Le imbarcazioni si riorganizzano nel porto di Marmaris in Turchia
La Flotilla di nuovo in marcia verso Gaza
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo apre un fascicolo contro il governo greco per complicità con Israele. Vergognoso attacco di La Russa agli attivisti. Il Governo sionista costretto a rilasciare Thiago Ávila e Saif Abukeshek dopo oltre una settimana di carcere
Dopo che 181 membri della spedizione sono stati rinchiusi per due notti e un giorno in una nave-prigione di Tel Aviv, le navi superstiti della Global Sumud Flotilla hanno percorso senza particolari incidenti le centocinquanta miglia fino a raggiungere la costa turca.
Nel porto turco di Marmaris le 34 imbarcazioni presenti sono state raggiunte da un’altra dozzina di velieri battenti la bandiera di Ankara, altre quattro provenienti dalla Sicilia e cinque dalla Grecia, confermando per la seconda volta e nonostante l'abbordaggio piratesco di Israele registrato giorni fa nelle acque greche, di rappresentare nei fatti la più grande spedizione umanitaria della storia.
In Turchia l'obiettivo degli attivisti è quello di riorganizzarsi e mettere a punto i prossimi passi della missione, nel tentativo di pianificare l’ultimo grande balzo verso Gaza. Questa discussione, che al momento in cui scriviamo non ha ancora dato indirizzi certi, ha all'ordine del giorno alcuni punti fondamentali, a partire dal tentativo di comprendere quale grado di violenza potrebbero raggiungere i prossimi attacchi dell’IDF che conferma di voler continuare il blocco marittimo illegale davanti alle coste palestinesi.
In questi giorni qualcuno si è anche interrogato se avesse senso a questo punto mettere a repentaglio le imbarcazioni superstiti in una missione che rischia di risolversi con l'ennesimo blitz sionista; tuttavia ad oggi la stragrande maggioranza degli attivisti presenti sulle navi di Flotilla punta decisamente a Gaza, anche perché i rischi della missione erano stati calcolati ben prima della partenza ed erano chiaramente già noti a tutti.
Anche gli USA monitorano la Flotilla
Nel frattempo la marina sionista e i suoi complici non mollano la presa. La settimana scorsa infatti quattro imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition che da Siracusa stanno veleggiando verso la Grecia per unirsi alla spedizione in corso sono state avvicinate da diversi mezzi militari non identificati. L’azione, secondo le testimonianze dei 29 attivisti a bordo provenienti da diversi Paesi, compresa l’Italia, sarebbe stata condotta da almeno un elicottero, tre droni e alcune navi con le luci di navigazione volutamente spente.
Ma c'è di più, perché i dati di Marine Traffic dimostrano che un aereo statunitense Lockheed Martin ha sorvolato direttamente la flotta poco prima dell’arrivo degli altri mezzi, appena oltre il confine tra le acque italiane e quelle internazionali. Naturalmente non è sicuro se si sia trattato effettivamente di reparti dell’esercito israeliano, ma allo stesso tempo pare probabile. In ogni caso abbiamo già l'evidenza di un sorvolo statunitense sulla Flotilla e, se gli altri mezzi fosero stati effettivamente dell'IDF, ciò significherebbe che la marina sionista si sarebbe spinta ai confini del nostro Paese, dimostrando ancora una volta la sua totale assenza di scrupoli.
Il governo greco complice di Netanyahu
Come avevamo accennato una settimana fa, più di un'ombra accompagnava l'azione del governo di Atene, giacché all’indomani dell’attacco israeliano, era stato lo stesso ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar, a dichiarare che le operazioni contro la Flotilla erano state portate a termine “in coordinazione col governo greco”.
Nonostante le ripetute smentite dell'esecutivo ellenico, stavolta le acque greche sono talmente “torbide” da aver messo in allerta anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha aperto un fascicolo chiedendo risposte che il governo di Atene dovrà fornire entro il 12 maggio.
In pratica, secondo numerose testimoniante e ricostruzioni della stampa greca indipendente, ma anche degli stessi sequestrati della Flotilla, grazie alla copertura offerta dalle autorità greche, gli uomini dell’Idf avrebbero fatto in tempo a sbarcare impunemente i prigionieri, allontanandosi poi indisturbati con a bordo Thiago Ávila e Saif Abukeshek, prima che qualunque autorità internazionale avesse il tempo di intervenire per chiederne la liberazione.
Rilasciati Thiago Ávila e Saif Abukeshek
Grazie alla grande pressione della solidarietà internazionale e al lavoro dei legali della Flotilla, dopo oltre una settimana di detenzione nella quale entrambi sarebbero stati maltrattati e picchiati, Saif Abu Keshek e Thiago Ávila sono stati espulsi da Israele.
I due, accusati di essere sostanzialmente “terroristi” collaboratori di Hamas, hanno portato avanti un estenuante sciopero della fame fino al loro rilascio.
Il provvedimento è stato accompagnato dalle dichiarazioni del ministero degli Esteri israeliano che in un post su X ha definito i due attivisti della Global Sumud Flotilla “provocatori professionisti”, minacciando poi per l'ennesima volta e con la medesima faccia tosta la Flotilla sul fatto che “Israele non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza”.
"Sono appena arrivato ad Atene – ha affermato Saif Abukeshek in un video-messaggio postato sull'account X di Global Sumud Flotilla – ma restano indietro migliaia di prigionieri palestinesi bambini, donne e uomini. Sono sicuro che il trattamento che ho subito non è paragonabile alle sofferenze che subiscono, le testimonianze che abbiamo delle loro torture, delle violenze ogni giorno".
Subito prima di imbarcarsi su un volo verso la Spagna, Saif non ha esitato ad esortare ancora a mobilitarsi per la causa palestinese: "Dobbiamo continuare a mobilitarci, non possiamo dimenticare i prigionieri palestinesi. (…) Dobbiamo andare avanti, dobbiamo continuare a mobilitarci fino a che Palestina sarà libera".
Dopo Meloni, anche La Russa attacca la Flotilla
A fare eco alle dichiarazioni di Meloni all'indomani dello scorso blitz piratesco, non si è fatto attendere l'affondo del Presidente del Senato, il camerata Ignazio Benito La Russa, il quale con toni degni del più becero e arrogante stile fascista, non ha voluto essere da meno di Mussolini in gonnella.
La vergognosa “orazione” è arrivata alla stampa durante la presentazione a Milano del libro scritto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e dalla giornalista Annalisa Chirico dal titolo “Dalla parte delle divise” - anch'esso tutto un programma – dove ha definito le missioni umanitarie internazionali delle Flotille “manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico”.
Ma colui che tiene a casa con orgoglio il busto di Mussolini, ha pensato bene di rincarare la dose attaccando e prendendosi gioco degli attivisti, affermando provocatoriamente: “Se poi hai la fortuna che ti fermano per tre o quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti e a cui aspirare”. Ed ancora, "Quanti palestinesi hanno salvato le Flotille? Quanti bambini sono rimasti in vita? Quanti israeliani hanno dovuto ricredersi sul fatto che siano altri a volere non la fine della guerra ma la scomparsa di Israele “dal fiume al mare”? Zero."
Di fronte a certe parole, che incarnano perfettamente l'atteggiamento collaborazionista del Governo Meloni che da sempre nei fatti sostiene il nazisionismo di Israele ed il conseguente sterminio del popolo palestinese, c'è poco da dire ma tanto da fare, oltre all'importante solidarietà espressa dalla Flotilla.
È infatti compito di tutti gli antifascisti, degli antimperialisti, dei democratici e degli amanti della pace in generale, unirsi per cacciare immediatamente il nero governo Meloni per interrompere, fra tutte le altre nefandezze interne, anche il suo appoggio in armi al criminale di guerra Netanyahu, che lo rende complice del genocidio palestinese.
13 maggio 2026