Dal PDS al PMLI: memoria di un percorso politico e umano

di Antonio – Napoli
La politica, per me, non è mai stata un fatto occasionale, né un semplice interesse giovanile. È stata, fin dall’inizio, una chiamata interiore, una tensione ideale, una ricerca continua di coerenza tra pensiero, parola e azione. Se oggi guardo al mio percorso politico, vedo un cammino lungo, spesso complesso, attraversato da entusiasmi, responsabilità, contraddizioni, delusioni e ritorni profondi alle radici di ciò in cui ho sempre creduto.
Tutto ebbe inizio nella prima metà degli anni Novanta. Ero appena un ragazzo, ma già animato da una forte passione politica, nutrita dalla storia della sinistra italiana e dal fascino morale e ideale di figure come Enrico Berlinguer e Achille Occhetto. Fu in quel clima che, a soli sedici anni, decisi di tesserarmi per la prima volta al PDS, nella sezione di Chiaiano. Quell’ingresso fu accolto con sorpresa e con entusiasmo. In sezione non era comune incontrare un giovane così determinato, così preparato, così convinto del valore della militanza politica. Per me, la politica non era una presenza marginale nella vita quotidiana: era già allora una scelta totale, un impegno concreto, una lotta da combattere con convinzione contro Berlusconi, Forza Italia e i loro alleati, che percepivo come l’espressione di una visione opposta ai valori di giustizia sociale, dignità e partecipazione popolare in cui credevo profondamente.
In breve tempo mi furono affidate responsabilità importanti. Divenni responsabile economico e coordinatore politico giovanile, e vissi quei ruoli con disciplina, orgoglio e senso del dovere. Mi impegnai senza risparmio nell’organizzazione, nella propaganda, nella presenza costante sul territorio, fino a far affiggere circa 100.000 manifesti nei quartieri di mia competenza.
Eppure fu proprio in quella fase, mentre ero immerso nell’attività militante del PDS, che qualcosa dentro di me iniziò lentamente a muoversi in un’altra direzione. Ogni volta che, durante le affissioni, mi capitava di imbattermi nei manifesti del PMLI, mi fermavo. Li leggevo una volta, poi un’altra, e poi ancora. C’era in quei messaggi una forza particolare che mi colpiva nel profondo: la nettezza delle parole, il rigore delle posizioni, la coerenza ideologica, l’assenza di ambiguità. In essi riconoscevo qualcosa che andava ben oltre la semplice propaganda: vi avvertivo un’autenticità politica che mi interrogava.
Quell’attrazione fu così intensa da trasformarsi quasi in bisogno. Sentivo il desiderio di conservare quei manifesti, di portarli con me, di rileggerli, di studiarli, di non lasciarli andare via come semplici fogli esposti sui muri. Arrivai persino a volerli staccare uno a uno per custodirli. Per questo incaricai alcuni amici di prelevarli con attenzione, senza romperli, e di consegnarli nella sezione. Quel gesto provocò il disappunto e le critiche di diversi iscritti più anziani, che non comprendevano il senso di ciò che stava accadendo. Ma in realtà quel gesto diceva già molto: esprimeva una inquietudine politica, una ricerca interiore, una tensione crescente verso qualcosa che sentivo più vicino alla mia idea di coerenza rivoluzionaria.
Ero deciso a capire di più. Volevo sapere chi fossero davvero, quale fosse il loro programma, dove si trovasse la sede più vicina a casa mia, quali iniziative promuovessero, quale visione del mondo vi fosse dietro quei messaggi così forti. Ma nel 1994 non esisteva ancora la possibilità immediata di informarsi come oggi. Internet non era uno strumento diffuso e accessibile, e ogni notizia andava cercata con pazienza, quasi inseguita. Per questo i manifesti del PMLI, per me, non erano solo manifesti: erano una finestra aperta su un mondo politico che sentivo di voler conoscere fino in fondo.
Negli anni successivi, la vita mi portò a vivere esperienze diverse, anche istituzionali, che segnarono profondamente il mio cammino. Dal 1999 al 2003 fui addetto stampa e, di fatto, anche factotum del Sottosegretario alla Pubblica istruzione Giuseppe Gambale. Fu una stagione intensa e formativa, che mi consentì di osservare da vicino i meccanismi del potere, il rapporto tra comunicazione e politica, il funzionamento delle istituzioni e le logiche interne della rappresentanza pubblica. Un’esperienza importante, ma anche rivelatrice delle contraddizioni e delle zone d’ombra che spesso separano la politica praticata dalla politica sognata.
Nel 2006 arrivò la mia elezione a consigliere comunale per la Margherita. Anche quella fu una tappa significativa, perché mi diede la possibilità di esercitare direttamente un ruolo pubblico e rappresentativo. Ma quell’esperienza terminò con le mie dimissioni, maturate a seguito delle numerose dispute con i consiglieri di allora. Ancora una volta mi trovai davanti a comportamenti, dinamiche e logiche che sentivo lontani dal mio modo di intendere la politica: non come gestione di equilibri, convenienze e rivalità, ma come responsabilità morale, coerenza personale e fedeltà ai principi.
Eppure, nonostante gli incarichi, le esperienze, le svolte e le delusioni, il filo originario non si era mai spezzato. Quell’impressione profonda avuta da ragazzo davanti ai manifesti del PMLI era rimasta dentro di me, silenziosa ma viva, come una domanda che attendeva ancora una risposta piena.
Fu così che, nel 2024, a distanza di circa trent’anni da quei primi incontri sui muri dei quartieri, conobbi Mauro. Lo considero un grande amico. Grazie a lui ho potuto conoscere meglio il PMLI, approfondirne il pensiero, comprenderne più chiaramente la linea politica, il significato storico e la coerenza ideale. Quel legame umano e politico ha avuto per me un valore profondo, perché mi ha consentito di riannodare il filo di una ricerca mai davvero interrotta.
Oggi, in seguito al mio avvicinamento al PMLI, posso affermare con orgoglio di sentirmi finalmente una persona completa. Questo percorso, maturato nel tempo attraverso esperienze diverse, confronti, riflessioni e scelte spesso difficili, mi ha restituito un senso pieno di appartenenza ideale e politica. E non solo: questa rinnovata consapevolezza ha fatto nascere anche in mia moglie un nuovo ideale politico e un sincero sentimento di appartenenza al PMLI. È anche per questo che considero il mio approdo non come un semplice punto d’arrivo personale, ma come una conquista profonda, umana e collettiva, che ha dato compiutezza alla mia storia e un nuovo significato al nostro comune percorso di vita.
Oggi, ripensando al mio cammino, vedo con maggiore chiarezza il senso di tutto questo itinerario. Dalla militanza giovanile nel PDS alle esperienze istituzionali successive, fino all’incontro con Mauro e al rinnovato approfondimento del PMLI, il mio percorso è stato segnato da una esigenza costante: cercare autenticità, rifiutare il compromesso vuoto, riconoscere nella coerenza il valore più alto dell’impegno pubblico.
Per questo considero la mia storia politica non come una sequenza casuale di appartenenze, ma come il percorso, a tratti tormentato ma sincero, di un uomo che ha sempre cercato nella politica non un vantaggio personale, bensì una verità ideale alla quale restare fedele.

1 aprile 2026