La Comunità ebraica dell'Iran condanna il regime sionista e gli Stati Uniti per l'aggressione
Gli ebrei ortodossi che vivono all’interno dell’entità sionista inviano la loro solidarietà ai confratelli iraniani

Il 2 marzo scorso, pochi giorni dopo l’inizio del criminale attacco perpetrato dalle forze armate genocide dell’entità sionista in combutta con quelle degli Stati Uniti, il rabbino iraniano Younes Hamami Lalehzar, presidente della Comunità ebraica dell’Iran, ha così condannato nel modo più fermo a nome dei 35.000 ebrei iraniani tale proditoria azione militare: “ancora una volta – ha detto - l'America criminale in combutta con il regime sionista si è ulteriormente precipitata nel fango della caduta attraverso un attacco infido e incauto. Questo atto sarà condannato da tutte le nazioni libere e riceverà certamente una risposta decisiva e vigorosa dalle Forze armate della Repubblica islamica dell'Iran, che faranno tutto il possibile per vendicare il sangue dei martiri iraniani ”. “L’ayatollah Seyyed Ali Khamenei – ha quindi proseguito - è stato assassinato con un assalto militare congiunto americano e israeliano a Teheran, con i negoziati sul nucleare in corso. La scomparsa dell'ayatollah Khamanei è una grande e irreparabile perdita per la nazione iraniana, ma ho fiducia che il popolo iraniano saprà salvaguardare il suo sangue, la sua guida e il suo percorso ”.
Gli ebrei iraniani sono fermamente antisionisti in nome dell’orgoglio nazionale dell’ebraismo iraniano, si battono da sempre per la scomparsa dell’entità sionista e per la liberazione della Palestina e hanno diritto, come altre minoranze religiose, a un seggio in parlamento.
Anche autorevoli rappresentanti delle comunità ebraiche ortodosse che vivono in Israele hanno inviato messaggi di solidarietà ai loro confratelli ebrei dell’Iran che si trovano sotto le bombe nonché a tutto il popolo iraniano che deve subire gravi sofferenze, condannando le azioni criminali del regime sionista e degli Stati Uniti: essi in vari momenti avevano fatto sentire la loro voce di pace opponendosi pubblicamente all’aggressione contro l’Iran perpetrata lo scorso anno da Israele e a favore della Palestina, come è accaduto, tra l’altro, nell’imponente manifestazione del 30 ottobre 2025 svoltasi a Gerusalemme, nella quale centinaia di migliaia di uomini e donne appartenenti al mondo ebraico ortodosso hanno protestato contro il servizio militare che l’entità sionista vuole imporre loro in quanto non vogliono essere complici di un regime che essi ritengono criminale in quanto compie, sin dalla fondazione nel 1948, atti incompatibili con i principi della religione ebraica.
Lo scorso 16 febbraio migliaia di ebrei ortodossi inferociti hanno cacciato fuori dal loro quartiere di Gerusalemme due soldatesse israeliane in abiti civili, due psicologhe dell’esercito, inviate dalle autorità militari al fine di convincere le donne ebree ortodosse all’arruolamento delle stesse e anche dei loro uomini.
Gli ebrei ortodossi che vivono entro i confini di Israele e vi risiedono per motivi religiosi sono oltre 1.300.000 e sono in stragrande maggioranza fermi antisionisti e contrari all’esistenza dello Stato di Israele, propugnando altresì la nascita di uno Stato palestinese nei territori ora occupati dall’entità sionista, nel quale possano convivere pacificamente ebrei, musulmani e cristiani.
Sin dalla fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, gli ebrei ortodossi e le ebree ortodosse furono esentati per legge dall’obbligo del servizio militare in quanto i caporioni dell’entità sionista sapevano bene che essi, per motivi religiosi, non avrebbero mai riconosciuto legittimità a tale Stato, soprattutto dopo che esso aveva espulso in massa i palestinesi. Allora essi erano soltanto 13.000 e l’entità sionista poteva permettersi il lusso di esentarli, però ora sono aumentati di cento volte e lo stesso regime, a corto di personale militare, vuole arruolarli, ma la loro opposizione al sionismo e allo Stato di Israele si è fatta ancora più radicale dopo il genocidio perpetrato a Gaza dalle forze armate sioniste ai danni dei palestinesi e le recenti aggressioni sioniste contro l’Iran, il Libano, la Siria, lo Yemen e altri territori limitrofi.
La mistificante propaganda sionista vorrebbe far credere che gli ortodossi non vogliano arruolarsi per vigliaccheria prendendo a pretesto la loro preghiera e il loro studio dei testi religiosi ebraici, ma la realtà è ben diversa e frutto di una maturazione religiosa e politica avanzata, in quanto essi non intendono per nessun motivo arruolarsi in forze armate che ritengono abbiano compiuto crimini e che sono al servizio di uno Stato – quello sionista di Israele - del quale non riconoscono la legittimità!

25 marzo 2026