Grandi e combattivi cortei in oltre 60 piazze d'Italia
Una fiumana di manifestanti celebra il 25 Aprile
Vivo come non mai lo spirito del 25 Aprile. Nel mirino il governo di
Mussolini in gonnella. In grande maggioranza le ragazze e i ragazzi della Generazione Z. A Roma due membri dell'Anpi feriti da colpi di pistola a pallini. Cambiare rotta impedisce alla delegazione dei radicali e +Europa con la bandiera dell'Ucraina di entrare nel corteo. A Milano sfila per la prima volta la Sinistra per l'Ucraina. Espulsi dal corteo i sionisti della “Brigata ebraica”
Il cartello del PMLI contro Mussolini in gonnella superfotografato. Diffuso l'editoriale de "Il Bolscevico " sul 25 Aprile e l'appello di
Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia
Un fiume di antifasciste e antifascisti, in gran parte giovani, studentesse e studenti della Generazione Z, operai, masse lavoratrici e popolari, tesserati Anpi, sindacalisti, militanti e attivisti di partiti, collettivi operai e studenteschi, centri sociali e associazioni, e un mare di bandiere rosse hanno colorato le piazze di tutta Italia per celebrare l'81° Anniversario della Liberazione e rendere solenne omaggio nei luoghi simbolo della Resistenza ai partigiani e alle decine di migliaia di antifascisti che sacrificarono la propria vita per liberare il Paese dalla feroce occupazione nazifascista.
Partecipate commemorazioni, grandi manifestazioni e combattivi cortei si sono svolti in oltre 60 città del Nord, Centro e Sud Italia con centinaia di migliaia manifestanti che hanno onorato la memoria dei partigiani, sono sfilati al canto di “Bella Ciao”, “Fischia il vento”, “Bandiera rossa” e hanno bersagliato il governo neofascista di Mussolini in gonnella Meloni con slogan, striscioni e cartelli riassunti nelle parole d'ordine “Viva il 25 Aprile”, “Viva la Resistenza!”, “Siamo tutti antifasciste/i”.
Nel mirino dei manifestanti anche i criminali di guerra Trump e Netanyahu e l'imperialismo occidentale Usa-Nato responsabili del genocidio in corso a Gaza e Cisgiordania e dell'aggressione all'Iran a al Libano.
I circa 100 mila manifestanti sfilati alla manifestazione nazionale di Milano, gli oltre 30 mila di Roma, 15 mila a Torino, 10 mila a Genova, Napoli e Bologna, 5 mila a Firenze e Palermo e le altre decine di migliaia di antifascisti che sono scesi in piazza in tutte le regioni, province e principali centri urbani e territoriali della Penisola, testimoniano che lo spirito antifascista del 25 Aprile è più vivo che mai e che il piano repressivo e intimidatorio del governo neofascista Meloni per mettere la mordacchia alle celebrazioni è miseramente fallito.
Il popolo antifascista e in particolare i giovani, che hanno dato un contributo determinante alla vittoria del referendum sulla controriforma della giustizia della P2 di Gelli e Berlusconi; il grande movimento pro-pal e i giovani protagonisti della Generazione Z italiana che da mesi riempiono le piazze e lottano come leoni contro la scuola e l'università neofasciste, classiste e militarizzate di Meloni e Valditara, contro lo stato sionista di Israele e per la libertà del popolo palestinese, non si sono fatti intimidire dalle manganellate, dai fermi preventivi, dagli arresti, dalle denunce, dalle multe esorbitanti e dalla martellante campagna stampa dei media asserviti al regime neofascista e sono scesi coraggiosamente “in piazza per difendere i valori che i partigiani ci hanno insegnato” come ha detto un giovane manifestante fiorentino durante il corteo in Piazza Santo Spirito a un cronista che lo intervistava.
La voglia di scendere in piazza ha prevalso anche sul nuovo giro di vite neofascista impresso dalla maggioranza in camicia nera che proprio alla vigilia del 25 Aprile ha convertito in legge il fascistissimo decreto sicurezza varato a febbraio scorso dal Consiglio dei ministri. La determinazione delle antifasciste e degli antifascisti è stata più potente del manganello giudiziario sfoderato da Mussolini in gonnella Meloni e dal ministro fascioleghista degli Interni Matteo Piantedosi proprio a ridosso del 25 Aprile per infliggere una nuova raffica di multe e decine di perquisizioni a carico di militanti e giovani antifascisti protagonisti delle manifestazioni e degli scioperi dei mesi scorsi.
Una campagna repressiva e intimidatoria studiata a tavolino che ha coinvolto anche il PMLI e il suo organo “Il Bolscevico” segnalati all'attenzione del governo e della magistratura dal fogliaccio “Il Giornale”, diretto da Tommaso Cerno, e dal consigliere di Meloni Francesco Giubilei come un pericolo “eversivo” immediato da reprimere nel tentativo maldestro di coinvolgerli nell’indagine sul Partito dei Carc per terrorismo.
È fallita miseramente anche la consueta provocatoria manovra di utilizzare la cosiddetta “Brigata ebraica” per scatenare reazioni e incidenti e mettere poi alla gogna mediatica gli antifascisti e gli attivisti palestinesi.
A Milano, vedi articolo a parte, i nazi-sionisti di Tel Aviv sono stati duramente contestati, bersagliati di fischi e, per la prima volta, al grido di “Milano lo sa da che parte stare, Palestina libera dal Fiume fino al Mare” i manifestanti hanno espulso dal corteo il provocatorio spezzone organizzato dalla famigerata “Brigata Ebraica” nel quale sventolavano anche bandiere USA, dell'Iran pahlavista e di Forza Italia e venivano alzati ritratti dei criminali di guerra fascisti Trump e Netanyahu e dell'aspirante scià-fantoccio Reza Pahlavi.
Ricordiamo che la famigerata “Brigata Ebraica” fu in realtà un corpo di coloni sionisti inquadrati nell'esercito inglese in Italia, che dette un contributo insignificante e tardivo alla Resistenza, perché aveva principalmente la funzione di formare i quadri militari che dal 1948 in poi guidarono la pulizia etnica in Palestina e proclamarono la fondazione di Israele.
Sonoramente contestati anche il sindaco Beppe Sala e l Daniela Fumarola, segretaria della filogovernativa CISL.
Un'accoglienza totalmente diversa i manifestanti l'hanno invece riservata allo spezzone organizzato dalla Sinistra per l'Ucraina che per la prima volta ha sfilato, nella città dove il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l'insurrezione generale e la vittoria sul nazifascismo, con le bandiere bandiere ucraine e palestinesi ed uno striscione riportante i colori delle medesime bandiere con la scritta “Dall'Ucraina alla Palestina l'occupazione è un crimine”.
A Roma invece la manifestazione promossa dall'Anpi in Piazza di Porta San Paolo è stata oggetto di una inquietante azione “squadrista”, così l'ha definita la presidente dell’Anpi Roma Martina Pierlorenzi, da parte di un uomo che a bordo di una moto con casco integrale e giacca mimetica in Via delle Sette Chiese, nei pressi del Parco Schuster, dove era ancora in corso la manifestazione per il 25 aprile, ha esploso alcuni colpi di pistola ad aria compressa caricata a pallini contro due manifestanti, marito e moglie che indossavano i fazzoletti dell'Anpi. Entrambi sono rimasti leggermente feriti al collo e a una spalla.
Altri momenti di tensione si sono verificati quando un gruppo di militanti del Collettivo Cambiare rotta, l'organizzazione studentesca di Potere al Popolo, ha impedito alla delegazione dei Radicali italiani e +Europa di prendere parte al corteo con la bandiera dell'Ucraina.
Ciò conferma che, a differenza di quanto successo a Milano, una parte del movimento antimperialista e antifascista che in buona fede aspira veramente alla pace e lotta convintamente contro il riarmo mondiale, purtroppo è infiltrato e influenzato dalla propaganda putiniana. Mentre riteniamo in mala fede alcuni partiti e organizzazioni che a parole si definiscono “comunisti”, “antimperialisti” e “internazionalisti” ma nei fatti continuano a ingannare la propria base ignorando opportunisticamente la contraddizione principale che sta alla base della guerra in Ucraina, travisando innanzitutto il fatto che la guerra in Ucraina è stata scatenata da un Paese aggressore (la Russia imperialista di Putin) ai danni di un Paese aggredito (l'Ucraina). Chi sostiene che si tratta di un “guerra per procura” scatenata dalla Nato o di una “operazione speciale di denazificazione” in realtà è solo interessato a gettare fumo negli occhi dei sinceri antimperialisti per coprire e sostenere la guerra di aggressione imperialista scatenata da Putin con il pieno sostegno del socialimperialismo cinese contro cui il popolo ucraino, al pari del popolo palestinese, libanese e iraniano ha il pieno diritto di difendersi in nome della sua indipendenza e sovranità sanciti dal diritto internazionale.
A tenere alto il livello di combattività e di lotta delle manifestazioni, rimettendo in primo piano la lotta per buttare giù il governo neofascista Meloni, ha contribuito il PMLI con combattive e ben organizzate delegazioni di militanti e simpatizzanti in tutte le piazze in cui siamo presenti come testimoniano le cronache dei nostri corrispondenti da Milano, Biella, Bolzano, Genova, Cesena, Prato, Firenze, Fucecchio, Mugello, Valdisieve, Perugia, Napoli, Catania e Sassari, che pubblichiamo a parte.
Il cartello del PMLI con il fotomontaggio della premier vestita da gerarca fascista colpita in pieno volto da tre maestosi pugni rossi e la parola d'ordine “Uniamoci per buttare giù il governo neofascisti Meloni Mussolini in gonnella” è stato superfotografato e ripreso da stampa, Tv e da tantissimi manifestanti che ci hanno fatto i complimenti per la grafica e la fulminante parola d'ordine.
Tutte le compagne, i compagni, i simpatizzanti e gli amici (che ringraziamo) mobilitati dal Partito per onorare in maniera militante questo 81° anniversario della Liberazione hanno dato prova di grande unità di lotta, non si sono risparmiati (molti di loro hanno partecipato sia alle manifestazioni istituzionali della mattina che a quelle militanti del pomeriggio) e con grande spirito di sacrificio hanno tenuto ben alte le bandiere del PMLI e diffuso migliaia di volantini l'editoriale de "Il Bolscevico" sul 25 Aprile e l'“Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia” lanciato dal Segretario generale e maestro del PMLI Giovanni Scuderi in occasione del 49° Anniversario della fondazione del Partito.
Insomma una bella giornata di lotta, di memoria e di mobilitazione antifascista che noi auspichiamo possa servire da trampolino di lancio per una grande mobilitazione di massa per buttar giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella. Per questo invitiamo tutti, le conseguenti antifasciste e antifascisti, a costruire un fronte unito che deve essere più largo possibile, senza alcuna preclusione, che rilanci con forza la lotta per buttare giù con la piazza il governo Meloni, i suoi gerarchi e lacchè, spazzando via con esso tutti i provvedimenti di politica interna e estera che ha approvato.
In ogni caso la nostra lotta continuerà perché l’Italia esca dalle tenebre del capitalismo e della dittatura della borghesia e entri nella luce del socialismo e del potere politico del proletariato.
29 aprile 2026