Con o senza la copertura dell'Onu
No alla partecipazione dell'Italia alla missione militare europea nello Stretto di Hormuz
È un atto di guerra contro l'Iran
L'Italia è pronta a dare il suo contributo nella "missione difensiva di pace" a Hormuz per sminare lo Stretto. Questo è quanto pianifica di fare la Marina militare italiana secondo le ultime dichiarazioni rilasciate dal capo di Stato maggiore Giuseppe Berutti Bergotto in una trasmissione televisiva, in conseguenza di quanto annunciato da Mussolini in gonnella Meloni lo scorso 17 aprile al “vertice dei volenterosi” che si è tenuto a Parigi.
Proprio a quel vertice il presidente francese Macron e il primo ministro britannico Starmer, organizzatori e capofila dei 49 Paesi aderenti, hanno rilanciato la necessità di “mantenere aperto lo Stretto di Hormuz” ad ogni costo. Per il sigillo UE al summit, è intervenuta la Presidente della Commisisone Europea Ursula Von der Leyen che ha tracciato una linea d'azione comune tra i Paesi della coalizione che parte dalla condivisione dei dati satellitari tramite l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), dal rafforzamento dell’Operazione Aspides - la flotta europea posizionata ai bordi del Mar Rosso - per giungere a una sempre più stretta partnership con gli alleati filo-occidentali del Medio Oriente e del Golfo per rafforzare l'influenza europea.
Insomma, la tanto decantata “missione di pace”, non è altro che una nuova e più larga missione imperialista che rafforza l'impegno militare già presente nel Mar Rosso e lo rilancia col pretesto dell'aggressione USA-Israele all'Iran.
In questi giorni infatti sta prendendo forma la dichiarazione di Starmer che al termine del vertice parigino aveva auspicato celermente una definizione più precisa dell'impegno imperialista, dal momento in cui alcuni Paesi avrebbero “già messo a disposizione i loro mezzi”.
Ecco dunque che, come accennato, a fare parte di questa nuova missione ci sarà anche l'Italia: la premier Giorgia Meloni, presente all'Eliseo, ha infatti garantito la "disponibilità a mettere a disposizione unità navali (…) dopo la necessaria autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali".
Meloni mette richiama la sovranità del Parlamento, anche se sa bene che la maggioranza di governo ha già i numeri necessari per autorizzare qualsiasi cosa, figuriamoci un impegno bellico di questo genere che rilancia l'imperialismo italiano come da sempre auspicato e concretizzato da Meloni, all'interno di quello europeo in cerca di una maggiore autonomia nel campo atlantista.
L'unico dubbio che pertanto rimane nel momento in cui scriviamo, è il numero esatto delle navi impiegate a Hormutz: alcuni parlano di una intera divisione navale composta da dieci unità (otto appartenenti alla classe Gaeta e due alla precedente classe Lerici), altri di una operazione di sminamento che includerà lo schieramento di quattro navi, ossia due cacciamine accompagnate da un'unità di scorta e un'unità logistica al fine di aumentare la durata dell'intervento. Un'azione militare in ogni caso congiunta con Francia, Regno Unito, Olanda e Belgio.
Un elemento importante da non sottovalutare è la posizione dell'UE imperialista, che ha già detto di considerare inaccettabile ogni forma di pedaggio imposto dall’Iran; Teheran a sua volta ha dichiarato senza tentennamenti che al momento considererebbe atto ostile, di guerra, la presenza di un flotta europea nelle acque dello stretto.
Ecco perché, a dire dei volonterosi di Parigi, le operazioni di cui sopra saranno effettuate soltanto in un contesto di “cessate il fuoco” attivo, e ciò vuol dire praticamente con la tacita accettazione da parte dell'Iran della flotta UE a poche miglia marine dalle sue coste. Un contesto per l'UE di fondamentale importanza, perché consentirebbe anche stavolta di spacciare l'intervento per “missione di pace”, consueta copertura delle missioni imperialiste nostrane.
Un altro tradizionale paravento per giustificare alcune guerre imperialiste, sbandierate come “missioni di pace”, è senz'altro il mandato dell'ONU, che oggi sembrerebbe segnare l'unica divergenza formale e non sostanziale esistente tra la destra neofascista di governo e le forze di sedicente “opposizione” parlamentare.
Per settimane, infatti, secondo le dichiarazioni governative, la missione nello Stretto sarebbe stata possibile solo con mandato dell’ONU. Tajani parlando in rappresentanza dell'esecutivo, solo una decina di giorni fa aveva dichiarato: “Qualora ci dovesse essere una missione Onu per garantire la traversabilità di Hormuz faremo la nostra parte, ma partecipare alla guerra assolutamente no”, rimettendo la questione anche attraverso altre dichiarazioni simili, tutta nelle mani dell'ONU stessa.
Dal summit di Parigi invece il Governo Meloni ha fatto un nuovo salto in avanti affermando che l'Italia sarebbe pronta a fare la sua parte anche solo “con un’ampia condivisione internazionale dell’operazione”.
Se da un lato Calenda conferma di essere una stampella del governo dichiarando che sosterrà la missione in parlamento, Pd, 5 Stelle e Avs si sono affrettati a rilasciare roboanti dichiarazioni per sottolineare che non sosterranno alcuna missione se non “dotata di un chiaro mandato delle Nazioni Unite”. In pratica con la benedizione ONU, sono disposti a farlo.
Ma in fin dei conti, ONU o no, che cosa cambierebbe? Nella sostanza assolutamente nulla, poiché nessun principio giuridico impedisce all'Iran, in quanto Stato costiero, di adottare le misure necessarie per contrastare l'aggressione militare da parte delle forze statunitensi e israeliane in prossimità di questa strategica via d'acqua, e allo stesso tempo nessun principio giuridico internazionale concede la facoltà a una coalizione imperialista di intervenire in un braccio di mare controllato, stavolta sì per diritto internazionale, da Oman e Iran.
Se gli interventi in Vietnam, Nicaragua, Kosovo, Afghanistan (2001), Iraq (2003) e Yemen, dove il conflitto è ancora in corso, sono state guerre imperialiste scatenate senza mandato dell'ONU, altrettanto non lo sono state Corea in appoggio al Sud, l'occupazione del Golfo Persico del '90, la Somalia, l'ex-Jugoslavia del '92 e la Libia nel 2011. Eppure queste ultime non erano, nella sostanza, delle guerre altrettanto interventiste ed imperialiste delle precedenti?
La differenza sta semplicemente nel “bollino” o meno apposto da una organizzazione mondiale egemonizzata e controllata direttamente e indirettamente dalle superpotenze e dai paesi imperialisti più forti.
Per noi l'Onu non risponde più all'esigenza della sua costituzione, perché ha cambiato carattere, ha ormai fatto il suo tempo e va sciolta. Le masse popolari antifasciste e antimperialiste devono rifiutare il culto di questa Organizzazione che viene proposto loro da tutti i partiti borghesi al servizio del capitalismo, perché essa non è affatto qualcosa di “sacro”, e neppure una "necessità storica'' per il sedicente “ordine globale”, come dicono gli imperialisti.
Sotto l'egida dell'ONU infatti si sono compiuti massacri, bombardamenti, e si è permesso ai paesi imperialisti più forti di imporre governanti compiacenti in Paesi fino allora sovrani solo perché disallineati all'ordine mondiale di turno.
Noi sappiamo bene che se da un lato Meloni sta già agendo per favorire le mire imperialiste tricolori, quasi nulla di diverso fanno le opposizioni di cartone, che sono pronte ad avallare quello che a tutti gli effetti si tradurrebbe in un vero e proprio atto di guerra dell'Italia all'Iran, anche se l'ONU desse il via libera. Sta ancora una volta ai partiti conseguentemente antimperialisti, e soprattutto alle masse popolari antifasciste ed antimperialiste, opporsi nelle piazze e con la mobilitazione generale nel caso l'Italia entri in guerra contro Teheran, con o senza l'avallo dell'ONU.
29 aprile 2026