Giornata Internazionale delle Donne 2026
Per un 8 Marzo anticapitalista, antimperialista e antifascista contro Mussolini in gonnella
di Monica Martenghi*
Buon 8 Marzo alle masse femminili sfruttate e oppresse, alle studentesse e alle ragazze anticapitaliste e antifasciste d’Italia e di tutto il mondo.
Buon 8 Marzo alle donne palestinesi e ucraine e degli altri Paesi che combattono
per la libertà nazionale, alle donne iraniane e degli altri Paesi prive dei loro diritti.
La data dell’8 Marzo fu scelta dalla Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921 per ricordare la grande manifestazione delle donne di Pietrogrado tenutasi l'8 Marzo del 1917 che dette il via alla rivoluzione di febbraio, tappa e preludio della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre.
L’8 Marzo quindi all’origine ha un chiaro carattere di classe e rivoluzionario. Inseriva la lotta per le rivendicazioni immediate e specifiche delle masse femminili in quella più generale contro il capitalismo e per il socialismo.
In seguito, dopo la morte di Lenin, Stalin e Mao, a causa del tradimento del partito comunista revisionista e dei partiti da esso derivati, e della restaurazione del capitalismo nei Paesi socialisti, l’8 Marzo ha perso il carattere e gli scopi originali, e infine non è stato più celebrato in Italia.
Dobbiamo il rilancio dell’8 Marzo a livello di massa e nazionale al movimento Non Una Di Meno, il quale però gli ha impresso un carattere femminista e riformista.
Il governo Meloni
Compito del PMLI, e in particolare delle marxiste-leniniste, è restituire all’8 Marzo il suo carattere originario di classe e rivoluzionario. Facendo comprendere alle masse femminili, soprattutto alle operaie e alle giovani, che la loro piena e duratura emancipazione economica, politica, sociale, culturale e morale non è possibile ottenerla, come dimostrano la storia e i fatti odierni, senza abbattere il capitalismo e instaurare il socialismo e il potere politico del proletariato.
Questo oggi significa combattere e abbattere il regime capitalista neofascista e il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella, che lo difende e ne cura gli interessi.
Questo governo, che ha concluso la marcia su Roma elettorale iniziata nel 1946 dal fascista movimento sociale italiano (MSI), non è un semplice governo reazionario con “tendenze autoritarie”, come sostengono opportunisticamente le opposizioni parlamentari. In realtà è un governo neofascista dalla testa ai piedi, come dimostra la sua politica interna ed estera ispirata a quella di Mussolini.
È sufficiente ricordare il premierato, la controriforma piduista e fascista della giustizia, che va affossata votando NO al referendum, l’“autonomia differenziata”, l’emarginazione del parlamento, i decreti fascistissimi sulla sicurezza, le manganellate, e non solo, ai manifestanti, la limitazione e le precettazioni degli scioperi, il bavaglio alla stampa, ai giornalisti e agli intellettuali non in linea, il rilancio della cultura e dell’istruzione fasciste, la militarizzazione delle scuole e delle università, il pompaggio del “Giorno del ricordo” anticomunista per riabilitare la dittatura fascista di Mussolini, il razzismo, l’omofobia, il blocco navale e la deportazione dei migranti.
In politica estera è sufficiente far notare il lavorio di Meloni per dare all’imperialismo italiano un posto di rilievo nel mondo attraverso le missioni militari estere, l’ammodernamento delle forze armate, il nuovo modello di difesa, il riarmo, l’aumento delle spese militari, l’economia di guerra, il piano neocolonialista Mattei, la rivendicazione di uno spazio nell’Artico, la presenza nel cosiddetto Consiglio di pace presieduto da Trump, l’alleanza con la Germania per conquistare l’egemonia nell’Ue. Forte dell’alleanza di ferro con il leader dell’internazionale neofascista e imperialista Trump.
Di questo passo Mussolini in gonnella rischia di trascinare l’Italia nella guerra mondiale imperialista che si staglia all’orizzonte per via soprattutto delle crescenti contraddizioni tra l’imperialismo americano e il socialimperialismo cinese per il dominio del globo.
Se Meloni osasse trascinare l’Italia in tale guerra sappia che il PMLI chiamerà il proletariato e l’intero popolo italiano alla guerra civile.
Quello di Meloni è il peggior governo che le masse femminili abbiano conosciuto dopo quello di Mussolini. L’ideologia e la cultura reazionaria, razzista, nazionalista, maschilista, clericale, oscurantista e omofoba che la ispirano e animano la politica del suo governo, sintetizzata nel trinomio mussoliniano “Dio, patria e famiglia”, rappresenta un grave arretramento per le masse femminili e una vera e propria restaurazione neofascista, patriarcale e antifemminile della concezione della donna e del suo ruolo sociale e familiare.
Il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale e Maestro del PMLI, alla riunione del Comitato centrale del Partito in data 30 giugno dello scorso anno ha rilevato che “Il governo Meloni è una dittatura neofascista in contrasto persino con la democrazia borghese. Va quindi combattuto e abbattuto senza esclusione di colpi, usando tutte le forme di lotta, legali e illegali, parlamentari e extraparlamentari, pacifiche e violente di massa. Una lotta che va portata avanti fino alle estreme conseguenze, alla guerra civile, se risponde alla volontà delle masse”.
Facciamo appello alle masse femminili, alle Organizzazioni femministe, a cominciare da Non Una Di Meno, a tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali, religiose anticapitaliste e antifasciste ad unirsi per buttar giù il governo Meloni.
Dopodiché ognuno potrà andare per la propria strada. Il PMLI, con in testa le marxiste-leniniste, continuerà a lavorare per far maturare le coscienze e raccogliere le forze sufficienti per dare l’assalto al cielo: fare la rivoluzione, conquistare il potere politico del proletariato, instaurare il socialismo e avanzare verso la totale emancipazione femminile, l’abolizione delle classi e il comunismo.
L’appello del PMLI
Noi lavoriamo per dare alle masse popolari, e in particolare a quelle femminili, un avvenire rosso e luminoso, ma al contempo non trascuriamo di occuparci dei loro problemi e necessità del momento.
Le battaglie delle masse femminili sono tante, vanno affrontate unitariamente senza settarismi e personalismi. Fra le principali andrebbero poste quella contro il patriarcato e il femminicidio, la violenza sulle donne, di genere e sulle persone LGBTQIAP+ e quella per bloccare il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce “il consenso libero e attuale” con “il dissenso”. C’è poi una questione per noi marxiste-leniniste molto importante, che riproponiamo ancora una volta, ossia quella del lavoro e della socializzazione del lavoro domestico, che consideriamo le due leve dell’emancipazione delle donne, per liberare le masse femminili dal doppio giogo che le opprime: la schiavitù salariale e quella domestica.
Non c’è lotta delle donne che ci vede estranee: per il lavoro, la casa, la sanità, la pensione, i servizi sociali, gli asili nido, consultori pubblici autogestiti, per i centri antiviolenza e le case rifugio con finanziamenti pubblici, la “fecondazione assistita omologa”, la Gestazione per altri nelle strutture pubbliche, per la libertà di aborto per le minorenni nelle strutture pubbliche senza il consenso dei genitori e del giudice tutelare. E chiediamo di essere appoggiate nella nostra lotta per la presenza paritaria delle donne, e non semplicemente delle quote dei sessi, nelle istituzioni locali e negli organismi politici, sindacali, sociali, culturali e religiosi.
È palese che in questa società borghese, capitalista e fascistizzata le donne sfruttate e oppresse, le donne lavoratrici e pensionate a basso reddito, le figlie degli operai e delle lavoratrici, contano ben poco o nulla, relegate ai margini della società, spettatrici del potere, del benessere, del lusso delle donne borghesi.
Questa situazione è intollerabile, va rovesciata. Ma come? Unendosi, attraverso un fronte unito per difendere i diritti politici, sociali e civili delle donne e aprendo un dialogo pubblico e privato tra tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali e religiose anticapitaliste, antimperialiste e antifasciste per discutere la strategia per abbattere il vigente regime capitalista neofascista e per cambiare radicalmente l’Italia sul piano economico, politico, istituzionale, giuridico, culturale e morale.
Buon 8 Marzo alle compagne, militanti e simpatizzanti, del PMLI, e a tutte le sincere marxiste-leniniste che militano in altri partiti.
Lottiamo per aiutare le masse a uscire dalle tenebre del capitalismo e a entrare nella luce del socialismo.
“La via è tortuosa, l’avvenire è radioso”
(Mao).
* Responsabile della Commissione donne del CC del PMLI
4 marzo 2026