Il limite principale della piattaforma di Non Una di Meno per l'8 Marzo
Aprire un dialogo pubblico e privato col PMLI sulla strategia per cambiare l'Italia
Con la parola d'ordine “le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!” Non Una di Meno (NUDM) ha lanciato la sua piattaforma politica e rivendicativa per il prossimo 8 Marzo, Giornata internazionale della donna. Con la particolarità che quest'anno visto che l'8 Marzo ricade di domenica la giornata di mobilitazione si protrarrà anche lunedì 9 con lo sciopero transfemminista.
I tre meriti storici di Non Una di meno
Fin dalla sua nascita, avvenuta nel novembre 2016, il movimento transfemminista Non Una di meno, sebbene su un piano femminista e riformista, ha avuto il merito di rilanciare l'8 Marzo, facendo riappropriare tale Giornata alle masse femminili specie alle giovani generazioni come giornata di lotta, soprattutto dopo che gradualmente il PCI revisionista e i suoi successori riformisti e rinnegati del comunismo lo hanno privato di tutti i suoi contenuti proletari ed emancipatori per poi abbandonarlo in balia della classe dominante borghese e alla Chiesa cattolica che lo hanno trasformato in una festa consumistica e individualista, arrivando addirittura a ipotizzare di sopprimerla.
Un altro merito storico di NUDM è quello di aver promosso lo sciopero per l'8 Marzo coinvolgendo i sindacati con un appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle delegate e ai delegati, rivendicando fra l'altro “contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita”
come si legge nella lettera alle organizzazioni sindacali e “per il diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita”
. Chiedendo ad essi “di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera giornata
(che quest'anno sarà lunedì 9 marzo, ndr) nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione. Auspichiamo
– continua NUDM nell'appello - un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche che da ormai 10 anni pratichiamo”
.
Speriamo che quest'anno l'appello di NUDM rivolto anche ai sindacati confederali specie alla CGIL non cada nel vuoto come è successo negli anni precedenti, e che appoggino lo sciopero del 9 marzo, in modo che la componente femminile e non solo della classe operaia possa avvalersi della copertura sindacale e possa partecipare in maniera qualificata e attiva, portando le proprie rivendicazioni specifiche e delle vertenze in atto, allo sciopero e alle manifestazioni in programma.
Il terzo merito storico di NUDM è quello di aver formulato una vasta piattaforma di rivendicazioni delle donne che porta avanti da dieci anni, e che in occasione di questo 8 Marzo rilancia, a partire dalla violenza sulle donne e di genere e contro il patriarcato, che si estendono al diritti civili come l'aborto libero e sicuro, la tutela dei consultori, la tutela dei centri antiviolenza, per l'educazione psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole, per il lavoro stabile, la casa e la sanità pubblica.
A tali rivendicazioni specifiche per le masse femminili e le persone LGBTQIA+ si aggiunge fra le altre quella attuale contro il ddl Bongiorno sulla violenza sessuale “La legge va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero”, si legge nell'appello il sostegno e la partecipazione alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma il 28 febbraio p.v..
Il limite principale della piattaforma di NUDM
Ma oltre a questi meriti storici la piattaforma porta in sé molti limiti ma ve n'è uno di assoluta importanza e principale e cioè che al centro della piattaforma non c'è la lotta contro il capitalismo.
Scritta in un linguaggio quasi incomprensibile, ci vuole minimo una laurea in Lettere a discapito delle donne che a malapena hanno conseguito la terza media inferiore, la piattaforma spiega così le ragioni dello sciopero “Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise”,
e ancora “la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo”
.
Tutto questo “pot-pourri” di parole, che contraddistingue la piattaforma di NUDM, crea molta confusione ideologica e politica, poiché non mette al centro della piattaforma la lotta al capitalismo, che pure è all'origine di tutti i mali più o meno elencati nel documento, oltre che causa dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e del patriarcato che subordina la donna in ruoli inferiori nella produzione, nelle istituzioni, la emargina nella società, la espone a violenze e femminicidi.
E se non si pone come tema centrale la lotta al capitalismo, come possono le nuove generazioni di antifasciste e antimperialiste comprendere che la cosiddetta “economia di guerra” e la “società patriarcale” sono tutte e due prodotti del capitalismo e non condizioni a sé stanti?
Non c'è al centro neanche la lotta contro il governo Meloni, Mussolini in gonnella che sostiene il capitalismo e ne cura gli interessi e che incarna attualmente il nemico numero uno delle masse femminili e delle persone LGBTQIA+. Nella piattaforma, si condannano le misure “governative securitarie”, la repressione del “dissenso”, la militarizzazione dei quartieri ma senza mai chiamarlo per nome e cognome e non una sola parola della sua natura neofascista. Un'occasione persa per NUDM, soprattutto per farsi rappresentante di quella rabbia che si manifesta da quando la Meloni è al governo negli slogan e nei cartelli dei cortei di NUDM che già da quasi quattro anni viene “bollata” per fascista.
Ma proprio perché nella piattaforma di NUDM si aspira a un “cambiamento collettivo”
“una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra”
rinnoviamo l'appello alle organizzazioni femminili, a partire dalla stessa NUDM e a tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali e religione anticapitaliste, antifasciste e antigovernative ad aprire un dialogo pubblico e privato col PMLI sulla strategia per cambiare l'Italia.
Ci rivolgiamo soprattutto alle giovanissime, alle ragazze, alle studentesse così aperte al nuovo che si battono con tanta forza e impeto contro il patriarcato: fatevi avanti, nelle nostre sedi, nei vostri luoghi, confrontiamoci su quale strategia adottare per abbatterlo. Per noi marxiste-leniniste per cancellare definitivamente il patriarcato e conquistare la reale e concreta emancipazione della donna non bastano le leggi per quanto avanzate esse possano essere, ma occorre sollevare le donne dal lavoro domestico e familiare, il che comporta una trasformazione radicale della società dal punto di vista economico, sociale e statale, che solo il socialismo e il potere politico del proletariato potranno realizzare e garantire. Vi aspettiamo.
25 febbraio 2026