Arrestato l'ebreo sionista che ha sparato contro due militanti dell'Anpi
L'attentatore Eitan Bondì: "Sono della Brigata ebraica". È soltanto l’ultima di una lunghissima serie di aggressioni sioniste avvenute a Roma, tutte finora impunite e di fatto tollerate dalle istituzioni italiane asservite a Israele

Lo scorso 28 aprile a Roma è stato arrestato Eitan Bondì, ventunenne ebreo sionista reo confesso dell’aggressione a mano armata contro i coniugi Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, due militanti dell’Anpi di cui avevano indossati i fazzoletti, raggiunti nella capitale da proiettili di plastica mentre partecipavano al corteo del 25 Aprile.
Bondì aveva raggiunto con un motorino il corteo in via delle Sette Chiese vicino alla basilica di San Paolo fuori le mura, dietro il parco Schuster, dove erano in corso le celebrazioni dell’Anpi per l’anniversario della Liberazione, e aveva sparato a due partecipanti proiettili di gomma provocando ai due lievi escoriazioni e molto scompiglio tra la folla, fuggendo poi con il volto travisato dal casco da motociclista: i filmati, però, avevano ripreso la targa del motorino intestato a lui, e la polizia seguendo tale traccia è giunta a casa sua al quartiere Monteverde, dove la perquisizione ha permesso di rinvenire coltelli, armi ad aria compressa e pistole vere, regolarmente detenute grazie a una licenza per il tiro a volo. Gli inquirenti hanno anche trovato bandiere israeliane, adesivi e gadget in lingua ebraica inneggianti alla creazione di una “Grande Israele” e testi di autori sionisti che teorizzano l’autodifesa ebraica, la creazione di nuovi kibbutz in territori arabi e la cacciata della popolazione araba in generale e palestinese in particolare.
Incensurato, regolarmente iscritto alla Comunità ebraica di Roma, ebreo praticante, ex studente di architettura, il giovane ha lavorato recentemente come rider, come magazziniere e come agente immobiliare e agli inquirenti che lo interrogavano in questura ha detto: “sono della Brigata ebraica”. Al di là del fatto che Davide Romano – direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano – abbia escluso l’appartenenza formale del giovane romano all’associazione denominata “Centro Studi Nazionale Brigata Ebraica”, è verosimile che il giovane abbia usato tale nome per identificarsi come militante sionista radicale.
La presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia Ottolenghi, e il presidente della Comunità Ebraica di Roma alla quale Bondì apparteneva, Victor Fadlun, hanno condannato con la massima fermezza il gesto, anche se, e questo vale soprattutto per Fadlun che è il presidente della Comunità alla quale Bondì appartiene, i responsabili delle varie istanze comunitarie hanno il preciso dovere di isolare i facinorosi e, nei casi più gravi, denunciarli alle autorità. Più discutibile è la presa di posizione di Riccardo Pacifici, attualmente vicepresidente di European Jewish Association e già presidente della Comunità Ebraica di Roma, il quale ha condannato il gesto affermando: “conosco la madre, il papà no. Un conto è reagire a un attacco, ma così a sangue freddo no”. Riccardo Pacifici, infatti, è lo stesso individuo che il 10 'ottobre 2024, alla manifestazione svoltasi a Roma all'Arco di Tito, disse testualmente “vi veniamo a prendere” e si rivolgeva al variegato mondo antisionista, da lui accusato di antisemitismo, composto da parlamentari, docenti universitari e dall'attivista Gabriele Rubini. Accortosi di avere scagliato una vera e propria minaccia, Pacifici correggeva il tiro goffamente e maldestramente precisando che a venire a prendere tali avversari sarebbe stato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: eppure è ben risaputo che nemmeno al ministro della Giustizia della Serenissima Repubblica di San Marino, che conta 34.000 abitanti, verrebbe mai in mente di aggirarsi per le sue ripide rocche al fine di catturare presunti rei, figuriamoci se verrebbe in mente a quello della Repubblica Italiana, che ne conta 59 milioni!
Insomma, quella che suonava come una pesantissima e specifica minaccia di Riccardo Pacifici era veramente tale, tanto che i democratici e gli stessi ebrei antisionisti hanno compreso bene ciò che Pacifici - il quale nell’ebraismo romano non è un casuale passante bensì un punto di riferimento ben conosciuto – intendeva realmente dire, e non si sono certo stupiti quando Gabriele Rubini – uno di quelli espressamente menzionati da Pacifici - nella serata del 14 maggio 2024 è scampato a un vero e proprio tentato omicidio perpetrato da una ventina di delinquenti che lo hanno aggredito a calci, pugni, spranghe e mattoni davanti alla sua casa di Frascati.
Gli spari dello scorso 25 aprile e il tentato omicidio nei confronti di Rubini sono soltanto gli ultimi di una lunghissima serie di episodi violenti ascrivibili all’ambiente sionista, che trova all’interno della Comunità Ebraica di Roma il suo naturale brodo di coltura e non trova, evidentemente, i giusti antidoti.
Si ricordi infatti che nel 2002 ci fu un’aggressione con calci e pugni a largo Arenula e largo Torre Argentina contro i manifestanti che tornavano dal corteo per la Palestina, poi il ferimento con calci e pugni di un poliziotto in borghese che scattava fotografie sotto la direzione di Rifondazione Comunista, l’aggressione con schiaffi e spinte all’europarlamentare Luisa Morgantini sotto la sede della RAI dopo il suo ritorno dalla Palestina, l’aggressione a sassate contro Vittorio Agnoletto e Rossana Rossanda, impegnati sulla liberazione della Palestina, in un ristorante del Portico D’Ottavia e l’aggressione con mazze di legno ai partecipanti al social forum che si teneva al “Sant’Ambrogio occupato” al termine di un evento dedicato alla Palestina.
Nel 2010 al termine di una manifestazione contro l’attacco alla Freedom Flotilla un manifestante viene aggredito a colpi di casco, calci e pugni da quattro persone a bordo di due moto al largo Santa Susanna e due donne palestinesi con bambini venivano aggredite in via Barberini, poi ci fu l’aggressione con tirapugni di ferro ad una manifestazione per la Palestina sulla scalinata del Campidoglio con due feriti gravi, un palestinese e un italiano e numerosi contusi.
Nel 2012 alcuni attivisti del Teatro Valle occupato vengono picchiati da una ventina di facinorosi armati di mazze al termine di una manifestazione di studenti mentre transitavano per le strade del quartiere ebraico di Roma, poi ci fu l’aggressione contro Marco Ramazzotti Stockel soltanto perché aderiva, da ebreo, alla rete degli Ebrei contro l'Occupazione e sosteneva il diritto dei palestinesi.
Nel 2014 alcuni ragazzi vengono aggrediti da una quindicina di persone con mazze da baseball per le strade del quartiere ebraico perché uno dei giovani aveva strappato un manifesto, alcuni manifestanti venivano aggrediti alla partenza del corteo per la Liberazione al Colosseo e altre aggressioni di persone che indossavano kefiah palestinesi avvenivano, in varie occasioni, in piazza Venezia e in varie zone del centro di Roma.
Nel 2021 un siriano e un palestinese vengono aggrediti all’isola Tiberina perché avevano una bandiera palestinese.
Nel 2023 l’attivista italo-palestinese Karem Rohana viene aggredito a calci e pugni da quattro persone al suo rientro in Italia dopo un pedinamento dall’aeroporto di Fiumicino fino a via Ostiense.
Nel 2024, oltre alla gravissima aggressione a Gabriele Rubini, si registra l’aggressione il 25 aprile a Porta San Paolo nei confronti del corteo dell’Anpi da parte di centinaia di sionisti (era presente anche il giornalista David Parenzo) con lancio di oggetti contundenti, poi l’atto vandalico, all’università La Sapienza, contro la targa commemorativa del fisico palestinese Sufiah Tayeh, imbrattata con stelle di Davide.
Nel 2025 alla Garbatella viene sfregiato il monumento Handala dedicato alla Palestina, vengono fatte deflagrare tre bombe carta davanti al centro sociale La Strada impegnato sulla Sumud Flotilla e vengono picchiati studenti e genitori a mani nude al liceo Caravillani di Monteverde da un gruppo di facinorosi provenienti da una sinagoga adiacente della quale è presidente l’immancabile Riccardo Pacifici.
In nessun caso i responsabili di queste aggressioni e atti vandalici sono stati perseguiti e, a quanto è dato di sapere, neppure individuati, al punto che sorge il dubbio legittimo sul fatto che l’ideologia sionista che è alla base di tali azioni o, meglio, lo Stato di Israele che tale ideologia incarna, siano in grado di condizionare i poteri dello Stato in Italia, deviando e alterando addirittura gli atti di polizia e le procedure di giustizia.
Eitan Bondì è quindi il primo sionista a essere colto con le mani nel sacco ma non è certo il primo sionista a rendersi protagonista di violenze che vanno avanti da decenni, ben prima che costui nascesse, e tutto fa pensare che sia tutto tranne che una scheggia impazzita o una mela marcia, ma che sia soltanto un frutto avvelenato e marcio dell’ideologia sionista che sin dalla sua nascita non fa che seminare sopraffazione, odio e violenza.
L’ebraismo italiano, vogliamo credere, non può ridursi al sionismo e a gesti inaccettabili come quelli del giovane Eitan perché esso è molto di più rispetto alla miseria dell’entità sionista, avendo una storia più che bimillenaria: fanno onore a questa insigne storia in Italia gli aderenti al Laboratorio Ebraico Antirazzista e alla rete Ebrei contro l’occupazione, i quali insieme ad altri milioni di loro confratelli nel mondo e anche all’interno di Israele sostengono l’ebraismo e i suoi principi proprio nell’opposizione al sionismo, ai suoi crimini in Palestina e alle sue violenze nel resto del mondo.

6 maggio 2026