Milano: Oltre 10mila in corteo con Non Una Di Meno. Slogan contro violenza patriarcale, sfruttamento, militarizzazione e guerra. Il PMLI ha diffuso l’Editoriale sull’8 Marzo, accolto con estremo interesse
Redazione di Milano
Migliaia di donne, lavoratrici, studentesse e attiviste sono scese in piazza l'8 Marzo a Milano partecipando al corteo organizzato dalla rete transfemminista Non Una Di Meno (NUDM). La manifestazione è partita da piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale raggiungendo piazza Fontana.
Oltre 10 mila manifestanti hanno partecipato al corteo che si è aperto con grandi striscioni e bandiere viola, fucsia, rosse e palestinesi, e con lo slogan principale: “Disarmiamo guerra e patriarcato. Le nostre vite valgono” che ha riassunto il significato politico per una Giornata internazionale di lotta contro la violenza patriarcale, lo sfruttamento economico, le politiche che colpiscono i diritti delle donne, la guerra imperialista.
L’iniziativa milanese si è inserita nel quadro dello sciopero transfemminista globale dell’8 Marzo, indetto per il giorno seguente dato che quest’anno la Giornata era festiva, promosso in decine di città italiane e nel mondo per denunciare la violenza di genere, le discriminazioni sul lavoro, la precarietà e le politiche che colpiscono i diritti delle donne e delle soggettività oppresse.
Alla partenza del corteo, attorno alla scultura “Mela reintegrata” di Michelangelo Pistoletto, è stato esposto uno striscione con la scritta “Not in my name. Stop zone rosse. Stop deportazioni”, a sottolineare il carattere politico e internazionalista della mobilitazione.
Si sono susseguiti cori interventi e cartelli mentre alcuni manifestanti hanno inoltre affisso uno striscione sul muro esterno di Palazzo Pirelli con la significativa parola d'ordine “Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo”, denunciando il Ddl Buongiorno bollato, giustamente, come lesivo dei diritti delle donne.
Le promotrici del corteo hanno inoltre rivendicato l’introduzione di programmi scolastici di educazione sessuale e affettiva in tutti gli istituti. Senza un lavoro sistematico di prevenzione - affermano - ogni discorso sulla violenza di genere rischia di restare puramente retorico. Per questo la richiesta è quella di politiche educative capaci di promuovere rispetto, autodeterminazione e libertà dalle discriminazioni.
Nel corso della manifestazione si sono svolte anche azioni simboliche di protesta nei pressi del cosiddetto “Pirellino”, all’interno di un clima complessivamente combattivo e partecipato, contro la speculazione edilizia alla quale la città è stata consegnata dalla giunta comunale del sindaco PD Giuseppe Sala. Le attiviste di NUDM hanno chiesto spazi pubblici più sicuri e accessibili, ma anche la possibilità di creare e difendere spazi sociali autogestiti nei quali sperimentare forme di socialità e organizzazione alternative alla dominante logica del profitto.
Al concentramento militanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI hanno diffuso centinaia di volantini con l’importante Editoriale della compagna Monica Martenghi “Per un 8 Marzo anticapitalista, antimperialista e antifascista contro Mussolini in gonnella”, suscitando curiosità e alcuni momenti di confronto con le partecipanti alla manifestazione. Una studentessa, dopo aver letto alcune righe del volantino, si è soffermata a discutere del significato originario dell’8 Marzo come giornata di lotta di classe, nata dalla mobilitazione delle operaie di Pietrogrado del 1917; il dialogo si è concentrato sulla necessità, sottolineata dal PMLI, di collegare la battaglia contro la violenza patriarcale alla lotta contro il capitalismo che genera sfruttamento e disuguaglianze.
Altre due manifestanti si sono fermate a parlare con noi: con la prima, una lavoratrice precaria, il confronto si è sviluppato sul tema della violenza economica e della condizione delle donne nel lavoro, con particolare attenzione alla proposta marxista-leninista di affrontare il nodo dell’occupazione femminile e della socializzazione del lavoro domestico come leve fondamentali dell’emancipazione; con la seconda, una donna impegnata nei movimenti femministi, la discussione si è concentrata sulla necessità di contrastare le politiche del governo guidato dalla ducessa Meloni, indicato dal PMLI come principale nemico delle masse femminili oggi. In generale il volantino è stato accolto con estremo interesse, segno di un crescente interesse e disponibilità al confronto politico.
I marxisti-leninisti hanno portato ben alti un cartello con il manifesto del Partito sull’8 Marzo e la rossa bandiera del Partito. La riproduzione del manifesto era nei “corpetti” dei nostri compagni e ha suscitato interesse dei manifestanti che hanno apprezzato anche il cartello, assai immortalato dai fotoreporter presenti.
La mobilitazione è proseguita la mattina di lunedì 9 marzo con il corteo studentesco e sindacale legato allo sciopero “transfemminista”, partito da Largo Cairoli e promosso ancora una volta dalla rete Non Una Di Meno insieme a collettivi studenteschi, centri sociali e delegazioni dei sindacati conflittuali non confederali. Alcune migliaia di manifestanti hanno attraversato il centro scandendo slogan contro la violenza patriarcale, la precarietà del lavoro e il riarmo, con numerosi interventi dal camion di testa e momenti di protesta simbolica davanti a sedi istituzionali e luoghi simbolo del potere economico capitalistico.
Davanti alla sede di Microsoft, il cui fondatore Bill Gates appare negli “Epstein files”, è stata avviata una contestazione: “Sei un miliardario bastardo, un pedofilo stupratore, uno speculatore, un ladro di dati, un sionista pezzo di merda”. Contestata anche la vendita di tecnologie all’entità sionista e genocida di Israele per “identificare i palestinesi da assassinare” attraverso Microsoft Azure. In piazza Repubblica è stato bruciato un fantoccio del dittatore statunitense fascioimperialista Donald Trump.
Particolarmente visibile la presenza di studentesse e studenti medi e universitari che hanno rilanciato le rivendicazioni per l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, per una sanità pubblica accessibile senza obbiettori e contro la precarizzazione del lavoro femminile.
Le due giornate di mobilitazione milanese hanno confermato come l’8 Marzo continui a rappresentare per migliaia di donne e giovani una giornata di lotta contro patriarcato, sfruttamento e disuguaglianze sociali. In questo quadro i marxisti-leninisti hanno ribadito la necessità di collegare la battaglia contro la violenza sulle donne alla lotta più generale contro il capitalismo e il governo neofascista Meloni, indicando nella prospettiva del socialismo l’unica via capace di garantire una reale emancipazione delle masse femminili e delle nuove generazioni.
11 marzo 2026