Su iniziativa del Movimento No Base
Bloccato a Pisa il treno delle armi
I 32 vagoni carichi di armi e mezzi militari costretti a tornare a Piombino da dove provenivano
Dal corrispondente del PMLI.Toscana
Usare tutte le forme di lotta delle masse: legali e “illegali”, pacifiche e violente per “Inceppare la macchina dei conflitti” e opporsi alla guerra imperialista e al governo di Mussolini in gonnella Meloni non solo “è possibile” ma è anche doveroso per ogni antifascista, anticapitalista e antimperialista conseguente.
Lo hanno dimostrato le centinaia di manifestanti che coraggiosamente a partire dal tardo pomeriggio del 12 marzo hanno aderito alla protesta contro il transito dei “treni della morte” organizzata dal Movimento No Base, insieme ad altre organizzazioni politiche e sindacali fra cui Diritti in comune, Rifondazione comunista e Usb presso la stazione ferroviaria di Pisa Centrale.
Per oltre 5 ore al grido “la guerra non la vogliamo, la guerra non la paghiamo” i manifestanti hanno occupato i binari e bloccato tutta la circolazione ferroviaria per impedire il transito di un convoglio proveniente da Piombino e diretto a Palmanova (Udine) carico di 21 mezzi militari e una quindicina di container dell'esercito italiano.
Nonostante le minacce di sgombero a suon di manganello da parte della polizia e le annunciate denunce alla magistratura per interruzione di pubblico servizio, i manifestanti hanno continuato la protesta intonando cori e slogan contro la guerra e la "militarizzazione" del territorio pisano e l'allargamento della base militare statunitense di Camp Darby. Tra le rivendicazioni riportate sui volantini, striscioni e cartelli il “No all'incremento delle spese militari, sì a case, scuole e ospedali”, la “demilitarizzazione di Pisa e della Toscana” con la chiusura delle basi militari e lo “stop al passaggio di mezzi e materiali militari” dal territorio regionale.
Allo scoccare della mezzanotte i 32 vagoni carichi di armi e mezzi militari sono stati costretti a fare retromarcia e tornare a Piombino.
Una vittoria accolta con grande esultanza dai manifestanti e dal Movimento No Base che l'ha definita “un'importante serata di lotta e mobilitazione che ha dimostrato che inceppare la macchina della guerra è possibile”.
18 marzo 2026