A Roma in 20 mila su invito del Comitato NO sociale
Combattivo corteo per il NO. Bruciata la foto di Meloni
Conte esprime solidarietà a Mussolini in gonnella. Bruciate anche le foto di Nordio e Trump e le bandiere Usa e Israele. I militanti che hanno bruciato le foto saranno denunciati per vilipendio
Uniamoci per buttare giù il governo neofascista Meloni
Sabato 14 marzo ventimila persone hanno partecipato alla manifestazione promossa da Potere al Popolo (PAP), assieme al sindacato autonomo USB, e alcuni collettivi studenteschi fra i quali OSA e Cambiare Rotta, costituiti nel "Comitato per il no sociale".
Fra gli aderenti e i partecipanti anche UDAP, al pari di tanti altri movimenti per la Palestina. Più in generale è sceso in piazza il cartello delle forze politiche, sindacali e sociali che sono state protagoniste della straordinaria ondata di lotta a sostegno della Resistenza palestinese nei confronti dell'aggressore nazisionista e che hanno contrastato le politiche securitarie della Mussolini in gonnella Meloni, fatte legge a suon di decreti “sicurezza”.
Una grande piazza antifascista e antigovernativa
Tante bandiere rosse, della Palestina, ma anche di Hezbollah, delle Brigate Al-Qassam di Hamas, così come di Cuba, Venezuela e Iran, e decine di cartelli, hanno seguito lo striscione d'apertura che recitava “No al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida”, a testimoniare che la piazza romana si è riempita certamente per impedire l'assoggettamento della magistratura al potere esecutivo come vorrebbero Meloni e Nordio, ma anche in generale contro il governo e le sue politiche che gli organizzatori definiscono “autoritarie”.
Tanti gli slogan del combattivo corteo, fra i quali “Fuori l’Italia dalla Nato”, “Giù le mani dal Venezuela”, “morte al sionismo, morte all’imperialismo”, e ancora “Nessuna base, nessun soldato. Fuori l’italia dalla Nato”, incluso il fuorviante “Giù le armi, su i salari”. Poi, dopo aver attraversato il centro cittadino e prima di giungere in piazza San Giovanni dov'è stato inscenato un flash mob molto con alcuni sacchi bianchi insanguinati sul selciato che ricordano le bambine uccise nella scuola Shajareh Tayyebeh di Minab in Iran, in piazza dell’Esquilino alcuni giovani manifestanti hanno dato alle fiamme un cartello con l’immagine di Meloni che tiene Nordio al guinzaglio, un secondo con Meloni e Netanyahu e la scritta “il vostro genocidio”, e un terzo con la foto di Trump e la bandiera statunitense.
Appena le immagini hanno iniziato a circolare in rete, Fratelli d’Italia ha immediatamente attaccato sui social con il monito “L’odio rosso scende in campo per il No”, al quale sono seguite le dichiarazioni dei maggiori graduati del nuovo partito fascista di governo. E fin qui tutto in linea con forcaiola propaganda meloniana. Un po' meno “normale” è stata invece l'immediata solidarietà giunta da parte di Enrico Grosso, presidente del comitato per il No, così come assolutamente fuori luogo è stato poco dopo il muro a difesa di Meloni e Nordio eretto dalle opposizioni parlamentari del cosiddetto “campo largo”.
Conte e PD solidarizzano con Meloni e Nordio
“Condanno con fermezza quanto accaduto a Roma. Questo governo deve andare a casa con la forza delle idee e della democrazia, non a colpi di odio e violenza” è la vergognosa dichiarazione del leader del M5S Giuseppe Conte, al quale fa eco la responsabile giustizia del PD Debora Serracchiani che ha affermato: “Il confronto tra idee deve rimanere pacifico e civile. Quanti si esibiscono in roghi agiscono contro la causa della difesa della Costituzione, della giustizia sociale e della pace.”
Questa immediata reazione è emblematica, poiché è la dimostrazione lampante che il governo Meloni teme le piazze e non perde occasione per criminalizzarle. Questa opera è sostenuta a largo spettro anche da una certa stampa di regime, ed in particolare da Il Tempo
del fascista Angelucci, fogliaccio al servizio di Meloni al pari del Il Giornale che all'indomani della manifestazione ha riempito ben tre pagine per denunciare quanti dovrebbero finire in galera attraverso “La mappa digitale degli anarchici” e un articolo che rilancia la propaganda di governo dal titolo “L'odio in corteo sotto il simbolo del NO. Bruciate le immagini di Meloni e Nordio”.
Naturalmente l'esecutivo e chi gli regge il sacco cerca in ogni modo di assicurarsi quantomeno la neutralità, se non il pieno appoggio in certi termini, dell'opposizione parlamentare e, dichiarazioni alla mano di 5 Stelle e PD, ci riesce perfettamente. Il che finisce per marcare la netta spaccatura esistente fra i partiti borghesi e le masse popolari e studentesche antigovernative, antifasciste d anticapitaliste. Fra l'altro non è di secondaria importanza rilevare che se Serracchiani e Conte si sono affrettati a gridare che loro con queste piazze non c'entrano niente, non hanno speso una parola per denunciare il raduno dell’estrema destra europea organizzato da Forza Nuova a pochi chilometri di distanza, contrassegnato da decine di saluti romani e di slogan fascisti. Una vergogna.
Per contro gli studenti del Collettivo autorganizzato universitario autori del falò che saranno denunciati per vilipendio, non si sono fatti intimorire e hanno risposto per le rime: “Quanto scandalo per un pezzo di carta bruciato! Eppure noi non ci vergogniamo. Anche se ci vorrebbero fare credere che esprimere dissenso vada contro la democrazia si tratta pur sempre di un foglio di carta.” A loro va tutta la nostra piena e incondizionata solidarietà antifascista.
La bussola della Costituzione borghese del '48
La piazza del 14 marzo, accompagnata anche dalle altre manifestazioni di Torino (dove sono state bruciate bandiere israeliane e statunitensi), Milano, Bologna e Vicenza, sono state un pugno nello stomaco a Meloni e ai suoi gerarchi, ma in un certo senso anche all'imbelle opposizione parlamentare giacché è evidente a tutti che, che nonostante i tentativi di screditare l'opposizione antifascista e anticapitalista al governo, i manganelli meloniani che si abbattono con fascistissima continuità sulle loro teste non intimoriscono i giovani e i manifestanti più avanzati, che continuano a scendere in piazza sempre più agguerriti e determinati.
Ma se da un lato questa mobilitazione è stata antigovernativa e antifascista, dall'altro non è sfuggito a nessuno la sua impronta illusoria e gravemente elettoralista dimostrata dalle dichiarazioni degli organizzatori, così come da numerose parole d'ordine e striscioni esibiti nel corteo. "L'Italia ripudia i ministri traditori della Costituzione" è un esempio, così come l'ampio risalto dato dai media vicini agli organizzatori a una rappresentazione in piazza nella quale una sagoma vestita di rosso era sdraiata su di una barella con su scritto “Costituzione italiana 1948 – 2026? Pronto soccorso emergenze”. Insomma, questa piazza ha confermato che l'alfa e l'omega della linea politica di PaP e degli altri promotori rimane la Costituzione borghese del '48 e con essa l'elettoralismo borghese che nella sostanza emerge anche dall'altra parola d'ordine usata nelle dichiarazioni di lancio al corteo, “Facciamo vincere l'Italia migliore e diamo una spallata al Governo Meloni”.
L'alternativa che gli organizzatori sembrano prospettare alle migliaia di ragazzi e ragazze, di antifasciste e antifascisti scesi in piazza a Roma, quella “spallata” insomma, non è nient'altro che l'appuntamento elettorale nazionale del 2027.
La Costituzione borghese del '48 continua a essere considerata la stella polare, come risulta anche nel primo dei tre punti della piattaforma di lancio della piazza del 14 marzo, nel quale gli organizzatori scandiscono un secco “NO alle controriforme istituzionali che stanno portando praticamente alla decostituzionalizzazione della vita politica e democratica del paese, così come è un no allo stato di polizia voluto dal governo che vuole spazzare via le libertà di manifestazione ed espressione e accanirsi ulteriormente contro gli immigrati”.
Noi siamo perfettamente d'accordo sulla prima parte del punto e anche su la parte finale, ma il nemico da battere non è certo la “decostituzionalizzazione”, bensì il capitalismo e il regime neofascista imperante, poiché tutto l'impianto borghese e neofascista realizzato finora è stato realizzato con differenti tempi e strategie in base al governo di turno, sempre nel quadro di quella Costituzione borghese.
Come abbiamo detto più volte, la disapplicazione sistematica dei contenuti più progressisti della Carta del '48, unita alla sua natura borghese e sostanzialmente anticomunista, sono la prova lampante che essa non può essere presa come stella polare dalle masse popolari e tanto meno dai partiti politici che affermano di avere un orizzonte “rivoluzionario” come afferma a parole PaP, o “comunista”. Il problema reale delle controriforme, inclusa quella di Nordio e Meloni, è che tutte, nessuna esclusa, portano direttamente verso la piena realizzazione della repubblica neofascista e piduista.
PaP si guarda bene dal denunciare il carattere neofascista del governo Melloni
Nonostante la piattaforma di convocazione della giornata di lotta parlasse direttamente di un governo responsabile di “disuguaglianze sociali e l’insopportabile concentrazione delle ricchezze, l’aumento delle spese militari e della logica di guerra, il controllo sui mass media e sulle possibilità di espressione politica”, secondo PaP il governo Meloni sta “instaurando lo stato di polizia e la criminalizzazione di chi manifesta”.
Certo, la definizione di “illiberale” tradotta dallo striscione di apertura è un passo avanti, ma ad oggi gli organizzatori non riescono ancora a dirla tutta sul suo conto, definendolo nulla più di “un governo autoritario”, sia pur antidemocratico ed antipopolare. Tant'è vero che sempre nella piattaforma sulla base della quale è stato costituito il “Comitato per il No Sociale” ci sono chiare evidenze di questo approccio, a nostro avviso sostanzialmente insufficiente.
Al pari degli altri partiti della sinistra parlamentare infatti, l'omessa denuncia di trovarci di fronte a un governo neofascista, anche per PaP è strumentale e utile al fine di proporre l'elettoralismo borghese quale unica via per spodestare la ducessa Meloni da Palazzo Chigi. Questo è l'obiettivo finale di Collot, Granato e Cremaschi; tuttavia il fatto più grave che per l'ennesima volta non possiamo non rilevare e denunciare è che mentre la sinistra parlamentare propone questa ricetta sostanzialmente a un elettorato riformista o piccolo borghese, moderato per capirsi, PaP invece dietro roboanti frasi demagogiche cerca di irretire e riportare i combattenti antifascisti e anticapitalisti e gli astensionisti di sinistra nel vicolo cieco delle illusioni governative borghesi.
Una piattaforma antimperialista solo a metà
Tornando alla piattaforma della manifestazione per il NO al referendum trasformata poi nel nuovo No Meloni Day, il secondo punto recita un secco “NO alla guerra sociale del governo contro i poveri, i salari dei lavoratori, i senza casa, le esigenze popolari”, e su questo siamo completamente d'accordo.
Il terzo punto riguarda il “NO all’economia di guerra e al militarismo, alla complicità con Israele sul quale il governo intende trascinarci per nascondere disuguaglianze sociali ormai crescenti e insopportabili”. Secondo noi, in particolar modo nell'organizzazione di una piazza con certi connotati, sarebbe stato necessario dirla tutta anche su questo punto, dichiarando chiaramente che l'appoggio di Meloni a Netanyahu e a Trump, non ha l'unico obiettivo di distrarre le masse popolari dalla presa di coscienza e dalla lotta per ridurre le disuguaglianze che sono sempre più marcate nel nostro Paese. Il governo Meloni infatti spreme le masse popolari all'interno di una chiara economia di guerra, che se da un lato moltiplica gli alti profitti dei capitalisti, dall'altro cerca disperatamente un posto al sole all'imperialismo italiano nel mondo.
Parlando di guerra, crediamo che un partito come PaP ha il dovere di distinguere le guerre ingiuste, imperialiste e d'aggressione, da quelle giuste, popolari e di resistenza, così come non dovrebbe limitarsi a combattere l'imperialismo dell'Ovest e la Nato senza denunciare l'imperialismo dell'Est, ossia il socialimperialismo cinese e l'imperialismo russo.
E la confusione regna sovrana anche negli interventi, slogan e striscioni laddove definiscono addirittura “socialisti” Cuba e il Venezuela, e che difendono l'Iran non solo (e giustamente) contro l'aggressione di USA e Israele, ma anche nei confronti dei moti di protesta interni che invece per noi occorre appoggiare.
Cacciare subito Mussolini in gonnella con la lotta di piazza
Considerato che la battaglia referendaria per il NO alla controriforma Nordio-Meloni rappresenta attualmente la priorità verso la quale tutte le forze politiche e sociali democratiche e antifasciste devono convergere, la piazza del 14 marzo ha rappresentato un importante avvenimento, e di questo a PAP, USB e agli altri promotori, va dato atto e merito.
Conclusa e vinta questa battaglia, occorre immediatamente mobilitare le piazze per abbattere il governo Meloni, senza attendere le elezioni previste per il 2027. Se questo grande fronte unito, con molteplici sfaccettature ma convinto di far prevalere il NO sarà capace di sferrare un duro colpo al governo, il dovere degli antifascisti a partire dai partiti più combattivi, dal sindacalismo di base, e anche dalla CGIL, sarà quello di portare le piazze a rovesciare Mussolini in gonnella prima che si blindi al potere con la nuova legge elettorale Acerbo già pronta per essere promulgata e il presidenzialismo.
Poi ognuno andrà per la sua strada. E noi ci auguriamo che gli antifascisti e gli anticapitalisti non si facciano ingannare dal velenoso elettoralismo borghese ma scelgano la via che propone loro il PMLI, la via dell'Ottobre, del socialismo e del proletariato al potere.
18 marzo 2026