Sardegna: confermata in appello la condanna della presidente Todde
Confermato l'accertamento delle plurime e sostanziali violazioni delle norme sulla trasparenza nei finanziamenti per la campagna elettore

Dal corrispondente di Sassari de “Il Bolscevico”
La sentenza della Corte d'appello di Cagliari del 23 marzo 2026 in materia di rendiconto delle spese elettorali e decadenza dalla carica di presidente della regione di Alessandra Todde (M5S, eletta dal “campo largo”), ha parzialmente annullato la sentenza di primo grado del tribunale del 22 maggio 2025. La Corte d'appello ha preso atto obbligatoriamente, non potendo fare altrimenti, della sentenza della Corte costituzionale borghese n. 148/2025, intervenuta tra il primo grado di giudizio e l'appello, che ha stabilito l'incompetenza della Commissione elettorale di garanzia sulle spese elettorali a pronunciarsi sulla decadenza dalla carica del presidente della Regione e annullato di conseguenza la relativa ingiunzione. Risolto dunque dal controllo di legalità costituzionale il conflitto di attribuzione del potere di decadenza tra Stato e regione Sardegna a favore di questa e preclusa ogni ulteriore valutazione sul punto da parte del giudice ordinario, la questione decadenza è uscita dalla competenza del processo di appello.
Pertanto la dichiarazione resa dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini (PD) "la sentenza della Corte d'Appello ha spazzato via la questione decadenza", non solo è falsa in quanto mette in primo piano un aspetto divenuto ininfluente per la decisione ma è anche fuorviante perché attribuisce legittimazione giudiziaria alla prosecuzione del mandato della Todde e della maggioranza di campo largo borghese.
Inoltre la Corte d'appello ha derubricato a "irregolarità" la condanna di primo grado per omessa rendicontazione, sostenendo che "un rendiconto c'è stato"; tuttavia conferma l'accertamento delle plurime e sostanziali violazioni delle norme sulla trasparenza nei finanziamenti per la campagna elettorale da parte della Todde, in linea con il concetto di "gravi violazioni" rimarcato dalla sentenza della Corte costituzionale n.° 148/2025.
Nessuna assoluzione quindi per la Todde bensì conferma in appello della sentenza di primo grado, pur decurtata della censura per mancata rendicontazione, sia per le violazioni della legge sulla trasparenza delle spese e dei finanziamenti per la campagna elettorale sia per la misura della sanzione amministrativa fissata in 40.000 euro che la presidente della Sardegna è stata condannata a pagare a meno che le sia favorevole l'eventuale ricorso in Cassazione. La maggioranza neoliberista di campo largo borghese in regione non ha alcunché per festeggiare ma solo stantia propaganda mediatica per imbrogliare l'elettorato oscurando la realtà dei fatti: la trasparenza della politica è un mito rimasto fermo al palo della rendicontazione delle spese elettorali per l'elezione della Todde, che dopo due sentenze di condanna continua ineffabile a ricoprire la carica di presidente regionale.
Le masse popolari, i giovani, i sinceri democratici che subiscono teatrini politici di tal fatta hanno solo una via d'uscita per liberarsene: quella di astenersi dalle elezioni per il rinnovo delle istituzioni rappresentative borghesi nazionali, regionali e locali e costituire le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari, basati sulla democrazia diretta, nel quadro più generale e strategico della lotta per il socialismo e la conquista del potere politico da parte del proletariato.

8 aprile 2026