Applaudito intervento di Chiavacci all'assemblea “Attiviamoci” della FISAC-CGIL Toscana
Lavoriamo seriamente per far vincere il NO al referendum e cacciare il governo neofascista Meloni
Il 10 febbraio la FISAC Toscana ha organizzato una pregevole iniziativa in collaborazione con la segreteria nazionale di categoria, che si è tenuta allo Space di Firenze.
L'assemblea ha messo di fronte tutte le RSA del settore bancario-finanziario della Toscana ai vertici della FISAC in un interessante confronto alla vigilia di un periodo che vedrà impegnata la categoria in una serie di importanti rinnovi contrattuali nazionali a partire dal settore maggiore (ABI), alle Banche di Credito Cooperativo, fino agli assicurativi.
Nel corso del dibattito è intervenuto il compagno Enrico Chiavacci, Segretario della RSA FISAC della BCC di Pontassieve e Coordinatore regionale per la Toscana del Credito Cooperativo. Oltre alle note di categoria, egli ha raccolto l'invito della segreteria nel pronunciarsi sul tema del proselitismo, rilanciando il necessario impegno della categoria nelle battaglie d'attualità a partire dal referendum.
Di seguito un estratto del suo intervento, molto applaudito dalla platea.
In Toscana nei prossimi anni ci sarà un ricambio dei vertici sindacali di alcune sigle a causa del passaggio generazionale. La FISAC dovrà cogliere questa opportunità per rafforzarsi. Ma come? I lavoratori e le lavoratrici non sono merce da comprare e vendere, ma da conquistare per quello che proponiamo loro. Un obiettivo che possiamo raggiungere se ciò per cui lottiamo e che inseriamo nelle nostre piattaforme rivendicative rappresenta davvero i loro reali interessi. Insomma, vanno conquistati nel merito, ascoltando i loro problemi e proponendo soluzioni adeguate.
A volte diamo troppa importanza ai “servizi”, che naturalmente hanno un certo rilievo, oppure ai gadget
di accompagnamento alle tessere che vengono presentati come se fossero la stella polare della nostra proposta; invece, secondo me, resta fondamentale la linea politica e sindacale che abbiamo e che portiamo fra di loro.
A mio avviso conta anche come ci poniamo e come mettiamo al loro servizio la nostra coscienza di classe. Personalmente cerco di lavorare e di relazionarmi in un certo modo, perché credo che un delegato sindacale debba comportarsi così:
Occuparsi sempre dei problemi dei lavoratori, e quindi dobbiamo conoscer i lavoratori stando loro vicino, e anche imparare da loro (e qui mi rivolgo soprattutto ai delegati in distacco);
Essere sinceri nel bene e nel male;
Essere coerenti dentro e fuori l'organizzazione;
Fare sempre il massimo per le lavoratrici ed i lavoratori;
Essere umili operatori al loro servizio e porsi da pari a pari, non come burocrati che li guardano dall'alto in basso ritenendoli una massa di ignoranti;
Non rimanere alla coda dei lavoratori nelle loro necessità a causa delle nostre posizioni che a volte condizionate dai rapporti con le aziende; allo stesso tempo non dobbiamo neppure rimanere troppo avanti su questioni di principio che al momento vanno oltre la loro coscienza poiché altrimenti non saremo compresi. Dobbiamo invece sforzarci di guidarli, avanti di qualche passo per elevare la loro coscienza sindacale in maniera tale che le iniziative che facciamo e le rivendicazioni che poniamo siano mature e condivise;
Dobbiamo iniziare ad avere capacità di autocritica nel nostro operato e nei confronti dell'organizzazione se serve. Naturalmente parlo di un'autocritica sincera e costruttiva;
Avere e trasmettere fiducia nei lavoratori e nelle lavoratrici senza lasciare spazio al pessimismo neppure nei momenti più complicati o quando siamo lasciati soli - e capita spesso - dalle altre organizzazioni sindacali.
Insomma, secondo me l'impegno, la trasparenza, lavorare nell'interesse collettivo e non per fini personali, sono valori riconosciuti e apprezzati che marcano la nostra differenza in un mondo sindacale di cogestione aziendale e per certi versi corrotto.
Se i lavoratori vedranno questi atteggiamenti, li apprezzeranno e ne avremo tanti dalla nostra parte, anche in un settore vicino al padronato ed al capitale come quello bancario.
Chiudo sottolineando che come categoria abbiamo tante cose da fare, tutte estremamente importanti. Nonostante ciò nel prossimo mese in cima ai nostri pensieri non può non esserci il referendum sulla controriforma “Nordio” della giustizia.
La CGIL è co-promotrice dei comitati per il NO praticamente su tutto il territorio nazionale. E allora impegniamoci in prima persona, lavoriamoci, diffondiamo volantini e affiggiamo manifesti. Queste attività fanno bene anche alla nostra coscienza di classe che ha bisogno senz'altro di essere rafforzata con attività pratiche, perché troppo spesso ci limitiamo a sforzarci per fare il miglior intervento in assemblea generale o nello scovare le citazioni più raffinate e particolari. Il sindacato è anche qui, in queste sale, ma soprattutto nelle aziende, nelle piazze e nelle strade. E ciò vale anche per noi bancari.
Sul referendum, a mio modesto parere, il messaggio da rilanciare non è tanto la difesa della Costituzione poiché ormai è evidente di quanto essa sia stata stracciata da destra e inapplicata nelle sue parti più progressiste.
Secondo me bisogna dire chiaramente che il NO impedirà il ritorno al fascismo anche dal punto di vista giudiziario - perché siamo già in un regime neofascista, basti vedere la repressione diventata legge nei vari decreti sicurezza -, con le stesse regole di allora, col subordino anche formale del potere della magistratura a quello dell'esecutivo.
Se vincerà il Sì, Meloni lo utilizzerà anche per procedere spedita sulla legge ultramaggioritaria che è già pronta per blindarsi al potere, confezionando poi col presidenzialismo il piano di Gelli e della P2. Dobbiamo trasmettere “allarme” per ciò che succede, e soprattutto “coraggio” affinché le masse popolari lo impediscano.
In questa battaglia noi dobbiamo essere un collante per la massima unità senza alcuna preclusione, né nei confronti dei cattolici liberali (per capirsi) né tantomeno con le forze politiche e sociali extraparlamentari. In questa unità deve contare solo un punto che ha due facce: far vincere il NO e cacciare subito il governo Meloni prima che faccia altri danni anche alle più basilari libertà democratico-borghesi.
18 febbraio 2026