A 4 anni dall’invasione nazizarista russa
Zelensky: “Putin ha iniziato la terza guerra mondiale. Va fermato”
Sempre al fianco dell'eroica Resistenza ucraina
Sono passati esattamente 4 anni da quel 24 febbraio 2022 allorché il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin lanciò quell’”operazione speciale” che in pochi giorni avrebbe dovuto portare al cambio di governo a Kiev, con l’instaurazione di un regime fantoccio di Mosca, occupare il paese e completare l’opera imperialista e neozarista iniziata nel 2014 con l’annessione della Crimea. Altro che “liberazione del Donbass” e “denazificazione”. Un’invasione totalmente ingiustificata che è costata la vita a decine di migliaia di civili, centinaia di migliaia di militari in gran parte giovani da ambedue le parti, oltre che danni materiali per centinaia di miliardi di euro. Milioni di persone sono state costrette a fuggire all’estero e altri milioni sono sfollati all’interno dell’Ucraina. Oggi l’aggressore russo continua a distruggere intere città e infrastrutture civili, reti elettriche e di riscaldamento, scuole, ospedali, ferrovie, porti; il suo esercito di occupazione ha compiuto e continua a compiere massacri di massa di civili ucraini, stupri e deportazioni con la forza, compresi i bambini, in Russia e Bielorussia.
Dal 24 febbraio 2022 a oggi, più di una struttura medica al giorno, per oltre 2.000 in totale, è stata danneggiata o distrutta in Ucraina dai bombardamenti, mentre gli attacchi alle reti energetiche costringono milioni di persone a vivere con interruzioni ripetute di elettricità, riscaldamento e acqua corrente. È la denuncia del 20 febbraio di Medici Senza Frontiere secondo cui il gelo viene usato "come arma. A meno 20 gradi, tra bombardamenti e blackout, la vita è impossibile". Il freddo estremo, causato dai ripetuti attacchi delle forze russe alle infrastrutture energetiche, amplifica infatti vulnerabilità già profonde: anziani soli, persone con malattie croniche, famiglie sfollate che vivono in alloggi di fortuna. Nelle aree più vicine al fronte, intere comunità restano senza servizi di base per giorni o settimane. Solo nel 2025, le ambulanze di Msf hanno effettuato 10.722 trasferimenti di pazienti, il 60% dei quali per ferite legate al conflitto,mentre il 50% dei pazienti del centro di salute mentale Msf ha disturbi da stress post-traumatico.
Una terza guerra mondiale "credo che Putin l'abbia già scatenata. La domanda è quanto territorio riuscirà a conquistare e come fermarlo. La Russia vuole imporre al mondo un diverso stile di vita e cambiare la vita che le persone hanno scelto per se stesse". Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lunga intervista rilasciata all’inglese BBC il 22 febbraio. La richiesta di cessione dei territori del Donetsk “non la considero semplicemente una questione di territorio. La vedo come un abbandono. E sono sicuro che dividerebbe la nostra società”. Probabilmente, secondo Zelensky, questo soddisferebbe Putin “per un po'. Ma una volta rimessosi in forze, i nostri partner europei affermano che potrebbero volerci dai tre ai cinque anni”. “Credo che fermare Putin oggi e impedirgli di occupare l'Ucraina sia una vittoria per il mondo intero. Perché Putin non si fermerà all'Ucraina”. Alla domanda se vittoria significa riavere tutto il territorio risponde: “Lo faremo. È solo questione di tempo”. Al momento, spiega, gli mancano uomini e armi, “quindi, al momento, non è possibile, ma tornare ai giusti confini del 1991 senza dubbio non è solo una vittoria, è giustizia”.
Come al solito molto lucidamente Zelensky era intervenuto anche nei giorni precedenti, aggiornando la situazione della guerra di Resistenza all’aggressore russo sui piani diplomatico e militare. Il 19 febbraio su X ha scritto che "I russi hanno cercato di vendere al loro pubblico passi positivi, ma non ci sono riusciti. Anche il loro pubblico - la parte nazionalista e radicalizzata della società russa - non si fida del governo e di Putin. Perché vede che non ci sono passi positivi sul campo di battaglia. La Russia ora perde 30.000-35.000 soldati al mese, uccisi o gravemente feriti. In realtà stanno perdendo 156 persone per occupare un chilometro del nostro territorio. E noi abbiamo anche le nostre mosse offensive, e allora loro perdono". Il giorno dopo, in un’intervista all’Agenzia francese AFP, Zelensky ha affermato che "Sia gli americani sia i russi dicono che se vuoi che la guerra finisca domani, devi lasciare il Donbass". Ma "Oggi posso congratularmi prima di tutto con il nostro esercito: 300 chilometri quadrati sono stati liberati", ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che ciò fa parte di "piani più ampi" di Kiev. Il presidente ucraino ha aggiunto che le forze di Kiev stanno riscontrando "problemi" nel far ricorso al sistema satellitare Starlink, dopo che il suo proprietario Elon Musk ha deciso di interrompere l'accesso della Russia a tale tecnologia. "Ho chiesto al ministro della Difesa di fare tutto ciò che è in suo potere, perché è responsabile della digitalizzazione e delle comunicazioni", ha spiegato Zelensky, aggiungendo che i problemi avuti dalla parte russa rispetto a Starlink "sono molto più seri". Intanto il 23 febbraio le forze ucraine hanno "ripreso il controllo" di oltre 400 chilometri quadrati di territorio e su otto città nella direzione di Oleksandrivka, nella parte meridionale del Paese da gennaio, ha reso noto il comandante in capo, il generale Oleksandr Sirsky. "I nostri soldati non solo mantengono la posizione difensiva, ma operano anche con successo all'offensiva", ha sottolineato. "Il nostro piano rimane invariato. Porteremo a termine i nostri compiti cercando di preservare al massimo le vite dei nostri militari. rafforzando le nostre capacità difensive e incrementandole in ogni sezione del fronte. Stiamo lavorando in modo sistematico e coerente per liberare il territorio ucraino", ha affermato.
Il comandante della Guardia Nazionale dell'Ucraina, il generale di brigata Oleksandr Pivnenko, ha rilasciato un'intervista al corrispondente della BBC Jeremy Boen. "Possiamo difenderci ancora per un anno, anche per due. Naturalmente con l'aiuto dei nostri partner: europei, Stati Uniti", ha affermato. Il generale non è d'accordo con l'affermazione di Donald Trump secondo cui, se non ci sarà un cessate il fuoco il più presto possibile, l'Ucraina perderà la guerra. "Beh, non proprio. Possiamo ancora combattere per diversi anni, al 100%. Ma ritengo che, in generale, le guerre debbano finire. In generale, su questo pianeta, uccidere persone per il territorio e le risorse è per noi una cosa molto incomprensibile. Deve finire. Tutti vogliono che la guerra finisca. Ma la domanda principale per noi è: a quale prezzo? Se si tratta di un cessate il fuoco, penso che tutti siamo d'accordo. Ma non cederemo territori, ne sono sicuro".
"Siamo pronti a scendere a compromessi realistici – ha affermato Zelensky, in un passaggio di un'intervista all'agenzia giapponese Kyodo, riportata sui canali social del capo di stato -. Ma non a scendere a compromessi a scapito della nostra indipendenza e sovranità. Siamo pronti a discutere di compromessi con gli Stati Uniti. Ma non a ricevere ripetutamente ultimatum dai russi. Sono loro gli aggressori. Tutti lo hanno riconosciuto. Questo non è cambiato. Molti paesi che hanno mediato o cercato di mediare fin dall'inizio di questa guerra, in particolare in Medio Oriente e in Asia, così come altri Stati, riconoscono tutti che la Russia è l'aggressore. Ecco perché il nostro compromesso è già quello di discutere di compromessi con l'aggressore. ‘Restiamo dove siamo’ è un grande compromesso. Hanno conquistato quasi il 20% del nostro territorio. E noi siamo pronti a discutere di pace ora sulla base del principio ‘restiamo dove siamo’. È un grande compromesso. Cosa ci propone la Russia come compromesso? A cosa sono disposti? Hanno detto: ‘Siamo disposti a non occupare le vostre altre regioni’ Ma questo è terrorismo. Anche queste stesse parole sono terrorismo. ‘Sono disposto a non uccidervi, dateci tutto’. Cosa significa? Questo non è un compromesso. È un ultimatum. Ecco perché ho detto: 'Siamo pronti a compromessi che rispettino la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, il nostro esercito, la nostra gente e i nostri figli. Ma non siamo pronti ad accettare ultimatum'".
Dopo 4 lunghi anni nonostante la disparità di forza militare, economica e di uomini, tra la grande Russia e la piccola Ucraina, l’imperialismo russo non è riuscito ancora a vincere la guerra d’aggressione scatenata in spregio al diritto internazionale, confermando ancora una volta la giustezza della nostra analisi antimperialista basata sull’esperienza plurisecolare del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Gli ucraini, sorprendendo il mondo intero, hanno saputo resistere.
Data la disparità delle forze militari in campo, era evidente che l’Ucraina non poteva vincere senza le armi fornite dalla NATO e dalla UE per respingere l’invasore. Ma l’auspicata vittoria finale su Putin e l’imperialismo russo sarà essenzialmente il trionfo della Resistenza inflessibile del popolo ucraino e del suo diritto di decidere il proprio destino e il proprio futuro.
La vittoria della Resistenza ucraina è una vittoria dei popoli di tutto il mondo, con un valore e un carattere internazionali, mondiali, dà l’esempio da seguire, la strada universale antimperialista che hanno seguito tutti i popoli chiamati alla lotta di liberazione nazionale.
Per tutto questo il nostro appoggio alla Resistenza ucraina e al suo presidente Zelensky è stato e resta totale. Tanto più oggi che si è incrinato il supporto internazionale, con gli USA del dittatore fascioimperialista Trump passato armi e bagagli nel campo nazizarista russo del suo compare criminale di guerra Putin.
Tanti sono stati i motivi per cui abbiamo sostenuto sin dall’inizio il governo ucraino e Zelensky nell’eroica Resistenza all’aggressione russa. Ma il primo e principale resta che quella dell'Ucraina è una guerra di resistenza classica, che mira soltanto a liberare il Paese da un invasore straniero e ripristinare i suoi confini legalmente e internazionalmente riconosciuti, e finché sarà tale i sinceri comunisti, anticapitalisti, antimperialisti e pacifisti hanno il dovere di stare dalla sua parte e contro il vero aggressore, indipendentemente se tale guerra di resistenza è diretta da un governo e da un leader anticomunisti ed è appoggiata anche dall'imperialismo dell'Ovest per altri suoi fini. Ossia occorreva individuare la contraddizione principale. La lezione che i Maestri del proletariato ci insegnano è che in ogni situazione bisogna distinguere la contraddizione principale da quelle secondarie, e regolarsi di conseguenza. E in questo caso la contraddizione principale è quella tra un paese invasore e un paese invaso, e bisogna schierarsi al fianco di quest'ultimo. Tutto il resto viene dopo la risoluzione di questa contraddizione. Non si può giustificare l'aggressore perché dalla parte dell'aggredito ci sono stati anche gli USA, la UE, la NATO, il governo neofascista Meloni o chicchessia. Questo è un pretesto capzioso dei filoputiniani, che ammettono l'esistenza di un solo imperialismo, quello dell'Ovest, e negano invece l'esistenza dell'imperialismo dell'Est, appoggiando la Russia neozarista di Putin e la Cina socialimperialista di Xi come se fossero ancora dei paesi socialisti, o comunque paesi antimperialisti aspiranti solo a rompere il predominio USA per un “mondo multipolare” più equilibrato e plurale.
Rigirare la frittata e scambiare l'aggredito con l'aggressore è tipico della propaganda di Putin. Arrivata all'assurdo di giustificare, da una parte, l'invasione russa dell'Ucraina come una “guerra difensiva” e, dall'altra, di accusare la resistenza del governo, dell'esercito e del popolo del Paese invaso come la vera causa della prosecuzione di tale guerra, perché così vorrebbero USA, UE e NATO che usano l'Ucraina come pedina per piegare la Russia. Non è, insomma, l'Ucraina che minaccia l'esistenza della Russia, ma esattamente il contrario.
Per noi marxisti-leninisti ci sono due punti fermi irrinunciabili: pretendere il ritiro delle truppe di Putin dall’Ucraina e sostenere Zelensky, perché tuttora egli rappresenta la testa della Resistenza dell’Ucraina contro l’invasore. Ben sappiamo che Zelensky è un anticomunista, un presidente borghese di un paese capitalista. Ma ciò è del tutto secondario e ininfluente rispetto alla questione principale dell'eroica Resistenza ucraina.
Infine non si può sostenere la tesi della pace qualsiasi, della pace a tutti i costi. La pace dev’essere giusta e duratura, e perciò non può essere ottenuta sacrificando all’invasore pezzi di territorio ucraino. Per il PMLI la pace è possibile solo con la vittoria dell’Ucraina libera, indipendente, sovrana e integrale.
Sempre al fianco dell’eroica Resistenza ucraina con a capo Zelensky!
25 febbraio 2026