Provincia di Napoli
“Harmont&Blaine” annuncia il licenziamento di 32 operaie/i. Occupata la fabbrica di Caivano
I rinvii del sottosegretario leghista Durigon e il silenzio del governatore campano pentastellato Fico
Redazione di Napoli
Dopo l’annuncio del licenziamento di quasi 100 tra operaie e operai da parte dei padroni della “Transnova”, non si ferma l’emorragia di posti di lavoro nella provincia di Napoli. Questa volta a farne le spese sono le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento “Harmont&Blaine” di Caivano che ha deciso 32 licenziamenti con effetto immediato. La giustificazione dei padroni della griffe (che produce abbigliamento upper-casual
ed ha boutique in tutto il mondo) è demandata al fatto che vi è una crisi nel settore con le commesse fortemente diminuite. Ma i sindacati non la pensano così e gridano allo scandalo, al punto che gli operai sono scesi in piazza lunedì 16 febbraio e hanno chiesto l’apertura di un tavolo di trattative con la prefettura per scongiurare i licenziamenti.
Fa specie inoltre che sia propria la zona industriale di Caivano ad essere colpita, la stessa sulla quale il governo neofascista Meloni aveva messo gli occhi e varato il fantomatico quanto fallimentare “decreto Caivano”.
I lavoratori, che già il 10 febbraio avevano occupato la fabbrica, sono stati ricevuti poi mercoledì 18 febbraio dal sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali, il leghista Claudio Durigon, al quale hanno detto che non si trattava di “crisi dell’azienda”, ma di una cattiva gestione dei vertici che aveva portato all’annuncio degli esuberi. Alla presenza del prefetto Michele Di Bari, però, Durigon non dava risposte concrete e rinviava al “prossimo incontro” la vertenza, che rimaneva senza alcuna soluzione.
Noi marxisti-leninisti siamo al fianco delle operaie e degli operai “Transova” e “Harmont&Blaine” per evitare le centinaia di licenziamenti orditi dai padroni le cui responsabilità politiche non sono solo del governo di Mussolini in gonnella ma anche dell’attuale governatore campano pentastellato Roberto Fico che non è intervenuto sulla faccenda se non con il silenzio.
25 febbraio 2026