Nonostante la pioggia battente
In 5 mila a Napoli contro gli sgomberi dei centri sociali
Nazzaro (Officina 99): “Respingiamo l’attacco del governo Meloni agli spazi sociali ed occupati”
Redazione di Napoli
“L’attacco ad Officina 99, l’attacco a tutti gli spazi sociali ed occupati rientra in un disegno più ampio del governo Meloni di attacco ai movimenti in tutt’Italia. Dagli sgomberi dei centri sociali Leoncavallo e Askatasuna la minaccia si estende verso tutti gli spazi e contro le pratiche dell’occupazione”. Questa la dichiarazione di Ubaldo Nazzaro, storico occupante del centro sociale “Officina 99” alla conferenza stampa di giovedì 12 febbraio indetta presso lo stabile occupato nel 1991 a via Gianturco, dove assieme ad altri leader storici come Mario Avoletto hanno spiegato il perché dello striscione di apertura “Contro fascismo, repressione e speculazione” che annunciava il corteo di sabato 14 dal titolo “Amore che resiste”: “Chi non rappresenta la città sono le istituzioni che stanno al governo del paese e della città e lo dimostra la crescita dell’astensionismo e la distanza sempre più profonda tra gli abitanti dalle istituzioni”, ha confermato Avoletto.
La manifestazione del 14 è partita da piazza Garibaldi intonando “Bella Ciao” e ha visto la partecipazione di circa 5 mila manifestanti arrivati da tutta la Campania nonostante la pioggia battente che solo per pochi minuti ha dato tregua. L’evento si inquadra nel riassetto degli spazi occupati partenopei. I manifestanti protestavano “in solidarietà agli spazi occupati a rischio, dopo gli sgomberi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino”. Presenti molti attivisti dei centri sociali napoletani come il “Gridas” di Scampia (con sgombero richiesto dall’Agenzia regionale per la Casa) e di “Officina 99” (anch'esso in lista secondo una provocatoria relazione dei carabinieri), ma anche il “Giardino Liberato” di Materdei, “Insurgencia” e l’ex Opg occupato “Je so pazzo”, Potere al Popolo, il “Carlo Giuliani” spinto dalle numerose bandiere dell’Usb della Campania, la Cgil, che tramite il segretario generale Napoli e Campania, Nicola Ricci, ha affermato che “per noi un centro sociale è sinonimo di cultura. Quando si fanno leggi come i decreti sicurezza, restrittive e repressive, la Cgil è pronta a mobilitarsi per respingere ogni attacco al diritto di manifestare. Questa cultura che non vuole essere criticata non ci appartiene, tantomeno in una città come Napoli, piena di energie sane e antagoniste”.
Il corteo ha attraversato tutto il rettifilo partenopeo giungendo verso via Medina dove ha trovato la polizia del ministro Piantedosi in assetto antisommossa, ma, infischiandosene di questa provocazione, giungeva a piazza Municipio dove, accostato il camion di “Officina 99”, veniva allestito il concerto antifascista dei 99 Posse.
In serata un comunicato della giunta Manfredi voleva cercare di mettere la “pezza a colori” alle polemiche con i centri sociali, sollecitando il “dialogo” con i manifestanti che avevano denunciato in piazza la flessione del neopodestà alle politiche del governo neofascista Meloni in tema di sgomberi. Una ricerca di confronto che per ora ha visto il silenzio dei centri sociali occupati e antagonisti che non hanno gradito questo ritardo di dialogo dell’esecutivo PD-M5S di Palazzo S. Giacomo.

18 febbraio 2026