israele abbia incrementato la confisca di terre palestinesi attraverso ordini militari, con un'attività che ha raggiunto livelli record nel 2025, la nuova mossa offre a Israele una via legale che "sistematizza l'espropriazione di terre palestinesi per favorire l'espansione degli insediamenti israeliani e consolidare il regime di apartheid", dichiarava Bimkom, un'organizzazione israeliana per i diritti umani che si occupa di diritti alla terra e all'alloggio in una nota rilanciata da al Jazeera
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La registrazione delle terre sarà inaccessibile ad ampie fasce della popolazione palestinese che non hanno mai avuto la propria terra formalmente registrata o che potrebbero non essere in grado di dimostrarne la proprietà, ricordava Bimkom.
"Il governo chiede documenti che risalgono al mandato britannico o al periodo giordano di 100 anni fa. Si tratta di qualcosa che, molto raramente, i palestinesi saranno in grado di provare e, pertanto, di default, il terreno verrà registrato come statale”, aggiungeva il gruppo israeliano anti-insediamento Peace Now, un meccanismo che equivale a una "annessione completa" di terre palestinesi.
Così come già sperimentato dagli occupanti sionisti a Gerusalemme Est nel corso degli utlimi anni; una ricerca condotta da Bimkom ha rilevato che solo l'1% dei terreni di Gerusalemme Est registrati come proprietà tra il 2018 e il 2024 era registrato a favore di palestinesi, mentre il resto è passato sotto il controllo statale o di privati che ha ampliato l'annessione di fatto di Gerusalemme Est da parte degli occupanti. In aperta violazione del diritto internazionale, come sanzionato anche di recente dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e come di consueto bellamente ignorato dai governi imperialisti, complici dei sionisti e del genocidio.
Albanese: Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina
L'ennesima conferma a sostegno della veridicità della denuncia di Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell’ONU per i territori occupati palestinesi, che in un intervento in videocollegamento a una tavola rotonda a cui hanno partecipato esperti di diritto internazionale, tra cui l’ex procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, il 7 febbraio e organizzata da Al Jazeera
in Qatar ha affermato che “abbiamo trascorso gli ultimi due anni ad assistere alla pianificazione e alla realizzazione di un genocidio che non è finito. Il genocidio come distruzione intenzionale di un gruppo in quanto tale è stato chiaramente svelato. È stato nell’aria per anni e ora è davanti ai nostri occhi. È stato difficile raccontare il genocidio e Al Jazeera lo sa meglio di chiunque altro nel mondo dei media a causa di tutte le perdite che ha sofferto come media company, ma nessun altro lo conosce bene come gli stessi palestinesi. I palestinesi continuano a narrare il buio della coscienza che è caduto su di loro”. “iI fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida – ha proseguito Albanese -. Se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune. Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.
Un discorso chiaro, inattaccabile se non dalla propaganda sionista cui ha dato voce dopo 4 giorni Il ministro degli Esteri francese Barrot, subito seguito dalla Germania di Merz, che ne ha chiesto le dimissioni accusandola di antisemitismo per aver definito Israele “nemico comune dell’umanità”. In seguito all'imbeccata arrivata da UN Watch, una ONG filo-sionista che aveva diffuso un filmato modificato dell'intervento, una interpretazione artefatta delle parole della Albanese che serviva sostanzialmente ad alimentare la campagna a favore degli occupanti sionisti e coprire i loro crimini e il genocidio in Palestina. Un falso preso per buono anche da ministri di altri paesi europei, l'Italia con Tajani compresa.
"È riprovevole che i ministri di Austria, Repubblica Ceca, Francia, Germania e Italia abbiano attaccato la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, sulla base di un video deliberatamente troncato per travisare e interpretare gravemente i suoi messaggi, come è chiaro guardando il suo discorso originale nella sua interezza", dichiarato la Segretaria generale di Amnesty International, Agnes Callamard, che commentava, “se solo questi ministri fossero stati così forti e decisi nell'affrontare uno Stato che commette genocidio, occupazione illegale e apartheid come hanno fatto nell'attaccare un'esperta delle Nazioni Unite. La loro codardia e il loro rifiuto di chiamare Israele a rispondere delle proprie azioni sono in netto contrasto con l'impegno incrollabile della Relatrice Speciale a dire la verità al potere".
18 febbraio 2026