Anche l'Emilia-Romagna manda KO la Meloni
57,25% di NO al referendum

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
Al KO con il quale 14 milioni e mezzo di NO le masse popolari democratiche e antifasciste hanno affossato la controriforma fascista e piduista della giustizia di Mussolini in gonnella Meloni ha contribuito anche il 1.277.512 di NO dell’Emilia-Romagna, che rappresenta il 57,25% di voti contrari contro il 42,75% di Sì, con un’affluenza del 66,67%, superiore al 53,7% dei NO a livello nazionale contro il 46,3% di Sì, con un’affluenza del 58,9%.
Il NO ha vinto in tutte le province della Regione tranne che a Piacenza, dove si è fermato al 43,8% e Ferrara dove è comunque arrivato al 49,6%, che sono anche le due province con l’affluenza regionale più bassa, mentre ha vinto in tutte le altre con delle percentuali dal 52,6% di Rimini al 63,6% di Bologna dove si è registrata anche l’affluenza maggiore con il 70,3%.
Nella provincia di Forlì-Cesena ha votato il 66%, con il NO che ha ottenuto il 56,1% contro il 43,9% del Si, e dove il NO ha vinto in 18 Comuni su 30. Il NO ha vinto nel comune di Cesena, con il 60,22%, e in 11 comuni su 15 del cesenate, ma anche nel comune di Forlì, col 57,75%, pur essendo amministrata da due anni dal “centro-destra”, e in 7 comuni su 15 del Forlivese.
Una muraglia eretta in tutto il Paese, in Emilia-Romagna e nella provincia di Forlì-Cesena contro la controriforma fascista e piduista della giustizia, che mirava a cancellare l'indipendenza della magistratura per assoggettarla al potere esecutivo, attuando con ciò il “piano di rinascita democratica” di Gelli e Berlusconi, da completare con la repubblica presidenziale nella forma del premierato, un plebiscito che avrebbe proiettato Giorgia Meloni verso una nuova vittoria alle prossime politiche e la conquista del premierato mussoliniano.
Occorre ora non cadere nella trappola della riformista, liberale e imbelle opposizione parlamentare, e di altre forze extraparlamentari alla sua sinistra, che cercano di seminare tra i giovani antagonisti e gli astensionisti di sinistra nuove illusioni in vista delle elezioni politiche, inchiodandoli nella difesa della Costituzione borghese anticomunista, e non dare tregua al governo neofascista Meloni, per buttarla giù con la lotta di piazza, prima che possa fare altri gravi danni alle masse popolari e al Paese, a cominciare da un sempre possibile intervento dell'Italia nella guerra imperialista di aggressione all'Iran.

1 aprile 2026