Su iniziativa di Non Una di Meno
L'8 Marzo celebrato da combattivi cortei in 60 città
Le ragazze in prima fila dei grandii cortei che hanno superato i limiti riformisti e idealisti dell'appello di NUDM. Duri slogan contro il governo Meloni. Riuscito lo sciopero del 9 marzo convocato da Cgil Flc e Filcams, Cobas, Cub e Usb. I giornali compreso “La Repubblica” ignorano i cortei
A Milano e Catania consensi alla linea del PMLI
Sono tante, lavoratrici, studentesse, attiviste dei centri antiviolenza, con a fianco i propri partner di vita, di lavoro e di studio, le masse femminili che sono scese in piazza nelle vie centrali di 60 città italiane dando vita a grandi e combattivi cortei per celebrare l'8 Marzo, Giornata internazionale della donna, aderendo alle due giornate di mobilitazione nazionale, promosse dal movimento transfemminista Non Una di Meno contro la violenza di genere e le disuguaglianze sociali ed economiche delle donne, contro il patriarcato, contro il governo Meloni e il ddl sulla Bongiorno, e contro la guerra all'Iran, che hanno avuto la loro conclusione con il riuscito sciopero generale nazionale di 24 ore del 9 marzo che quest'anno ha avuto la copertura sindacale oltre che dai sindacati non confederali Cobas, Cub e Usb anche dei settori nazionali della Cgil Flc e Filcams.
50 mila a Milano, oltre 10 mila a Bologna, Roma, Genova, Padova, sono alcuni dati appresi sui social delle donne che hanno letteralmente occupato le piazze di 60 città del nostro Paese, dal Nord al Sud compreso le Isole nella giornata dell'8 Marzo, una presenza ripetuta anche il giorno seguente, dalle studentesse e dagli studenti, insegnanti, e lavoratrici e lavoratori delle scuole e delle università, e Funzione pubblica nella giornata del 9 marzo per lo sciopero generale nazionale di 24 ore, proclamato, accogliendo l'appello di Non Una di meno, dalle organizzazioni sindacali non confederali USI SURF, CUB SUR, ADL Cobas, SLAI COBAS per il sindacato di classe, Confederazione USB e CLAP rivolto a personale di ogni settore, dalle amministrazioni pubbliche al settore privato e cooperativo, ai quali quest'anno per la seconda volta si è aggiunta la CGIL ma solo nei settori di scuola, università, ricerca, AFAM, formazione professionale e istruzione non statale. Dati appresi dai social ripetiamo poiché le testate giornalistiche al servizio del governo neofascista di Mussolini in gonnella, compreso “La Repubblica”, non ne hanno dato notizia, ignorando completamente i cortei.
Un lungo fine settimana di lotta delle masse femminili, dove sono emersi prepotentemente la combattività e il protagonismo delle giovanissime e delle ragazze, e dovee alle rivendicazioni specifiche dei diritti delle donne, come il diritto a un lavoro stabile e a parità di salario con gli uomini, il diritto all'aborto libero e sicuro, la lotta contro l'obbiezione di coscienza, la salvaguarda dei consultori e dei Centri antiviolenza si sono affiancate anche la lotta al patriarcato, la denuncia della politica antifemminile del governo Meloni e il netto No all'aggressione militare congiunta da parte dei criminali di guerra Trump e Netanyahu all'Iran e per la Palestina libera.
In ogni corteo delle 60 città le donne, le ragazze e le giovanissime con slogan vociati o scritti a caratteri cubitali nei cartelli hanno espresso tutto il loro disprezzo contro il governo Meloni e la sua politica antifemminile: "Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni" la scritta su alcuni cartelli del corteo di Roma, e ancora "Meloni, ci senti? Siamo noi l'opposizione a un governo misogino, razzista e guerrafondaio". "Il governo Meloni sta distruggendo dall'interno tutte le politiche dell'antiviolenza conquistate in anni di lotte" gridano le studentesse sempre al corteo di Roma, riferendosi al ddl Bongiorno esprimendo la volontà di bloccarlo “con ogni mezzo”.
Mentre a Milano al grattacelo Pirelli sede del Consiglio regionale, delle giovani affiggevano un grande poster con su scritto “Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo” e un manifesto di Trump a testa in giù con la scritta “Make Fascist Afraid Again” (Fate che i fascisti abbiano ancora paura), a Bologna riecheggiava ripetutamente dal corteo lo slogan “Siamo tutte antifasciste”, ritmato col battito delle mani.
A Torino dove le giornate sono state tre comprendendo quella del 7 Marzo, e nella quale si è svolta una grande manifestazione che ha bloccato il capoluogo piemontese, con la presenza anche delle attiviste e attivisti del Centro sociale Askatasuna, in questo corteo significativi i cartelli accusavano il capitalismo di essere alle origini della violenza sulle donne come “Patriarcato e capitale = alleanza criminale”.
Alle manifestazioni di Milano e Catania era presente il PMLI che ha diffuso a centinaia di copie il volantino con il lungimirante e educativo Editoriale per l'8 Marzo di Monica Martenghi, Responsabile della Commissione donne del CC del PMLI “Per un 8 Marzo anticapitalista, antimperialista e antifascista contro Mussolini in gonnella” suscitando interesse e consensi, per le notizie rimandiamo alle cronache locali.
Segnali importanti dell'affiorare, man mano che la lotta va avanti, nella coscienza anticapitalista delle ragazze compresa la loro consapevolezza che il governo Meloni è un governo neofascista, e in certi casi come questi hanno superato i limiti riformisti e idealisti contenuti nell'appello di Non Una di meno per queste giornate di lotta.
Il nostro auspicio è quello che le nuove generazioni di ragazze, che militano in Non Una di Meno, o che ne sono simpatizzanti, la parte più avanzata del movimento, le anticapitaliste e le antifasciste si pongano tre riflessioni profonde.
La prima: a quale cambiamento aspirare: un cambiamento individuale, spuntando qualche diritto civile in più al capitalismo e ai suoi governi che man mano si susseguono, diritti fra l'altro che possono essere scardinati a secondo delle esigenze dalla logica del massimo profitto, e ciò che sta facendo il governo di Mussolini in gonnella ne è un esempio, con gli “anticorpi” della “pratica transfemminista” mettendo “al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura” per aspirare a un “cambiamento personale e collettivo... per trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie”, come si legge nell'appello di Non una di meno, pur rimanendo nel capitalismo? O aspirare a un cambiamento radicale delle loro condizioni sociali, di vita, di studio in una società dove le disuguaglianze sociali, di lavoro, di studio e di sesso non esisteranno più? Un cambiamento che per noi marxiste-leniniste che ci battiamo per la completa parità donna-uomo si può ottenere quando il proletariato femminile e maschile acquisirà la propria coscienza di classe, la coscienza di essere una classe per sé con una propria cultura, una propria concezione del mondo, con il compito storico di abbattere il capitalismo, instaurare il socialismo e prendere il potere politico armati del marxismo-leninismo-pensiero di Mao.
La seconda riflessione più stringente e urgente che ha segnatamente caratterizzato i cortei in questo 8 Marzo è l'argomento guerra, si legge in un comunicato di Non una di Meno: "Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero globale transfemminista, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere, per fermare la guerra perché non vogliamo essere né vittime né complici". Una visione idealista e pacifista pericolosa, poiché non distingue le guerre ingiuste (di aggressione) da quelle giuste (di liberazione), mentre oggi la realtà ci impone di riflettere che l'aggressione militare congiunta da parte dei criminali di guerra Trump e Netanyahu all'Iran, è una guerra imperialista, essa è congeniale al dittatore fascioimperialsta Trump che vuole il controllo totale del Medioeriente per creare le migliori condizioni per l'imperialismo americano per affrontare con successo lo scontro finale col socialismperialismo cinese per il dominio del globo e l'unica risposta possibile che le donne e le ragazze possono dare se l'Italia imperialista di Mussolini in gonnella dovesse partecipare alla guerra mondiale imperialista, causata da tale scontro, è quella della guerra civile. Il popolo italiano, a partire dal proletariato, dalle donne e dai giovani, non deve appoggiare né l'imperialismo dell'Ovest né l'imperialismo dell'Est.
La terza riflessione è relativa all'appello del PMLI rivolto anche alle ragazze che militano in Non Una di Meno. Come si legge nell'importante Editoriale per l'8 Marzo di Monica Martenghi, Responsabile della Commissione donne del CC del PMLI: “Il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale e Maestro del PMLI, alla riunione del Comitato centrale del Partito in data 30 giugno dello scorso anno ha rilevato che 'Il governo Meloni è una dittatura neofascista in contrasto persino con la democrazia borghese. Va quindi combattuto e abbattuto senza esclusione di colpi, usando tutte le forme di lotta, legali e illegali, parlamentari e extraparlamentari, pacifiche e violente di massa. Una lotta che va portata avanti fino alle estreme conseguenze, alla guerra civile, se risponde alla volontà delle masse'.
Facciamo appello alle masse femminili, alle Organizzazioni femministe, a cominciare da Non Una Di Meno, a tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali, religiose anticapitaliste e antifasciste ad unirsi per buttar giù il governo Meloni.
Dopodiché ognuno potrà andare per la propria strada. Il PMLI, con in testa le marxiste-leniniste, continuerà a lavorare per far maturare le coscienze e raccogliere le forze sufficienti per dare l’assalto al cielo: fare la rivoluzione, conquistare il potere politico del proletariato, instaurare il socialismo e avanzare verso la totale emancipazione femminile, l’abolizione delle classi e il comunismo”.
Su queste tre riflessioni noi marxiste-leniniste siamo disponibili ad aprire un dialogo franco e leale con le ragazze che vorranno confrontarsi in pubblico o in privato col PMLI, ma anche su altri temi della linea femminile del PMLI sull'emancipazione della donna e sul socialismo. Veniteci a trovare le porte delle nostre sedi per voi sono spalancate, o se volete potete dialogare anche attraverso le rubriche de “Il Bolscevico”.
11 marzo 2026