L'Iran non accetta minacce sullo stretto di Hormuz
Hamas esorta i "giovani ribelli" e i combattenti della resistenza a intensificare ogni mezzo di lotta contro gli occupanti sionisti
“Navi della Marina americana dotate di missili guidati stanno attualmente operando nel Golfo Arabico, dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz a sostegno del Project Freedom”, il piano per ripristinare il transito nello Stretto annunciato poche ore prima dal criminale Trump, sosteneva un comunicato del pomeriggio del 4 maggio del comando centrale americano. “Abbiamo il pieno controllo” dello Stretto di Hormuz: lo "stiamo aprendo" confermava in diretta il segretario al Tesoro Scott Bessent in un'intervista a Fox nella quale esortvava la Cina a intraprendere azioni diplomatiche per fare pressione sull'Iran affinché apra lo Stretto di Hormuz.
In risposta al cosiddetto "Progetto Libertà" del presidente americano, l'Iran avvertiva gli Stati Uniti di non usare minacce sullo Stretto di Hormuz, sosteneva il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Baqaei. Lo Stretto di Hormuz era un passaggio sicuro per il traffico marittimo prima del 28 febbraio, ricordava Baqaei, sottolineando che la comunità internazionale dovrebbe ritenere gli Stati Uniti responsabili di aver reso insicura questa via d'acqua strategica e ripeteva che le misure adottate dall'Iran sono in linea con il diritto internazionale e mirano a garantire che gli interessi iraniani non siano oggetto di aggressione, un principio internazionalmente riconosciuto. Washington ha reso le acque internazionali insicure attraverso la pirateria e se altri paesi desiderano veramente aiutare, dovrebbero impedire l'escalation delle azioni statunitensi nella regione e oltre, aggiungeva il portavoce. Sono casomai l'Iran e l'Oman, entrambi Stati costieri che devono istituire un meccanismo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz e garantire la sicurezza marittima nella via d'acqua compromessa dagli Stati Uniti.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent chiamava di nuovo la Cina all'opera di pressione sull'Iran ma Pechino già è presente sul campo per le sanzioni Usa e non solo. Per “salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo” cinesi, il Ministero del Commercio del governo di Pechino respingeva le sanzioni americane contro cinque raffinerie, tra le principali che importano petrolio iraniano, annunciate dal Dipartimento del Tesoro Usa alla fine del mese scorso che impediscono alle raffinerie di operare nel sistema finanziario statunitense e a colpire chiunque intrattenga rapporti commerciali con loro. Il Ministero del Commercio cinese con una dichiarazione del 2 maggio dichiarava che le sanioni limitano "indebitamente" gli scambi commerciali tra le imprese cinesi e i paesi terzi, "in violazione del diritto internazionale e delle norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali". E pertanto emetteva un "ordine di divieto" che stabiliva che le sanzioni "non devono essere riconosciute, applicate o rispettate". “Il governo cinese si è sempre opposto alle sanzioni unilaterali prive di autorizzazione ONU e di fondamento nel diritto internazionale", chiosava il ministero di Pechino. Uno dei tanti episodi che parlano della guerra di aggessione del criminale Trump e del genocida Netanyahu all'Iran non tanto e non solo come “necessaria per impedire il nucleare iraniano”, di cui Teheran come membro dell'Aiea tra l'altro ha il pieno diritto di sviluppo e non ha mica un programma clandestino e illegale come quello dei sionisti, quanto come parte sempre più importante dello scontro per il dominio mondiale tra imperialismo Usa e socialimperialismo cinese.
Pechino si richiamava all'Onu e al diritto internazionale, Trump non riconosce strutture intermedie, a meno che non gli siano immeditamente utili, e grazie a i social si rivolgeva direttamente a tutta l'umanità annunciando il 2 maggio di non aver ancora letto la nuova proposta negoziale dell'Iran che però già definiva “inacettabile”. "Esaminerò a breve il piano che l'Iran ci ha appena inviato, ma non riesco a immaginare che possa risultare accettabile dal momento che non hanno ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che hanno fatto all'umanità e al mondo negli ultimi 47 anni” il suo commento su Truth che scombinava per l'ennesima volta le ipotetche motivazioni dell'agressione scatenata il 28 febbraio scorso. Poi lanciava il "Progetto Libertà" mentre cresceva l'attività degli aerei militari statunitensi verso il Medio Oriente, con un forte aumento dei viaggi di aerei da trasporto e per il rifornimento in volo dalle basi in Europa verso Israele e Golfo; segnali come quelli che precedettero l'attacco di febbraio.
Gli accordi per il cessate il fuoco già negoziati direttamente o sotto la regia della Casa Bianca che dovrebbero essere in vigore in Libano e a Gaza sono peraltro regolarmente violati da una delle parti interessate, i nazisionisti.
Libano
Secondo i dati pubblicati il 4 maggio dal ministero della Salute libanese, l'aggressione sionista ripartita due mesi fa e continuata nonostante il cessate il fuoco concordato tra Israele e Libano il 17 aprile è responsabile della morte di 2.696 libanesi e il ferimento di 8.264.
Lo stesso giorno il segretario generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, dichiarava che "non c'è cessate il fuoco in Libano, ma piuttosto una continua aggressione israelo-americana" e "non ci sono parole sufficienti per condannare gli attacchi contro civili, villaggi e città, la distruzione e l'uccisione di bambini, donne, uomini e anziani". In un messaggio rilanciato dal canale al Mayadeen, lo sceicco Qassem ha affermato che questa aggressione "mira a privare il Libano dei suoi diritti e a occupare con la forza la terra e il futuro", mentre "la resistenza mira a liberare la terra e a ottenere giustizia". "La Resistenza resta salda", spiegava sottolineando che ha adattato le proprie tattiche alla fase attuale, traendo insegnamento dalle esperienze passate. Ha spiegato che non c'è bisogno di un dispiegamento geografico fisso, i combattenti operano in diverse aree del Libano, utilizzando armamenti adeguati e impiegando tattiche "mordi e fuggi" progettate per massimizzare le perdite tra soldati e ufficiali nemici, impedendo al contempo qualsiasi consolidamento del controllo nelle aree occupate, ribadendo che "non esiste una linea gialla o una zona cuscinetto, e non esisterà mai". Richiamava all'unità nazionale per difendere la Resistenza e non “pugnalarla alle spalle”, “non chiediamo di adottare le ideologie (della Resistenza, ndr), ma vi chiediamo di non servire il nemico in questa fase delicata", e concludeva rivolgendosi allo Stato libanese dichiarando che è dovere dello Stato proteggere l'unità nazionale, garantire la sovranità, sostenere l'esercito nella difesa del Paese.
Gaza e Cisgiordania
L'ufficio stampa del governo di Gaza in una nota dell'1 Maggio dichiarava che le forze occiupanti hanno commesso 377 violazioni dell'accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza durante il mese di aprile 2026, causando 111 morti e 376 feriti. Denunciava che l'accesso umanitario rimaneva fortemente limitato e solo 4.503 camion di aiuti umanitari sono entrati durante il mese di aprile, rispetto ai 18.000 previsti dall'accordo, appena un quarto del volume previsto. Peggio ancora le consegne del carburante bloccate di fatto con appena il 12% delle cisterne passate dai valichi sbarrati dai militari sionisti; carburante che serve per servizi essenziali quali l'assistenza sanitaria, l'approvvigionamento idrico e l'elettricità.
Il Ministero della Salute della Striscia di Gaza registrava al 2 maggio i numeri di 828 morti e 2.342 feriti, dal cessate il fuoco del 10 ottobre, il totale del genocidio ha raggiunto i 72.608 morti e 172.445 feriti. E ci sarebbero i corpi di circa ottomila palestinesi ancora intrappolati sotto le macerie nella Striscia di Gaza, dove meno dell'1% dei detriti è stato rimosso, come indicato da operatori delle Nazioni Unite.
Dal cessate il fuoco, il successivo lancio del Board of peace guidato da Trump doveva gestire le fasi di applicazione dell'accordo e invece si è confermato al completo serivzio dell'occupazione e del genocidio dei nazisionisti a Gaza che senza colpo ferire possono bloccare l'accesso a Gaza financo a un gruppo di delegati di Indonesia, Marocco, Albania, Kosovo e Kazakistan della cosiddetta Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) comandata da un generale statunitense e dei membri dell’organo tecnocratico (Ncag) incaricato di amministrare la Striscia, nominati con l’avallo di Trump ma relegati una stanzetta al Cairo.
Gli occupanti sionisti in azione nella Cisgiordania, uccidevano il 3 maggio a Nablus un giovane di 26 anni davanti all'ingresso dell'ospedale pubblico Rafidia ove era in attesa della nascita del suo primo figlio; altri 45 palestinesi erano feriti. Con un comunicato il movimento di resistenza islamico Hamas rendeva omaggio al giovane martire e affermava che il suo sangue, così come quello di tutti i palestinesi uccisi, non sarà versato invano e che illuminerà la via verso la liberazione e l'espulsione del criminale nemico occupante; chiedeva il rafforzamento del fronte di difesa contro l'occupazione nazisionista, sottolineava che il nemico occupante continua a perpetrare crimini, omicidi e atti di terrorismo contro il popolo palestinese in Cisgiordania, nell'ambito di una brutale politica volta all'annessione, allo sfollamento forzato e al crollo della volontà nazionale, obiettivi che Hamas ritiene non saranno raggiunti. Infine esoratava i "giovani ribelli" e i combattenti della resistenza a intensificare ogni mezzo di confronto; far pagare al criminale occupante sionista il prezzo della sua brutalità; agire con fermezza per dissuadere i coloni sionisti estremisti dal proseguire la loro aggressione; unirsi e consolidare il fronte interno contro l'occupazione.
6 maggio 2026