La Squadra marxista-leninista porta il NO tra lavoratori, giovani e migranti a Milano
Dalla prima diffusione a Lambrate al banchino di piazza Costantino, interesse, discussioni approfondite e consensi
Dal corrispondente della Cellula "Mao'' di Milano
La Squadra milanese di propaganda marxista-leninista per il NO al referendum del 22-23 marzo ha iniziato la sua opera di diffusione del volantino riportante il Documento del Comitato centrale del PMLI, il 19 febbraio, tra la metropolitana, la fermata degli autobus e la stazione di Lambrate FS in Piazza Bottini, luogo molto favorevole e di passaggio di tanti giovani e lavoratori, dove si è riscontrato interesse alla nostra posizione che è stata discussa dialetticamente e approfonditamente dai nostri compagni contribuendo a far capire il dettaglio della controriforma fascista e piduista trattata dal referendum e l’importanza politica di andare a votare anche per l’assenza di quorum.
Sabato 21 febbraio i nostri compagni hanno allestito un rosso banchino in piazza Costantino, tra le bandiere sventolanti dei Maestri e del Partito, affiancato da un cavalletto con su i manifesti referendari del PMLI, diffondendo centinaia di volantini. Accolti con vivo interesse dai passanti attratti dalle lettere cubitali del NO. Specificatamente, il banchino è stato oggetto di interesse dei migranti colpiti dalle figure dei grandi Maestri del proletariato internazionale.
Nel corso del banchino e della diffusione non sono mancate conversazioni significative. Un pensionato si è avvicinato e, dopo aver ascoltato la nostra esposizione, ha affermato che la magistratura, pur dentro lo Stato borghese, è riuscita talvolta a frenare gli abusi del potere politico. I compagni hanno allora spiegato che proprio questo presidio minimo sta oggi per essere cancellato dalla controriforma piduista, che mira a sottomettere totalmente i magistrati all’esecutivo tramite la separazione delle carriere e lo sdoppiamento dell’attuale CSM indipendente dal potere esecutivo. Il pensionato ha convenuto sull’importanza del NO, riconoscendo che una magistratura asservita al governo sarebbe un “colpo definitivo contro ogni residuo spazio di agibilità democratica per le masse popolari”.
Più tardi si è fermato un operaio edile diretto al turno serale, interessato soprattutto agli effetti concreti della controriforma sulla vita quotidiana. Con lui i compagni hanno approfondito il tema dell’abolizione di fatto dell’obbligatorietà dell’azione penale, spiegando che ciò permetterebbe al ministro della Giustizia di decidere quali reati perseguire e quali ignorare, instaurando così una giustizia di classe ancora più spietata verso i lavoratori, gli oppositori e i più poveri e, al contrario, indulgente verso i “colletti bianchi” e i potenti. L’operaio ha espresso preoccupazione per questa prospettiva e ha assicurato il suo contributo affinché il NO prevalga. Subito dopo si sono avvicinati due studenti universitari, interessati agli aspetti istituzionali della controriforma: a loro i compagni hanno illustrato come la vittoria del Sì verrebbe trasformata dalla ducessa Mdeloni in plebiscito personale, utile a spianarle la strada al premierato mussoliniano e alla definitiva cancellazione della divisione dei poteri. I due giovani hanno riconosciuto la gravità del disegno governativo e ringraziato per la chiarezza, prendendo un mazzetto di volantini da affiggere e diffondere nell’Università Statale.
Anche in questa occasione non sono mancati coloro che hanno dichiarato di aver già deciso di votare NO; si è detto loro che le motivazioni del PMLI non collimano con tutte quelle dei promotori dei referendum; come sulla “difesa” della Costituzione borghese del 1948, ormai diventata carta straccia e già controriformata a destra più volte, nel corso dei decenni, da tutti i governi di “centro-destra” e di “centro-sinistra”. Quello che conta adesso è essere tutti uniti vincere la battaglia referendaria per affossare la controriforma piduista e fascista della giustizia. A tal fine la vittoria del NO darebbe sicuramente un importante contributo motivazionale per delegittimare il governo neofascista Meloni, che va buttato giù con la lotta di piazza prima che riesca a completare il regime capitalista neofascista anche con la dittatura del premierato e lo Stato di polizia della “sicurezza” repressiva che con la controriforma della giustizia diventerebbe ancor più sfrenata.
Da questo banchino possiamo trarre un bilancio positivo che ci incoraggia a proseguire con entusiasmo la campagna referendaria a Milano.
25 febbraio 2026