Dopo l'attacco piratesco alla Flotilla e le violenze agli attivisti
Il governo del criminale Netanyuahu rafforza l'occupazione di Gaza e Cisgiordania e colpisce il Libano
Teheran: i negoziati in corso sono incentrati sulla fine della guerra di aggressione di Stati Uniti e Israele all'Iran
Il tribunale dell'Onu accusa Netanyahu di genocidio

“Respingiamo le accuse di abusi durante le operazioni che avevano lo scopo di proteggere il legittimo (!) blocco navale (davanti a Gaza, ndr)”, dichiarava il portavoce dell'esercito occupante, “gli ordini delle Idf impongono un trattamento rispettoso e appropriato dei partecipanti alla Flotilla”. “Ai margini della società israeliana si sta insinuando un terribile processo di imbarbarimento”, affermava il presidente sionista Itzhak Herzog, condannando gli “atti brutali perpetrati da una manciata di persone che credono che gli arrestati non abbiano diritti umani”, come se le torture e le violenze sessuali ai detenuti palestinesi non fosse una regola nelle carceri sioniste, confermata anche dalla recente inchiesta del New York Times. Queste sono due dichiarazioni buone solo a rimpolpare la vergognosa e ipocrita recita costruita dai governi imperialisti, sodali del nazisionista Netanyahu e del suo governo, attorno alle polemiche scatenate dal video del criminale ministro sionista Ben Gvir contro i militanti della Flotilla, sequestrati con un atto di pirateria, picchiati e messi alla gogna. Un teatrino filosionista che copre l'atto piratesco in pieno Mediterraneo e non poteva andare diversamente dopo l'attacco impunito della marina sionsita del 31 maggio 2010 contro la Freedom Flotilla e l'assassinio di 10 attivisti sulla Mavi Marmara; che individua un solo colpevole, il ministro, e salva il criminale Netanyahu contro cui la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso il 21 novembre 2024 un mandato di cattura per crimini di guerra e contro l'umanità commessi tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024 a Gaza. Crimini che alimentano il genocidio palestinese dei nazisionisti e finito sotto inchiesta della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il tribunale Onu con sede all'Aja, che il 26 gennaio 2024 definiva plausibili le accuse nella denuncia presentata dal Sudafica e avviava il procedimento ordinando nel frattempo all'entità sionista di adottare tutte le misure necessarie per prevenire atti di genocidio, punire l'incitamento e migliorare la drammatica situazione umanitaria a Gaza.
Nulla è cambiato e ce lo ricorda la cronaca spicciola che al 25 maggio registra un attacco della marina sionista che ha sparato contro una barca di pescatori palestinesi nelle acque di fronte alla città di Gaza; tre pescatori sono rimasti feriti. Poco prima l'agenzia di stampa statale libanese Nna dava la notizia di un bombardamento sionista ad al-Duwayr, nel Libano meridionale, col sistema criminale del doppio colpo, un attacco e 30 minuti dopo un secondo attacco contro i soccorritori, diverse le vittime civili. Altri attacchi aerei e con i droni nello stesso giorno contro la cittadina libanese mostrano come i sionisti gestiscono a modo loro gli accordi di cessate il fuoco apparecchiati dall'alleato imperialista americano.
Del 23 maggio, dopo l'ennesimo bombardamento sionista a Gaza, la denuncia del portavoce di Hamas, Hazem Qassem, dei crimini e delle violazioni da parte delle forze di occupazione nella Striscia di Gaza in palese violazione degli accordi raggiunti. Tali accordi prevedevano il ritiro delle forze di occupazione, che è rimasto sulla carta, mentre continuano i bombardamenti, le distruzioni e le incursioni nelle aree residenziali dei gazawi; non si tratta di violazioni isolate, ma di un'aggressione sistematica, di un totale disprezzo per gli sforzi di mediazione e le garanzie, e della continuazione di politiche di blocco, fame e omicidio ai danni di oltre due milioni di palestinesi. Secondo i dati del Ministero della Salute palestinese, il bilancio delle vittime dall'inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre, è salito a 904 morti, 2.713 feriti e 777 corpi recuperati dalle macerie. Al 25 maggio il bilancio del genocidio sionista è arrivato a 72.797morti e 172.821 feriti.
Il 20 maggio Human Rights Watch dichiarava che l'infrastruttura umanitaria che permette ai palestinesi di sopravvivere nella Striscia di Gaza rimane a rischio, nonostante siano trascorsi più di sei mesi dall'accordo di cessate il fuoco, avvertendo del continuo deterioramento delle condizioni umanitarie e sanitarie nella regione. L'ONG ha confermato che il volume degli aiuti umanitari "rimane ben al di sotto dei livelli necessari", sottolineando che le vie di accesso umanitario sono state sistematicamente ostacolate dai sionisti e i palestinesi a Gaza “continuano a soffrire la fame e a essere privati di cure mediche, e i civili continuano a essere uccisi" e esortava i governi a sospendere la vendita di armi a Israele, a sospendere gli accordi commerciali preferenziali e a sostenere la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale, compresa l'esecuzione dei mandati di arresto emessi da questi organi.
Anche in Cisgiordania si registra un'escalation degli attacchi dei coloni, protetti o accompagnati dall'esercito occupante, che non sono più solo furti dei raccolti e del bestiame ma vere e proprie operazioni di saccheggio organizzate che prendono di mira attrezzi agricoli e veicoli degli agricoltori per spingerli a abbandonare le loro terre. Il 25 maggio entravano in azione direttamente i soldati che nella regione settentrionale di Al-Aghouar sequestravano trattori, attrezzature, veicoli e serbatoi d'acqua della popolazione palestinese. La regione che comprende le valli palestinesi e la parte settentrionale del Mar Morto rappresenta circa il 30% della superficie totale della Cisgiordania occupata, è storicamente nota come il "granaio della Palestina" per l'abbondanza di acqua di falda, il terreno fertile e il potenziale agricolo durante tutto l'anno ed è già all'85% sotto controllo diretto degli occupanti mentre decine di insediamenti dei coloni, che consumano la maggior parte delle risorse idriche della regione, sono sparsi ovunque.

La posizione iraniana sul negoziato con gli Usa
Nell'oramai consueto appuntamento settimanale del lunedì con la stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha dichiarato il 25 maggio che le discussioni politiche in corso erano incentrate sulla fine della guerra di aggressione di Stati Uniti, che gli sviluppi recenti riportati erano il risultato di diverse settimane di colloqui condotti con la mediazione del Pakistan e che non era stato fissato alcun termine preciso per la finalizzazione di un accordo. Anche perché il comportamento politico degli Stati Uniti era diventato alquanto incoerente, con posizioni contraddittorie modificate nel giro di poche ore, giravolte che complicano qualsiasi processo negoziale.
Baqaei ripeteva che l'Iran era impegnato a raggiungere un risultato che tuteli i diritti della nazione iraniana il più rapidamente possibile, ribadendo che ciò che conta di più per Teheran è la protezione degli interessi nazionali e che qualsiasi esito verrà annunciato non appena raggiunto. Il memorandum in 14 punti elaborato durante il negoziato, ricordava il portavoce iraniano, è incentrato sulla fine della guerra, sulla circolazione nello Stretto di Hormuz e sulla cessazione della "pirateria statunitense" contro l'Iran e nelle fasi iniziali deve prevedere l'interruzione del blocco Usa mentre l'Iran adotta contemporaneamente provvedimenti per garantire il passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz che rientrano nelle responsabilità dell'Iran in quanto Stato costiero.
Rispondendo a una domanda sui piani europei per partecipare alla gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz, Baqaei ricordava che questo era responsabilità degli stati rivieraschi, ossia Iran e Oma, che già stanno lavorando per definire un meccanismo efficace per il passaggio sicuro della via navigabile che deve rimanere fruibile per tutto il mondo. E ricordava che la situazione attuale è il risultato delle violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti e del regime sionista a seguito della loro guerra di aggressione contro l'Iran.
Nella notte fra il 25 e il 26 maggio il comando Usa annunciava di aver colpito per “autodifesa” un sito per il lancio di missili e navi iraniane che cercavano di collocare mine nei pressi di Bandar Abbas. Il criminale Trump dopo aver dato il via libera al criminale Netanyahu su nuovi attacchi al Libano, compresi quelli sul campo profughi palestinese di Rashidieh presso la città di Tiro, giocava con vignette e batttute sul suo social per sostenere che il suo accordo con l'Iran sarà diverso da quello di Obama e toccava al segretario di Stato Marco Rubio, in visita ufficiale in India, spiegare che “gli stretti devono essere aperti, saranno aperti in un modo o nell'altro, quindi devono essere aperti” e a ripetere che la definizione dei termini dell'accordo con l'Iran potrebbe richiedere ancora "alcuni giorni".

27 maggio 2026