Alla manifestazione nazionale a Roma del 28 febbraio
Oltre 30mila donne chiedono il ritiro del ddl Bongiorno sulla violenza sessuale
Senza consenso è stupro! Allargare la lotta contro il governo meloni, mussolini in gonnella!
Sabato 28 febbraio in oltre 30 mila le donne, provenienti da tutto il Paese, hanno sfilato per le vie centrali di Roma dando vita a una combattiva manifestazione nazionale contro il disegno di legge Bongiorno in materia di violenza sessuale.
Una manifestazione che arriva dopo giorni di iniziative e proteste vedi Il Bolscevico
n. 7/2026 - compresa l'azione sotto lo studio legale di Milano della fascioleghista Bongiorno di mercoledì 25 febbraio, dove le militanti milanesi di Non una di meno hanno scaricato un secchio di letame.
La mobilitazione nazionale è stata organizzata da oltre 500 centri antiviolenza, e da associazioni femministe e transfemministe come Non Una di Meno (NUDM), Donne in Rete (D.I.RE), Differenza donna, alla quale hanno aderito anche le sigle sindacali di CGIL fra l'altro con la presenza in corteo del segretario generale Landini, UIL e Cobas. Al corteo erano presenti anche delegazioni di Amnesty ed esponenti dei partiti dell'opposizione parlamentare come PD con la segretaria Schlein, AVS e M5S.
Al grido “Senza consenso è stupro” le donne, fra le quali spicca la partecipazione massiccia delle ragazze e delle studentesse con al loro fianco i compagni di studio, di vita e di lavoro hanno dato vita a un folto corteo, colorato, rumoroso e arrabbiato per le vie del centro della capitale, “bocciando” senza appello Meloni e Bongiorno che con il testo firmato dalla senatrice-avvocata fascioleghista vogliono riscrivere, ribaltandone il senso, la legge sul tema del consenso nei casi di stupro: legge, ricordiamo, che alla Camera era stata invece approvata all’unanimità.
Il corteo si snoda per le vie di Roma e unisce un’infinità di associazioni, con in testa i centri antiviolenza, le case delle donne, ci sono gli striscioni transfemministi di Non Una di Meno, “insieme siam venute, insieme torneremo, non una di meno”, foltissimo il gruppo delle studentesse e degli studenti medi romani che fra l'altro innalzano anche le bandiere della Palestina. Sul camioncino che apre la manifestazione un gruppo di bambine e uno striscione viola con la scritta “Rabbia proteggici”. Tra i cartelli: “Fermare il ddl Bongiorno”, "Ddl Bongiorno, per l'uomo che non deve chiedere mai", "Senza consenso è stupro, senza tutele è Stato complice", "Lo Stato non mi protegge".
Quello di sabato 28 febbraio è stato un primo appuntamento importante a carattere nazionale contro il disegno di legge Bongiorno, e come annunciano le organizzatrici la lotta proseguirà fino a che non sarà cancellato totalmente. Ed è un segnale importante che la gran parte delle manifestanti abbiano identificato nella Meloni e nel suo governo i massimi responsabili di tale ddl che riporta indietro di 30 anni la lotta contro la violenza sessuale, facendo ricadere sulle spalle delle donne vittime di violenza l'onere di provare la loro “innocenza” di non aver provocato con la loro condotta, la loro “moralità”, le loro abitudini personali lo stupratore.
Ma c'è bisogno di fare un salto di qualità, allargare la lotta per abbattere il governo Meloni, capire fino in fondo che esso rappresenta il peggior governo che le masse femminili abbiano conosciuto dopo quello di Mussolini. Perché l’ideologia e la cultura reazionaria, razzista, nazionalista, maschilista, clericale, oscurantista e omofoba che lo ispirano e ammorbano la sua politica, rappresentano un grave arretramento per le masse femminili e una vera e propria restaurazione neofascista, patriarcale e antifemminile della concezione della donna e del suo ruolo sociale e familiare.
Per questi motivi alla giusta lotta contro il ddl Bongiorno, va affiancata quella contro il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella che del ddl è l'ispiratore e sostenitore. In tal senso rinnoviamo l'appello alle masse femminili, alle Organizzazioni femministe, a tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali, religiose anticapitaliste e antifasciste, molte presenti anche in occasione della manifestazione del 28 a unirsi al PMLI per buttarlo giù.
4 marzo 2026