Meloni si scaglia contro i giudici “colpevoli” di aver condannato lo Stato per il fermo illegittimo della Seawatch

Il Tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire la Ong Seawatch con 76mila euro (e 14mila euro di spese legali) per il fermo illegittimo subito da una sua nave (la Sea Watch 3) il 29 giugno del 2019 a Lampedusa, dopo che una motovedetta della guardia di finanza si è infilata tra lo scafo e la banchina per impedirne l’attracco (altro che «speronamento” come ribadito da Meloni), facendola finire sotto sequestro nell’ambito del processo penale e portata a Licata, con l'accusa di aver forzato il blocco navale della guardia di finanza per far sbarcare a Lampedusa 42 migranti soccorsi in acque libiche.
A bordo della nave vi era la capitana Carola Rackete che venne arrestata per resistenza e violenza contro una nave da guerra, accusa da cui poi venne assolta e l’imbarcazione fu appunto messa sotto sequestro e solo un ricorso d’urgenza sbloccò l’impasse.
La restituzione dell’imbarcazione non ha chiuso il caso, perché la Seawatch, ritenendo il fermo illegittimo, ha presentato il conto, ottenendo il 18 febbraio dal tribunale la condanna dello Stato a risarcire le spese portuali, legali, di agenzia e del carburante sostenute nei mesi del sequestro.
In difesa del provvedimento dei giudici il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini che dice “è stata emessa una sentenza da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto a ogni cittadino”.
Rabbiosa la reazione della Meloni, Mussolini in gonnella: “Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde. Che al governo non è consentito provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa? Che qualunque legge si faccia una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso? Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole. Il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?”.
E di “decisione incredibile, pura follia” parla Salvini (nel 2019 ministro dell'Interno del governo Conte I) che afferma “Il 22-23 marzo voterò Sì al referendum per cambiare questa ingiustizia che non funziona”.
Interviene anche il presidente del Senato, il camerata Ignazio Benito Maria La Russa: “Credo sia sotto gli occhi di tutti la abnormità di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”.
Semmai questa vicenda è l'ennesima prova del tentativo del governo di piegare la legalità nella guerra dichiarata contro i migranti, si pensi al braccio di ferro con la magistratura sul centro di accoglienza per migranti in Albania che aveva imposto al governo di modificare più volte le norme per adeguarsi alle sentenze, come alla decisione del tribunale di Roma che giorni fa aveva condannato il Viminale a risarcire un tunisino senza permesso di soggiorno e colpito da due provvedimenti di espulsione e 23 condanne.
Insomma il governo è infastidito dalle decisioni dei giudici che fin dal suo insediamento hanno fatto rispettare le leggi vigenti e bocciato le sue politiche fasciste e razziste sui migranti (e non solo si pensi alla Corte dei conti in riferimento al Ponte sullo Stretto) e quindi la Meloni e i suoi gerarchi, spaventati dalla possibile vittoria del NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi, alzano i toni e si mobilitano, anche facendo leva su quella parte più razzista e antimigranti del loro elettorato, per spingere gli italiani a votare Sì alla controriforma piduista e fascista della giustizia, per sottomettere così la magistratura all'esecutivo.
Anche questa vicenda dimostra quanto sia importante quindi mobilitarsi per tutti i democratici, gli antifascisti e gli antirazzisti per far vincere il NO al referendum per sventare il nero disegno del governo Meloni, Mussolini in gonnella.
 

25 febbraio 2026