Col 75,5% Napoli capitale del NO
Le masse spazzano via la controriforma neofascista della giustizia
In Campania 1.452.738 di NO (65,2%)

Redazione di Napoli
Una vittoria incredibile è quella che è maturata tra Napoli e provincia per il NO al referendum sulla controriforma della giustizia e della magistratura, successo che si è esteso in tutta la Campania, probabilmente la regione dove il diniego al progetto neofascista del governo della Mussolini in gonnella è stato tra i più netti.
Un primo dato è sicuramente quello dell’affluenza che ha sfiorato il 50% recuperando quasi dieci punti rispetto alle ultime elezioni regionali campane di fine 2025. 352.132 elettori su 711.257 aventi diritto sono andati a votare e decine di migliaia hanno momentaneamente lasciato il bacino dell’astensionismo per votare in massa NO con il risultato del 75,5% (pari a 264.977 voti) a fronte di uno striminzito 24,5% per il Sì nel capoluogo partenopeo. In Campania è andato a votare più del 50% degli aventi diritto e il NO ha vinto con il 65,2% pari a 1.452.738 preferenze, contro il 34,8% del Sì. Nella provincia di Avellino il NO ottiene un ottimo 60,8% delle preferenze, a Salerno il 57,8% (62,3% nel capoluogo), mentre in provincia di Caserta il 59,1%, in quella di Benevento il 56,1%. Ma è nella provincia (71,47%) e soprattutto nella città di Napoli che il NO ottiene il risultato più netto con il 75,49% delle preferenze.
A fronte del netto risultato campano e napoletano, diversi magistrati sono scesi nella piazza del Tribunale e hanno cantato Bella Ciao. “Questo risultato non significa che una riforma della giustizia non sia necessaria - ha commentato Leda Rossetti, presidente della Giunta Anm di Napoli - ma sono tante le riforme necessarie e urgenti, soprattutto per la lentezza dei processi civili e penali, per la depenalizzazione dei reati bagattellari, la geografia giudiziaria e soprattutto investire sulle risorse umane, magistrati e cancellieri, e dare una buona prova come fatto con il Pnrr, con il 90% di pendenze abbattute. Come Anm ci abbiamo sempre creduto, nonostante fosse una riforma di difficile comprensione e meno tecnica di quel che poteva sembrare. Soprattutto - ha aggiunto - perché la separazione delle carriere è stata utilizzata, a nostro avviso, come un cavallo di Troia per raggiungere altri obiettivi”.
“Il dato oggettivo e chiaro - ha detto il procuratore generale del Tribunale di Napoli Aldo Policastro - è che questa riforma la voleva Gelli con la P2 e poi Berlusconi. Ed è un dato non discutibile, è un dato storico. Questa riforma è figlia di quella storia”.
Un plauso va alla instancabile e indomita Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI che ha distribuito migliaia di volantini che hanno riprodotto il NO alla controriforma e il documento del CC del PMLI e hanno orientato con forza le masse popolari a dare una dura stangata al governo neofascista Meloni e ai suoi lacchè della destra e di certa “sinistra” di regime.

25 marzo 2026