Elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026
Affinché Prato sia governata dal popolo e al servizio del popolo ci vuole il socialismo
Nessun candidato, partito e coalizione merita la fiducia del proletariato e delle masse popolari. Delegittimare col voto astensionista tutte le cosche parlamentari e i candidati in lizza per la poltrona di sindaco. Unità Popolare è la nuova trappola elettorale borghese
La vera alternativa è organizzarsi al di fuori delle istituzioni borghesi e creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo
Domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026 i circa 126 mila elettrici e elettori del comune di Prato saranno chiamati di nuovo alle urne per eleggere il sindaco e i 32 membri del Consiglio comunale dopo un anno di commissariamento e a due anni esatti dall'elezione di Ilaria Bugetti (PD), prima donna sindaco della città, costretta a dimettersi il 20 giugno 2025 in seguito alla richiesta di arresti domiciliari per il suo coinvolgimento nell’inchiesta per corruzione della Dda di Firenze che indaga sul criminale intreccio politico-mafioso-imprenditoriale nel distretto industriale pratese e sullo scambio di voti e di favori fra l'ex sindaca e l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci, maestro venerabile della Gran Loggia d’Italia “Loggia Sagittario”, suo sponsor politico ed ex datore di lavoro.
Il sistema elettorale borghese
In lizza ci sono 6 candidati alla poltrona di sindaco e 12 liste elettorali con una schiera di decine di candidati che si contenderanno i 32 seggi del Consiglio comunale di cui 20 riservati alla maggioranza e 12 all’opposizione.
Alla spartizione dei seggi non sono ammesse le liste e i gruppi di liste di candidati che abbiano ottenuto al primo turno di votazione meno del 3% dei voti validi, la cosiddetta soglia di sbarramento.
Secondo la vigente legge elettorale, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, Prato con oltre 200 mila abitanti è la seconda città della Toscana per popolazione dopo Firenze e la terza dell'Italia centrale, è proclamato sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (50%+1). Se nessun candidato ottiene la maggioranza, si procede al ballottaggio che si svolgerà il 7 e 8 giugno fra i due candidati alla carica di sindaco che hanno ottenuto al primo turno il maggior numero di voti.
È consentito votare per un candidato sindaco e una lista non collegata a lui (voto disgiunto) ed è possibile esprimere fino a due preferenze, tenendo conto che non possono essere votati, in caso di due scelte, due candidati dello stesso genere.
L'inganno politico e i ricatti elettorali
L'obiettivo principale di tutti i candidati è ingannare le elettrici e gli elettori con false promesse e finto “amore per questa città” al solo scopo di accaparrarsi una poltrona in Consiglio comunale che vale tanto oro quanto pesa. La poltrona serve agli eletti per risolvere i loro problemi non quelli delle masse operaie e popolari sfruttate e oppresse, degli immigrati schiavizzati da padroni senza scrupoli, ricattati perché privi di permesso di soggiorno e costretti a lavorare 12-14 ore al giorno sette giorni su sette per due euro all'ora, dei disoccupati, dei pensionati, dei poveri e di chi pur lavorando a causa dei bassi salari non riesce più a mangiare, a curarsi e pagare le bollette.
Trattandosi di elezioni amministrative dove molto spesso il candidato è un amico, un parente, un collega di lavoro o “qualcuno che ti può dare una mano” i galoppini dei vari partiti ricorrono perfino al ricatto politico e morale per accaparrarsi qualche manciata di voti in più dell'avversario promettendo la risoluzione di un problema o di una pratica burocratica.
“Mi sono candidato per mettermi al servizio di Prato... perché me lo ha chiesto il partito... perché voglio dare il mio contributo alla crescita di questa città... perché rappresentiamo la buona politica, l'alternativa al sistema di governo corrotto e clientelare di questa città”: sono tutte balle!
Soldi, potere e carriera
La vera posta in gioco sono il potere politico, la carriera personale e gli scandalosi stipendi che gli eletti percepiscono. Infatti le indennità degli amministratori del comune di Prato hanno subìto un progressivo aumento a partire dal 2022, raggiungendo il regime definitivo (100% dell'aumento previsto dalla Legge di bilancio 2022) nel 2024. L'incremento riguarda gli amministratori di tutti i comuni italiani ma varia in base alla popolazione ed è ancorato all'indennità percepita dal rispettivo presidente di Regione che ammonta a 13.800 euro lordi. I sindaci metropolitani, come ad esempio Funaro a Firenze, prendono la stessa cifra di quelli di comuni capoluogo con oltre 100mila abitanti pari all'80% dell'indennità del presidente Giani. E siccome Prato è un comune con oltre 100.000 abitanti (capoluogo di provincia), ai prossimi amministratori comunali eletti spetteranno 11.040,00 euro lordi al mese (132.480 euro all'anno) per il sindaco, 8.280,00 euro al mese e (99.360 all'anno) per il vicesindaco, 7.176,00 al mese e (86.112 all'anno) per assessori e presidente del Consiglio. Mentre i consiglieri pur non percependo uno "stipendio" fisso, ma dei gettoni di presenza per la partecipazione alle sedute del Consiglio e delle Commissioni consiliari del valore di 90,00 euro lordi a seduta si devono “accontentare” di circa 2.760,00 euro lordi mensili.
Soldi, potere e carriera: queste sono le vere ragioni per cui un candidato è disposto a fare carte false pur di accedere alla mangiatoia delle istituzioni parlamentari borghesi. Curare gli interessi e favorire la cordata di padroni, massoni, potentati economici e finanziari e boss mafiosi che gli finanziano la campagna elettorale e gli procurano pacchetti di voti come conferma l'inchiesta sul criminale intreccio politico-massonico-imprenditoriale che a Prato ha travolto la sindaca Ilaria Bugetti e la sua giunta Pd-M5S-+Europa-Sinistra unita Prato, durata in carica appena 10 mesi: questo è il loro unico interesse.
Il nostro appello astensionista
Il PMLI rappresenta la vera e unica alternativa al corrotto sistema elettorale borghese e in occasione di queste amministrative la Cellula “G. Stalin” di Prato invita tutte le elettrici e gli elettori pratesi a non farsi abbindolare dalle lusinghe dei candidati in lizza; li esorta ad approfittare di questa occasione per infliggere un duro colpo alle corrotte istituzioni rappresentative borghesi e ai partiti che ne fanno parte astenendosi (disertando le urne, annullando la scheda o lasciandola in bianco).
Il voto astensionista marxista-leninista ha pari dignità del voto dato ai partiti, non è un “voto perso” non “va alla maggioranza” e men che meno “contribuisce a far vincere le destre”. Va considerato come un voto dato al socialismo e al PMLI perché esprime sul piano politico e organizzativo una forte presa di coscienza e di aperta rottura con l'elettoralismo borghese; è una dichiarazione di guerra al capitalismo e di schieramento militante col socialismo, che delegittima, isola, indebolisce e disgrega le istituzioni rappresentative borghesi e i partiti che le appoggiano e ne fanno parte.
Non è un caso che l'astensionismo è temuto e attaccato da tutti i partiti, le liste e i candidati. In particolare dal “centro-sinistra” e ancora di più dalla cosiddetta “sinistra radicale” che di volta in volta gli attribuisce tutte le colpe delle sue disfatte politiche ed elettorali, perché è l'unico voto utile a infliggere colpi devastanti al sistema democratico borghese, e dunque va demonizzato per continuare ad assicurare il potere politico nelle mani della borghesia e perpetrare il dominio e lo sfruttamento capitalista sul proletariato.
In tutte le competizioni elettorali borghesi e in particolare in queste comunali nessuno dei 6 candidati a sindaco mette in discussione la questione del potere politico che è tutto in mano alla borghesia ed è la madre di tutte le questioni.
Nessuna fiducia ai partiti e ai loro candidati
Tutti i candidati di “centro-destra”, “centro-sinistra” e della cosiddetta “sinistra radicale”, si presentano come alternativi, sui programmi elettorali avanzano progetti di “cambiamento” e “rinnovamento del modo di fare politica” ma poi, gratta, gratta, alla fine tutti sono d'accordo per riformare e governare questo marcio sistema capitalista che invece va letteralmente abbattuto perché è la causa di tutti i mali che affliggono le masse lavoratrici e popolari.
Nessuno dei candidati osa denunciare la contraddizione principale che esiste fra capitalismo e socialismo, ben sapendo che così facendo portano acqua al mulino della borghesia e finiscono per difendere unicamente gli interessi degli sfruttatori che sono opposti e inconciliabili con quelli delle masse sfruttate e oppresse.
In campagna elettorale tutti i partiti fanno finta di azzuffarsi l'uno contro l'altro, mentono spudoratamente promettendo mari e monti agli elettori, assicurano di agire “nell'interesse della collettività” di “cambiare la società” e di “difendere le classi più deboli” ma sottobanco sono pronti a stringere patti perfino con la criminalità organizzata e la massoneria pur di accaparrarsi una manciata di voti in più. Per questo, per altro e per tutte le illusioni elettorali, gli inganni politici e le false promesse riformiste che spargono a piene mani essi non meritano nessuna fiducia da parte degli elettori.
Chi sono i candidati
Non merita nessuna fiducia Matteo Biffoni: a
vvocato, 52 anni, consigliere regionale, ex deputato, già sindaco di Prato dal 2014 al 2024, candidato sindaco del “centro-sinistra” per la terza volta, sostenuto dal campo largo PD-M5S-AVS-Biffoni sindaco-Orgoglio per Prato con dentro anche i renziani di IV che fanno capo alla corrente interna al Pd Casa riformista dell’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti. A sostegno di Biffoni anche tre candidati consiglieri comunali espressione diretta della Curia e del vescovo Nerbini e l'appoggio esterno dell'Anpi provinciale e della Camera del Lavoro-Cgil che nella giunta Bugetti aveva ottenuto anche un assessorato.
Proprio Biffoni che nel corso degli ultimi 12 anni è stato il principale responsabile del disastro economico, politico, sociale, culturale e ambientale della città rimediando anche un rinvio a giudizio (per disastro colposo ed omicidio colposo recapitatogli dalla procura di Prato il 1° agosto 2025 a conclusione dell'inchiesta sull’alluvione che il 2 novembre 2023 causò due vittime e milioni di euro di danni) e un avviso di garanzia in qualità di ex presidente della Provincia per la scandalosa gestione del "Creaf", il centro di ricerca e alta formazione pubblico fallito nel 2018, e costato ai contribuenti pratesi oltre 22 milioni di euro.
Non si sa se ridere o piangere nel vedere Biffoni che in pratica si ricandida per la terza volta consecutiva e ha anche la faccia tosta di presentarsi come artefice di “una nuova stagione” rispetto alla fallimentare stagione precedente che lui stesso ha governato per 10 anni prima di passare il testimone alla giunta Bugetti che è durata in carica appena dieci mesi prima di essere spazzata via dall'antimafia.
Proprio lui e la sua coalizione, la stessa che aveva eletto Bugetti, che insieme ai vertici del PD, M5S e AVS per un anno sono spariti dalla circolazione, non hanno fatto uno straccio di autocritica per aver causato il commissariamento del Comune, non si sono degnati nemmeno di chiedere scusa ai propri elettori, ora tornano a chiedere il voto.
Proprio lui che il 3 settembre 2021 ordinò lo sgombero a suon di manganellate, arresti e denunce del presidio organizzato dal Sudd Cobas e dai lavoratori Texprint in Piazza Del Comune per protestare contro le bestiali condizioni di sfruttamento a cui vengono sottoposti i lavoratori e gli immigrati.
Proprio lui che il 13 giugno 2024 in Palazzo comunale, durante il passaggio di consegne, omaggiava la sindaca neoeletta Ilaria Bugetti con queste parole: “Termino il mio incarico e i nostri 10 anni di lavoro con la soddisfazione più grande, quella di passare il testimone alla candidata del centrosinistra che ha saputo incarnare i valori della coalizione e del partito e che, fatemi dire, ha raccolto anche il frutto di un’amministrazione che è sempre stata giudicata positivamente”. Bugetti, aggiungeva Biffoni, è “la figura naturale per proseguire il lavoro iniziato dalla mia amministrazione... una persona capace, determinata e profonda conoscitrice del territorio, visti i suoi trascorsi come sindaca di Cantagallo e consigliera regionale. Lascio la città in buone mani, fiducioso che la nuova sindaca saprà affrontare le sfide del distretto tessile e del post-alluvione. Bugetti rappresenta non solo una continuità amministrativa, ma anche un salto di qualità in termini di energia e prospettiva per il futuro di Prato” (sic!).
Diciamolo chiaramente: la ricandidatura di Biffoni, “mister 20 mila preferenze” alle regionali del 12 e 13 ottobre 2025, conferma che il PD pratese dopo lo scandalo Bugetti, l'azzeramento della segreteria di Marco Biagioni e l'affidamento della direzione del partito al coordinatore reggente Christian Di Sanzo, è letteralmente allo sbando, logorato dalla faida interna fra schleiniani e riformisti e non ha altro da offrire che “un vecchio arnese” renziano al posto dell'“arnese di Matteini” Bugetti.
La fiducia degli elettori non la merita Gianluca Banchelli
, consulente aziendale, 49 anni, boss meloniano di Fratelli d'Italia, per 10 anni consigliere comunale a Prato, candidato sindaco del “centro-destra” sostenuto da FdI-FI-Lega. La sua investitura è arrivata direttamente da Roma a poche ore dalla chiusura della presentazione delle liste, per frenare la fuga in avanti della Lega che aveva proposto un proprio candidato a sindaco e soprattutto per mettere fine alla faida interna di FdI alle prese con l'inchiesta giudiziaria sui rimborsi illeciti elargiti dal comune di Prato all'ex consigliere comunale Claudio Belgiorno
(che nei mesi scorsi ha stracciato la tessera del partito e ora si è candidato con una propria lista alla poltrona di sindaco), e allo scandalo del ricatto a luci rosse ai danni di Tommaso Cocci candidato da FdI e poi costretto ad abbandonare la corsa per un posto nel Consiglio regionale in occasione delle elezioni del 12 e 13 ottobre scorsi.
Nessun credito va dato a Emilio Paradiso
, lavoratore autonomo, 67 anni, ex capogruppo in comune della Lega fra il 2009 e il 2014 e già segretario del partito candidato sindaco con la lista Alleati per Prato-Civici; e a Jonathan Targetti,
imprenditore e blogger, 39 anni, “attivista politico”, si presenta per la seconda volta, ora con “una lista che raggruppa varie esperienze politiche” e strizza l'occhio al “centro-destra” con una lista civica denominata L'Alternativa C'è in vista di un eventuale ballottaggio.
Soprattutto, nessuna fiducia va accordata a Enrico Zanieri
, operatore sociale, 41 anni, laureato in relazioni internazionali, segretario pratese del PCI, già candidato alle regionali e ora candidato sindaco per Unità Popolare
sostenuto dalla coalizione PRC-PCI-Potere al Popolo, che per la prima volta si presentano uniti a Prato per provare a dare vita a una sorta di “laboratorio politico” da sperimentare a livello locale e eventualmente replicare a livello nazionale.
Il primo aprile Unione Popolare ha presentato presso il cinema Terminale il candidato sindaco e la coalizione che “punta a superare la soglia di sbarramento del 3% e sarebbe una grande vittoria” perché gli permetterebbe di ottenere una poltroncina da consigliere. Senza un programma elettorale: “lo scriveremo insieme agli elettori durante la campagna elettorale” senza un obiettivo strategico, se non quello di raccattare qualche avanzo che cade dalla mangiatoia elettorale borghese e dal banchetto per la spartizione del potere politico, e con qualche generico slogan “per il lavoro, la difesa dell'ambiente, dei parchi e dei servizi pubblici”, Unità popolare si è autoproclamata “l'alternativa radicale sia alla destra che al centrodestra-Pd, due facce della stessa medaglia”.
In realtà Unità Popolare e i partiti che la compongono sono dei neorevisionisti inguaribili sul piano ideologico, dei riformisti incalliti sul piano politico e degli opportunisti sul piano elettorale che spargono illusioni a piene mani sulla possibilità che questo marcio sistema capitalista neofascista governato da Meloni, Mussolini in gonnella, possa essere riformato a vantaggio delle masse popolari attraverso le elezioni e la partecipazione diretta alle istituzioni parlamentari e rappresentative borghesi.
Sono degli imbroglioni politici e rappresentano una nuova trappola elettorale piazzata per acchiappare qualche voto astensionista e ricondurlo all'ovile.
Invece di mettersi alla testa della stragrande maggioranza delle masse operaie e popolari che ormai non vanno più ai seggi perché schifate dall'elettoralismo borghese; invece di spronarle a dare vita ad un vasto fronte di lotta anticapitalista e antifascista per delegittimare ancora di più le istituzioni e contendere il potere alla classe dominante borghese nelle piazze, essi al contrario attaccano l'astensionismo e legittimano il potere borghese.
Nel 2024 il PCI si era presentato da solo con Fulvio Castellani candidato a sindaco e aveva ottenuto lo 0,89% dei voti validi. Mentre il PRC con la candidata a sindaco Paola Battaglieri aveva ottenuto lo 0,86 % dei voti validi. PaP non si era presentato ufficialmente ma aveva dato indicazione di votare PRC.
Adesso tutti e tre assieme puntano a superare la soglia del 3% sperando di drenare voti all'astensionismo e in particolare ai giovani elettori e studenti protagonisti della storica vittoria referendaria sulla giustizia, delle lotte contro lo sfruttamento nel distretto industriale di Prato, Pistoia e Firenze promosse dal Sudd-Cobas e delle proteste contro il genocidio sionista del popolo palestinese.
Fin dal primo giorno della costituzione Unità Popolare e i suoi candidati ripetono che “in caso di ballottaggio non ci schiereremo con nessuno dei candidati in lizza”. Ma non è escluso che una strizzatina d'occhio, magari sottobanco, al “centro-sinistra” ci possa essere specie se il risultato del ballottaggio fosse in bilico. Del resto molti dei candidati e sostenitori di Unità Popolare hanno già strizzato l'occhio anche alla Bugetti osannandola il 22 febbraio 2025 quando, al termine dell'ennesima manifestazione organizzata dal Sud Cobas contro lo sfruttamento, in Piazza Del Comune la sindaca corrotta è scesa dalla sua poltrona e megafono alla mano in mezzo ai manifestanti dichiarò pubblicamente “Siamo al vostro fianco”. Salvo poi, dopo qualche mese, invece di liberare i lavoratori dalle catene dello sfruttamento, ci è mancato poco che in catene ci finisse lei se non si fosse dimessa.
E comunque il “laboratorio politico” pratese di Unità Popolare sembra già decollare a livello nazionale dal momento che è stato lo stesso segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo, in un'intervista a “Il Fatto Quotidiano” del 26 aprile 2026, ad ammettere candidamente: “Se vogliamo cacciare Giorgia Meloni e questo governo fascista, dobbiamo puntare a un accordo tecnico con il campo largo”.
La nostra proposta
L’astensionismo marxista-leninista non costituisce un obbiettivo strategico ma una scelta tattica che è parte integrante della lotta di classe e non può certo finire col voto astensionista, va praticato giorno dopo giorno, senza mai stancarsi, battendosi in prima fila nelle fabbriche, nei campi, nelle scuole, nelle università, nelle piazze per rivendicare i propri diritti sociali e civili e migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici e popolari.
Sul piano politico e organizzativo ciò non è però sufficiente. Da tempo proponiamo all’elettorato di sinistra fautore del socialismo, quindi anche a chi non è astensionista, di creare in tutte le città e in tutti i quartieri le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta.
Le Assemblee popolari devono essere costituite in ogni quartiere da tutti gli abitanti ivi residenti - compresi le ragazze e i ragazzi di 14 anni - che si dichiarano anticapitalisti, antifascisti, antirazzisti e fautori del socialismo e disposti a combattere politicamente ed elettoralmente le istituzioni borghesi, i governi centrale e locali borghesi e il sistema capitalista e il suo regime.
Ogni Assemblea popolare di quartiere elegge il suo Comitato popolare e l'Assemblea dei Comitati elegge, sempre attraverso la democrazia diretta, il Comitato popolare cittadino. E così via fino all'elezione dei Comitati popolari provinciali, regionali e del Comitato popolare nazionale.
I Comitati popolari devono essere composti dagli elementi più combattivi, coraggiosi e preparati delle masse anticapitaliste, antifasciste, fautrici del socialismo eletti con voto palese su mandato revocabile in qualsiasi momento dalle Assemblee popolari territoriali. Le donne e gli uomini - eleggibili fin dall'età di 16 anni - devono essere rappresentati in maniera paritaria.
I Comitati popolari di quartiere, cittadino, provinciale e regionale e il Comitato popolare nazionale devono rappresentare il contraltare, la centrale alternativa e antagonista rispettivamente delle amministrazioni ufficiali locali e dei governi regionali e centrale.
Solo attraverso questa via si può avanzare nella lotta di classe per la conquista del potere politico e del socialismo una volta spazzati via il capitalismo e la borghesia con la rivoluzione proletaria.
Solo nel socialismo Prato può essere governata dal popolo e al servizio del popolo.
Cellula “G. Stalin” di Prato del PMLI
Prato, 3 maggio 2026