In azione la Squadra di propaganda marxista-leninista
A Milano dialoghi, analisi e consenso crescente per il NO del PMLI
Dal corrispondente della Cellula "Mao'' di Milano
La Squadra milanese di propaganda marxista-leninista per il NO al referendum continua la sua opera di diffusione del volantino riportante il Documento del Comitato centrale del PMLI presso le principali stazioni della metropolitana milanese come quelle di Loreto (in Piazza Argentina giovedì 26 febbraio) e di Crescenzago (sabato 28).
I nostri compagni non si sono limitati a diffondere centinaia di copie del succitato volantino ma hanno anche spiegato le motivazioni delle nostre indicazioni di voto.
Durante il volantinaggio i compagni hanno intrattenuto una conversazione con un giovane impiegato precario, visibilmente interessato ma anche disincantato rispetto alla politica istituzionale. Gli abbiamo spiegato lo sdoppiamento del CSM e alla subordinazione dei pubblici ministeri al governo, spiegandogli come questa misura priverebbe di ogni tutela chi, come lui, già vive in condizioni di fragilità lavorativa.
Un altro scambio significativo si è svolto con un operaio della logistica sull’argomento dell’abolizione di fatto dell’obbligatorietà dell’azione penale, una delle armi più pericolose nelle mani del governo. Gli è stato spiegato che, con un ministro della Giustizia libero di decidere quali reati perseguire e quali ignorare, diventerebbe ancora più semplice insabbiare le denunce contro gli abusi padronali e le violenze poliziesche nei magazzini, già oggi fin troppo frequenti. L’operaio ha immediatamente collegato questi aspetti con le lotte sindacali che conosce bene: se il potere politico controlla i magistrati, a pagare sarebbero per primi i lavoratori organizzati. Abbiamo aggiunto che la legge elettorale super-maggioritaria in preparazione si combina perfettamente con questo progetto: garantendo all’attuale compagine governativa un dominio parlamentare blindato, le permetterebbe di imporre senza ostacoli un assetto istituzionale apertamente reazionario, dove la repressione del dissenso troverebbe nella controriforma della giustizia il suo strumento privilegiato.
Infine, una compagna ha discusso con un operatore socio-sanitario, sinceramente preoccupato per il futuro dei servizi pubblici e dei diritti sociali. Con lui si è approfondito l’aspetto della perdita di indipendenza dei magistrati e l’istituzione della nuova Alta corte disciplinare, organismo pensato per punire chi non si adegua ai voleri del potere esecutivo. L’operatore ha subito compreso che un sistema giudiziario così addomesticato non difenderebbe certo chi lavora nella sanità, tantomeno le persone più fragili che ogni giorno assiste. Gli abbiamo fatto notare come la nuova legge elettorale truffa e il premierato rappresentino i pilastri complementari della stessa architettura neofascista: uno serve a costruire un parlamento ancor più passivo e ininfluente, l’altro a instaurare la dittatura del capo del governo; la controriforma della giustizia, inserita in questo quadro, diventa allora la garanzia che nessun giudice possa più frapporsi agli abusi del potere politico. La compagna ha concluso che tutto ciò rende ancor più necessario, per chi ha a cuore i diritti sociali, un NO chiaro e combattivo.
Anche questa volta non sono mancati coloro che hanno dichiarato fin da subito la loro scelta per il NO. A loro abbiamo chiarito che le ragioni del PMLI non coincidono pienamente con quelle avanzate dai promotori dei quesiti referendari; in particolare respingiamo ogni illusione sulla presunta “difesa” della Costituzione borghese del 1948, ormai ridotta a un involucro svuotato e più volte stravolto a destra, nel corso dei decenni, da tutti i governi di “centro-destra” e “centro-sinistra”.
Ciò che oggi deve contare, al di là di ogni differenza secondaria, è la massima unità nella battaglia referendaria per seppellire definitivamente la controriforma piduista e fascista della giustizia. La vittoria del NO rappresenterebbe un incoraggiamento decisivo per delegittimare il governo neofascista della ducessa Meloni.
L’esperienza di questi ultimi volantinaggi ci consegna un bilancio positivo che ci sprona a proseguire con rinnovato entusiasmo la campagna referendaria a Milano.
4 marzo 2026