Criminali bombardamenti quotidiani russi contro civili e infrastrutture in tutta l’Ucraina
Trump aiuta Putin allentando le sanzioni per l’acquisto di petrolio russo
Il premier belga: “Gli USA non sono affatto dalla parte dell’Ucraina”. L’ONU torna ad accusare Mosca di aver commesso crimini contro l'umanità attraverso il rapimento di bambini ucraini
Zelensky: “Spero che gli americani ci aiutino, ma devono fare più pressione sulla Russia non su di me”
Continua la mattanza nazizarista russa in Ucraina. Morti e feriti civili, distruzioni di edifici e infrastrutture. È di almeno quattro morti il bilancio di un attacco la notte del 14 marzo delle forze russe che ha colpito la regione di Kiev. Lo ha reso noto la polizia, citata dai media ucraini. Nel raid sono state danneggiate diverse infrastrutture civili, tra cui un ufficio postale, case private e alcuni veicoli. Tre delle vittime sono state riportate a Brovary, dove sono anche rimaste ferite altre 8 persone. Un uomo è invece stato ucciso nel distretto di Vyshgorod, dove si contano anche altri due feriti. I media ucraini riportano anche di un attacco con droni su un treno nel Kharkiv, nel quale sono rimasti feriti un macchinista e il suo assistente. Il 12 marzo la Russia ha attaccato la città meridionale di Zaporizhia e la regione circostante, con bombe aeree guidate, ferendo almeno 13 persone, tra cui due bambini. Lo hanno riferito le autorità locali ucraina, citate da The Kyiv Independent. Gli attacchi hanno preso di mira Zaporizhia e il villaggio di Rozumivka, danneggiando condomini, abitazioni e infrastrutture critiche, ha affermato la Procura regionale.
Almeno 20 persone sono rimaste ferite in un attacco di un drone russo su un minibus nella regione ucraina del Kherson, avvenuto l’11 marzo. Mentre il giorno prima le autorità ucraine hanno reso noto che almeno nove persone sono morte e altre 44 risultate ferite in attacchi russi: lo riferisce il Kiev Independent, facendo riferimento ai resoconti provenienti da diverse zone del Paese. Tra le aree colpite ci sono gli oblast' di Sumy, Kharkiv, Donetsk e Kherson. Un raid delle forze russe ha colpito altresì il centro della città di Sloviansk, nell'Ucraina orientale, uccidendo quattro persone. Almeno altre 16 persone, tra cui una ragazza di 14 anni, sono rimaste ferite. Due persone sono state uccise e altre due sono rimaste ferite in seguito agli attacchi con bombe guidate russe sulla comunità di Glukhiv, nell'oblast' di Sumy. il 9 marzo. Attacchi russi anche alla città di Nizhyn e il distretto di Novgorod-Siverskyi con droni, danneggiando infrastrutture civili e un edificio residenziale.
Insomma come ribadito dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, riportato dall'agenzia Tass il 12 marzo, "La Russia prosegue la sua operazione militare" in Ucraina, "ma resta aperta a una soluzione pacifica", leggesi la capitolazione di Kiev. Su questo purtroppo convergono sia l’Unione europea che gli USA del dittatore fascioimperialista Trump. L'Unione europea non è attualmente in grado di costringere la Russia a cedere nella sua guerra contro l'Ucraina e dovrebbe ricevere un mandato dai propri Stati membri per negoziare con Mosca, ha affermato il 14 marzo il primo ministro belga Bart De Wever. "Dato che non siamo in grado di minacciare Putin inviando armi all'Ucraina e non possiamo soffocarlo economicamente senza l'appoggio degli Stati Uniti, rimane solo un metodo: stringere un accordo", ha dichiarato il conservatore fiammingo in un'intervista al quotidiano belga “L'Echo”. Per De Wever mettere in ginocchio la Russia sarebbe possibile solo a condizione di avere “il sostegno al 100% degli Stati Uniti”. "Ma loro non sono affatto dalla parte dell’Ucraina. A volte penso che siano più vicini a Putin che a Zelensky", ha continuato. "Senza un mandato per andare a negoziare a Mosca, non siamo al tavolo delle trattative dove gli americani spingeranno l'Ucraina ad accettare un accordo. E posso già dire che per noi sarà un cattivo accordo". Mentre Trump in una lunga intervista a Nbc ha attaccato il presidente ucraino, affermando che è "molto più difficile raggiungere un accordo" con lui rispetto al presidente russo Putin.
"Non ci fidiamo della Russia, ma credo, e confido, che gli americani vogliano davvero porre fine a questa guerra. Spero che ci aiutino, ma devono fare più pressione sulla Russia, non su di me", aveva affermato sul tema l’11 marzo lo stesso presidente ucraino in un passaggio dell'intervista concessa a “Politico”. Nella stessa giornata su X Zelensky si era espresso anche sulle sanzioni alla Russia: "L'Europa, gli Stati Uniti e l'intero mondo civilizzato hanno imposto sanzioni alla Russia per la sua aggressione. A mio avviso, se queste sanzioni verranno revocate, significherà che riconosceremo la legittimità di questa aggressione, ovvero che uno o l'altro Stato perdonerà la Russia per questo crimine. Naturalmente, come Presidente di un Paese vittima di questa guerra e come persona che fondamentalmente comprende che l'aggressione non può rimanere impunita, considero ciò assolutamente ingiusto".
Così come non è sensata la decisione degli USA di una deroga di 30 giorni concessa ai Paesi per acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi soggetti a sanzioni e attualmente bloccati in mare, che interesserebbe 100 milioni di barili al giorno, "pari a quasi un giorno di produzione mondiale", come riportato dalla Reuters sul suo sito citando stime dell'inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev. La Russia infatti guadagna fino a 150 milioni di dollari al giorno in entrate di bilancio extra dalle vendite di petrolio, il che la rende il principale beneficiario del conflitto in Medio Oriente. Lo rivela lo stesso “Financial Times”, secondo il quale, indipendentemente dai soldi che potranno arrivare dopo che il Tesoro Usa ha rilasciato una deroga di 30 giorni ai Paesi che desiderano acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi sanzionati e attualmente bloccati in mare, Mosca ha finora guadagnato una cifra stimata tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, dopo che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha portato a una crescente domanda di greggio russo da parte di India e Cina. Secondo i calcoli del quotidiano finanziario americano basati sui dati del settore e sulle valutazioni di diversi analisti, il governo russo potrebbe ricevere un fatturato aggiuntivo complessivo compreso tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari entro la fine di marzo. Questo presuppone che i prezzi del greggio russo Urals si aggirino in media tra i 70 e gli 80 dollari al barile questo mese, anzichè rimanere a un livello vicino alla media dei due mesi precedenti, pari a 52 dollari al barile. Si tratta di un netto capovolgimento di rotta per Mosca, che prima della guerra con l'Iran aveva dovuto fare i conti con il calo dei prezzi del petrolio e la perdita della maggior parte delle sue vendite all'India, in gran parte a causa delle pressioni di Washington.
L'allentamento delle sanzioni statunitensi sulle vendite di petrolio russo rischia non solo di rafforzare Mosca ma di ostacolare gli sforzi per la pace in Ucraina, ha denunciato il 13 marzo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella conferenza stampa all'Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron. "La revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a un rafforzamento della posizione della Russia", che ha invaso l'Ucraina quattro anni fa, ha dichiarato Zelensky. Secondo il leader ucraino, l'alleggerimento deciso da Stati Uniti potrebbe avere un impatto finanziario significativo per Mosca. "Questo solo allentamento da parte degli Stati Uniti potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari per la guerra. Non contribuisce certo alla pace", ha aggiunto.
Intanto il 10 marzo la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta sull'Ucraina, che agisce su mandato delle Nazioni Unite, è tornata ad accusare le autorità di Mosca di aver commesso crimini contro l'umanità attraverso la pratica di rapire e portare in Russia bambini ucraini dalle zone occupate. Secondo i relatori dell'inchiesta, "le prove raccolte portano la commissione a concludere che le autorità russe hanno commesso crimini contro l'umanità, vale a dire deportazione e trasferimento forzato, nonché sparizione forzata di bambini". Tale dichiarazione accompagna la pubblicazione di un rapporto a Ginevra. Ammontano a 1.205 i bambini "deportati o trasferiti" secondo la Commissione, che ha avviato le indagini per conto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite poco tempo dopo l'offensiva militare della Russia in Ucraina del 24 febbraio 2022. In questo lasso di tempo, l'80% dei bambini i cui casi sono stati oggetto di investigazione "non hanno ancora fatto ritorno" alle proprie case. Così, è stato confermato quanto già affermato nel primo report della commissione: "Le autorità russe ne hanno ritardato ingiustificatamente il rimpatrio, il che costituisce anch'esso un crimine di guerra". Ribadito infine il coinvolgimento del presidente Vladimir Putin "attraverso la sua autorità diretta sulle entità che hanno guidato e attuato questa politica". Tale ruolo sarebbe "stato visibile fin dall'inizio". Sul nuovo Zar del Cremlino e criminale di guerra pesa un mandato d'arresto internazionale della Corte dell'Aja proprio per le deportazioni in Russia di minori ucraini.
18 marzo 2026