Una iniziativa giusta e meritoria di Infoaut
Sulla piattaforma dell'incontro nazionale dei centri sociali sul tema "Per realizzare un sogno comune" e contro la "fabbrica della guerra"
Scuderi:"Apriamo una grande discussione sul futuro dell Italia"

Sabato 21 e domenica 22 febbraio si è tenuto a Livorno un incontro pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut ai centri sociali e ai movimenti di lotta studenteschi e territoriali di tutta Italia. Il tema dell'incontro, “Per realizzare un sogno comune”, si proponeva di esplorare “nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra”, partendo dall'esperienza di lotta sindacale e studentesca del movimento “Blocchiamo tutto” che ha infiammato le piazze lo scorso autunno contro il genocidio del popolo palestinese, riuscendo anche ad organizzare con successo due scioperi generali.
Nella prima giornata il programma prevedeva, con il tema “Scenari: comporre il quadro della fabbrica della guerra a partire dalle conoscenze conquistate nella lotta”, un'analisi della situazione attuale sulla base della condivisione di esperienze nella società e sui territori, con sessioni specifiche dedicate a “Welfare, casa, lavoro”, “Formazione”, “Infrastruttura militare-energetica sui territori”. E nella seconda, col titolo “Orizzonti: condividere prospettive e metodi per lotte e alternative a un pianeta in guerra”, l'individuazione di metodi e di percorsi organizzativi per continuare la lotta con la necessaria efficacia.
Si tratta quindi di un'iniziativa giusta e meritoria, per non lasciar spegnere quello straordinario movimento di lotta, condividere le idee e le esperienze sulla situazione economica, sociale, politica e territoriale attuale, anche alla luce della fascistizzazione e militarizzazione del Paese nella prospettiva della guerra imperialista, e per chiarire ai movimenti di lotta quali sono gli obiettivi su cui concentrarsi e le forme organizzative necessarie per conseguirli. Tuttavia, a nostro avviso, questo compito non è stato assolto efficacemente. E non poteva esserlo, essendo in partenza la piattaforma politica di convocazione dell'incontro troppo generica e mancante della necessaria visione strategica.

Il “sogno comune” non può che essere il socialismo
Ossia è mancata del tutto l'indicazione di un'alternativa di società, senza la quale ogni pur giusta individuazione delle contraddizioni sociali attuali - quali appunto lo sfruttamento e l'immiserimento della forza-lavoro, la privatizzazione e devastazione dell'ambiente, la distruzione del “welfare” in favore del riarmo e la militarizzazione della scuola e dell'università in funzione della guerra, la “stretta securitaria e poliziesca” ecc., di cui giustamente si parla - rischia di non comprendere la causa primaria che le genera, che risiede nell'esistenza stessa del capitalismo. Senza abbattere il quale non è possibile fare posto ad una nuova società, che non sia più fondata sulla ricerca del massimo profitto e sull'accumulazione infinita del capitale finanziario e industriale, attraverso lo sfruttamento senza limiti della forza lavoro e delle risorse naturali, il colonialismo e le guerre imperialiste.
Questa società è il socialismo, e l'unica via per conquistarla non può che essere la lotta di classe per abbattere il capitalismo e instaurare il potere politico del proletariato. Però questo orizzonte strategico è del tutto assente dal “sogno comune” evocato nella piattaforma, che riguardo agli “orizzonti” dell'incontro si spinge solo a suggerire che “l’obiettivo è mettere a fuoco 'come' le nostre lotte possano essere efficaci, nel senso di raggiungere risultati effettivi, fare crescere una militanza consapevole e ambiziosa di lottare, maturare degli orizzonti di contrapposizione al sistema e trasformazione della realtà ricchi e condivisi”.
Messa in questi termini indefiniti la “contrapposizione” al sistema capitalista può anche non oltrepassare i confini del riformismo, senza proporsi di abbatterlo, ma solo cercare, idealisticamente, di contrastare le sue politiche liberiste più feroci e selvagge; o contentarsi di ritagliare al suo interno degli spazi “autogestiti” per alcune comunità in certe circostanze favorevoli, e niente di più. Ma non può certo ambire ad abolire il sistema di sfruttamento capitalistico e la proprietà privata e socializzare i mezzi di produzione, che sono le “trasformazioni” irrinunciabili se si vuole cambiare radicalmente la società.
Anche nell'intervista di presentazione dell'incontro su Radio Blackout , da parte di uno degli organizzatori appartenenti alla Rete InfoAut, pur sottolineando che l'obiettivo è quello di “costruire una proposta di lotta per un cambiamento radicale di questo sistema”, e spingendosi fino a definire “non più riformabile” il sistema stesso, si esita tuttavia ad andare oltre, a chiarire allora se sia o non sia da abbattere e quale sia il sistema economico, sociale e politico alternativo che dovrebbe sostituirlo.

Un appello lungimirante alle ragazze e ai ragazzi dei movimenti
Non è solo una questione teorica, ma anche organizzativa e pratica, perché un conto è, per esempio, organizzarsi e lottare per “conquistare spazi di liberazione contro la stretta autoritaria del governo”, come ha spiegato una compagna di Askatasuna su Radio onda d'urto, parlando degli obiettivi dell'incontro, oppure “rispondere al potere sempre più dispotico, alla guerra, alla violenza e al suprematismo” del sistema con “l'autodifesa, l'auto organizzazione sul territorio”; e anche “resistere e lottare nella vita quotidiana”, come ha aggiunto nella stessa intervista un compagno del movimento No Base di Pisa; cose che sono giustissime, in sé, e va riconosciuto a queste compagne e compagni dei centri sociali e dei movimenti di lotta antimperialisti di portarle avanti quotidianamente con coraggio e determinazione degni di ammirazione. Ma un altro conto è inserire quelle stesse lotte in una strategia di classe più ampia, duratura e proiettata verso il futuro, quale può essere la lotta più generale del proletariato e delle masse popolari che anelano al cambiamento totale, raggiungibile solo rompendo le catene del capitalismo per conquistare il socialismo.
Nel suo appello ad aprire “una grande discussione sul futuro dell'Italia”, contenuto nel discorso presentato a nome del CC del PMLI alla 45ª Commemorazione di Mao tenutasi a Firenze il 12 settembre 2021, il Segretario generale Giovanni Scuderi si era rivolto proprio a queste generose compagne e compagni nei sindacati, nei centri sociali e nei movimenti studenteschi e di lotta, oltre che ai Partiti con la bandiera rossa e la falce e martello, al proletariato e alle intellettuali e agli intellettuali democratici. E lo aveva fatto con queste parole, che se si sostituisce l'allora governo Draghi con il governo neofascista Meloni, sono ancora perfettamente attuali e mantengono tutto il loro valore politico:
In terzo luogo – diceva infatti l'appello di Scuderi - ci rivolgiamo alle anticapitaliste e agli anticapitalisti sempre più numerosi e combattivi presenti nella CGIL, nei sindacati di base, nelle Assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, nei centri sociali e nei movimenti di lotta perché rompano col riformismo, il parlamentarismo, il costituzionalismo e imbocchino la via dell’Ottobre per il socialismo, cominciando a spendere la loro forza per buttare a gambe all’aria il governo Draghi ”.
E aggiungeva: “In quarto luogo ci rivolgiamo alle ragazze e ai ragazzi di sinistra del movimento studentesco e in ogni altro movimento, compresi quelli ecologisti e del clima, perché siano gli alfieri della lotta contro il governo Draghi e studino il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, a partire dal 'Manifesto del Partito Comunista' di Marx ed Engels e 'Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo' di Mao, per verificare se esso è la teoria giusta per conquistare il nuovo mondo a cui aspirano ”.

Il nodo ineludibile del governo neofascista Meloni
Questo appello suggerisce anche qual è il secondo elemento fondamentale mancante nella piattaforma di discussione per l'incontro di Livorno, che è la preminenza politica e pratica della battaglia per buttare giù il governo neofascista di Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella. Il suo governo, infatti, non è soltanto un governo di “destra-destra”, “autoritario” e neanche “postfascista”, come lo dipinge l'imbelle e opportunista “sinistra” parlamentare, ma rappresenta il ritorno di Mussolini al governo nelle vesti femminili, “democratiche” e costituzionali, il cui programma e il cui disegno politico sono una riedizione della politica interna ed estera del duce del fascismo; e sta completando, con la controriforma fascista e piduista della giustizia e il premierato, il “Piano di rinascita democratica” di Gelli e Berlusconi.
Ciò richiede che il suo abbattimento con la lotta di piazza sia messo al primo posto all'ordine del giorno nel dibattito tra tutte le forze e i movimenti anticapitalisti e antimperialisti, un obiettivo politico qualificante che pure aveva cominciato ad emergere spontaneamente durante gli scioperi e le manifestazioni del movimento “Blocchiamo tutto”, con i tanti striscioni e slogan assai combattivi contro il governo Meloni, ma che non ha avuto invece il necessario seguito e il giusto rilievo nell'incontro di Livorno.
Eppure dovrebbe essere evidente che se non si costruisce urgentemente un fronte unito di tutte le forze anticapitaliste, antifasciste e democratiche per buttare giù tutti insieme e prima possibile il governo di Mussolini in gonnella con la lotta di piazza, diventerà sempre più difficile contrastare la sua politica interna di “sicurezza” fascistissima, filopadronale, antioperaia, antipopolare, razzzista e oscurantista, la sua politica estera e militare di riarmo, interventista e neocolonialista, il suo disegno istituzionale neofascista, piduista e presidenzialista. Rendendo in tal modo evanescente e velleitario ogni sforzo per “ragionare – come propone la piattaforma per Livorno a centri sociali e movimenti di lotta – di come organizzare autodifesa e conquistare agibilità sul lungo termine in percorsi di lotta incisivi e insieme riconoscibili da ampi strati di persone”. Nonché riuscire a bloccare davvero la “fabbrica della guerra” e preparare le masse ad insorgere, se l'Italia dovesse partecipare alla guerra mondiale imperialista.
 
25 febbraio 2026