Da Milano a Catania
Esulta la piazza del NO. Meloni dimettiti
Nella serata di lunedì 23 marzo, non appena i dati del Viminale hanno ufficializzato la vittoria del NO al referendum confermativo sulla giustizia, migliaia di manifestanti, in gran parte giovani, anticapitaliste e anticapitalisti, antifasciste e antifascisti, democratiche e democratici, che col loro voto hanno contribuito in maniera determinante a questa storica vittoria, sono scesi in piazza nelle principali città del Nord, Centro e Sud al canto di “Bella Ciao”, chiedendo a gran voce “Meloni dimissioni” e esponendo striscioni e cartelli contro il governo e la guerra.
Mentre i vertici della coalizione di “centro-sinistra”, prima nei loro commenti televisivi, leggevano i risultati in prospettiva delle future elezioni politiche, e poi nelle piazze cercavano di inchiodare i partecipanti all'elettoralismo turlupinandoli con rinnovate illusioni parlamentariste, governative e costituzionali, la gran parte dei manifestanti scesi spontaneamente nelle strade esprimevano con forza tutta la gioia per aver battuto sonoramente Mussolini in gonnella in un referendum difficile e proprio per questo ancor più importante su una questione cruciale com'è quello del controllo del governo sulla magistratura. Mentre i primi si guardavano bene dal chiedere le immediate dimissioni di Meloni, Nordio, Delmastro e Giusi Bartolozzi, anzitutto, i giovani antifascisti e gli astensionisti che hanno fatto volare il NO rivendicavano e gridavano a gran voce “Meloni dimettiti”. Mentre i primi intonavano lamentosi peana all'indirizzo della Costituzione borghese e anticomunista, già da loro stessi pesantemente vandalizzata e calpestata rispetto a quella del 1948, i secondi denunciavano la natura fascista della controriforma costituzionale della giustizia e tenevano viva la battaglia antifascista. La maturità che hanno dimostrato in questo referendum deve senz'altro spingerli a riflettere che la stella polare non può certamente essere questa Costituzione borghese e anticomunista ma la rovesciare la dittatura borghese, conquistare il socialismo e portare il proletariato al potere.
Insomma appare evidente che la sinistra borghese cerca di appropriarsi di questa vittoria per seminare nuove pericolose illusioni elettorali soprattutto tra i giovani e gli astensionisti che hanno capito l'importanza della battaglia referendaria e l'hanno fatta vincere grazie alla loro mobilitazione e rinunciando in questo caso all'astensionismo votando massicciamente NO; e che ora devono sottrarsi all'abbraccio peloso di PD-M5S-AVS e dei loro satelliti come PaP, non abbandonare le piazze ma proseguire nella battaglia per buttare giù questo governo neofascista.
A Roma
circa 15 mila manifestanti sono sfilati in corteo da Piazza Barberini a Piazza del Popolo per poi riunirsi in presidio fino a tarda sera davanti a Montecitorio.
A Milano
circa 8mila manifestanti hanno festeggiato la vittoria del No in Piazza Del Duomo e Piazzale Loreto. Ai due presidi hanno preso parte moltissimi giovani e studenti medi e universitari sventolando bandiere della Palestina, dell'ANPI e della CGIL.
A Napoli
la vittoria è stata festeggiata da circa 10 mila manifestanti in Piazza Dante a cui ha fatto seguito un presidio spontaneo davanti al Tribunale (Centro Direzionale) e un brindisi simbolico all'interno degli uffici giudiziari da parte di una cinquantina di magistrati dell'ANM per ribadire che "La giustizia è uguale per tutti, la legge no", "Difendiamo l'autonomia delle toghe".
Presenti molti attivisti dei vari Comitati per il NO, esponenti della società civile e associazioni contro le mafie.
A Torino
, ribattezzata la "locomotiva” del NO in Piemonte, oltre 5mila manifestanti si sono riuniti in Piazza Castello per festeggiare al grido: "Torino dice No", "La democrazia non si sorteggia". Presenti numerosi giovani e studenti dei vari Collettivi che giustamente hanno rivendicato il peso del voto giovanile nel ribaltare i sondaggi iniziali.
A Venezia
oltre 2mila manifestanti hanno festeggiato in Campo San Geremia uniti dallo slogan: "Venezia non si piega alla separazione".
A Palermo
circa 4mila persone si sono riunite in Piazza Politeama.
A Bologna
in Piazza Maggiore oltre 6mila manifestanti hanno festeggiato con musiche, bandiere, slogan e striscioni contro il governo e la guerra.
Altri presidi e festeggiamenti si sono tenuti a Firenze, Catania, Perugia, Pescara, Padova e Brindisi.
25 marzo 2026