Alle parole di condanna seguano i fatti: lo Stato sionista sia bandito dalla comunità internazionale
Israele genocida aggredisce Flotilla e mette alla gogna i suoi attivisti
Forti manifestazioni di protesta nelle principali città italiane.
L'Italia rompa immediatamente ogni rapporto con Israele genocida
Per stroncare definitivamente anche la seconda missione in pochi mesi della Global Sumud Flotilla (GSF), le forze speciali israeliane hanno affondato il colpo con ogni mezzo a loro disposizione. La “Girolama” ad esempio, la barca che si è arresa per ultima fra le 50 ripartite dalla Turchia, è stata abbordata a colpi di fucile, mentre gli attivisti, con le mani in alto, gridavano ai militari ”Perché sparate?”, ricevendo in cambio proiettili e, una volta a bordo, minacce e percosse.
L'abbordaggio con spari e speronamenti filmato e rilanciato icon enfasi dai media israeliani ha gratificato il boia Benjamin Netanyahu, che solo poche ore prima della cattura dell'ultima imbarcazione raggiunta aveva arringato le sue truppe con un tonante: “State facendo un lavoro eccezionale; state sventando un piano malvagio ideato per rompere l’isolamento dei terroristi di Hamas a Gaza”.
L'ennesimo blitz sionista che calpesta ancora una volta il diritto internazionale
“Sono entrati e hanno lanciato i flashbang (granate assordanti, ndr) tra le gambe della gente - ha affermato un attivista sequestrato - e quando siamo scesi dalla nave ci hanno presi per la testa e per i piedi e buttati nei gazebo per la perquisizione a suon di calci e pugni.”.
In estrema sintesi è così che ancora una volta in acque internazionali ad ottanta miglia nautiche dalla costa palestinese, in piena violazione del diritto internazionale e di quello del mare, si è consumato un rapimento collettivo di 426 attivisti, 27 dei quali di nazionalità italiana. Una volta nelle mani dell'esercito sionista, hanno percorso oltre duecento miglia a bordo della famigerata nave-prigione Ins Nahshon già utilizzata durante gli abbordaggi del 29 e 30 aprile scorso e nota ormai come una sorta di piccolo campo di concentramento galleggiante, fino a giungere nel porto di Ashdod.
Di fatto, in tre settimane esatte l’Idf è riuscita a bloccare illegalmente e senza che nessuno Stato che si affaccia sul Mediterraneo muovesse un dito, ben settantadue imbarcazioni su settantatré che hanno composto la seconda spedizione della GSF. L’unica eccezione è rappresentata da “Vivi”, un tredici metri che in pieno attacco e su indicazione degli organizzatori si è diretta a Cipro, sbarcando senza problemi dopo diverse ore di navigazione solitaria.
Immediatamente dopo la notizia dell'ennesimo blitz piratesco, la direzione della GSF Italia ha depositato alla Procura di Roma un esposto per il reato di sequestro di persona: aggravato, come dimostrano i filmati, “dall’uso sistematico delle armi”. “Non possiamo accettare la privazione della libertà di cittadini italiani impegnati in una missione esclusivamente pacifica”, hanno affermato i responsabili, che hanno immediatamente chiesto l'immediato rilascio di tutti gli attivisti e nei giorni a seguire hanno rincarato la dose denunciando reati di vera e propria tortura da parte dell'Idf.
Netanyahu costretto al rilascio degli attivisti
Dato il clamore mediatico di livello mondiale conseguente alle missioni di Flotilla, il nuovo Hitler Netanyahu ha applicato una nuova legge varata alla Knesset che accorcia i tempi legali del respingimento da 72 a 24 ore solo per i membri di queste missioni, e conseguentemente ha accelerato le espulsioni. Tutti gli attivisti sono rimpatriati, ma non prima di averli puniti ed umiliati nonostante fossero “rei” semplicemente di voler forzare un blocco illegale e di portare aiuti umanitari a Gaza.
Dopo il trasporto ad Ashod, infatti, uno degli avvocati dell’ong Adalah che segue legalmente le vicende della Flotilla, ha dichiarato: “Rappresento gli attivisti della flottiglia da oltre un decennio, ed il trattamento riservato loro durante questa spedizione è stato tra i più violenti e duri”. Tutti i racconti dei testimoni documentano infatti non solo di pressioni e violenze psicologiche, ma anche di pestaggi, ossa rotte, molestie sessuali, pistole alla testa e coltelli puntati, uso di cani e dei taser, pochissima acqua messa a disposizione, e mani e piedi legati. I segni evidenti sui loro corpi sono una ulteriore quanto chiara conferma della prassi ormai consolidata adottata dall'Idf.
Ma stavolta quello che è successo ai membri della Flotilla è circolato in rete senza possibilità di fraintendimenti e di coperture, postato direttamente dal ministro Ben-gvir, nazisionista, colono, e capo della polizia. Infatti, appena gli attivisti sono sbarcati, Ben-gvir insieme alla ministra dei trasporti del Miri Regev eletta nelle liste del Likud, il partito di Netanyahu, ha diffuso a scopo di propaganda e per celebrare la vergognosa azione dell'esercito sionista, filmati nei quali gli attivisti e le attiviste venivano trattati con violenza, derisi, e messi alla gogna. Nei video diffusi sui social li si vede ammanettati dietro la schiena con fascette ai polsi, costretti a inginocchiarsi faccia a terra in un hangar mentre dagli altoparlanti risuona la Hatikva, l’inno nazionale israeliano.
Il sadico video del ministro della Sicurezza Nazionale d'Israele mostra al mondo gli abusi sugli attivisti
Ben-gvir che indossa una camicia nera ed il kippah, si burla di decine di persone costrette in ginocchio girando loro intorno e sventolando con un sorriso malvagio una bandiera israeliana. Non è un dettaglio secondario rilevare che il ministro nazisionista mostrava fiero al bavero la spilla con il cappio delle impiccagioni che celebra l’approvazione della “sua” legge sulla pena di morte in West Bank.
“Guardate come sono ridotti ora! Questi non sono eroi, sono sostenitori del terrorismo! - dice nel filmato rivolgendosi agli altri presenti, perlopiù agenti dello Shin Bet (una delle tre agenzie dei servizi segreti israeliani) - Perciò chiedo a Netanyahu di consegnarmeli per lungo tempo, per metterli in prigione con gli altri terroristi!”.
“I volontari – si leggeva nell'ennesima nota diramata dalla Global Sumud Italia -, uomini e donne, giovani e anziani, vengono maltrattati durante ogni spostamento, mantenuti in posizioni umilianti e scomode, legati, picchiati (…) Israele sta adottando una politica criminale di abuso e umiliazione contro attivisti che cercano di opporsi ai continui crimini di Israele contro il popolo palestinese. Questi eventi arrivano dopo che Adalah aveva già documentato modelli simili di maltrattamenti contro attivisti in precedenti missioni delle flottiglie, per i quali Israele non ha subito alcuna conseguenza”.
Ecco perché il video di Ben-gvir ha mostrato al mondo che le rassicurazioni di Tel Aviv e le smentite del governo israeliano a proposito delle testimonianze precedentemente rilasciate dagli attivisti arrestati, erano pura menzogna.
Lo stesso Netanyahu aveva inviato anche dei cameraman nelle pattuglie che hanno assaltato le barche della Flotilla, per poter elaborare ad arte i frame e mostrare al mondo una versione artefatta nella quale le operazioni sarebbero state condotte in maniera “egregia” e discreta, senza violenza. Naturalmente Ben-gvir ha rotto le uova nel paniere alla messa in scena ipotizzata dal governo sionista, anche se nella pratica le torture feroci ed i trattamenti inumani e degradanti dei sionisti contro i palestinesi sono notoriamente sistematici dentro e fuori le prigioni di Israele.
A tal proposito l'organizzazione palestinese Human Rights Watch (HRW) ha affermato che “il video diffuso da Ben Gvir trasmette il messaggio che gli abusi non solo sono tollerati, ma persino celebrati dal governo (…) I palestinesi detenuti nelle carceri israeliane descrivono da tempo il tipo di umiliazioni e abusi che Ben Gvir ha oggi sfacciatamente mostrato”. Ma a documentare questa prassi di stampo nazista non è solo HRW oppure Amnesty International, ma anche l’israeliana Physicians for Human Rights che ha documentato almeno 94 morti nelle prigioni israeliane dal 7 ottobre 2023 all'agosto 2025 ed innumerevoli casi di torture e stupri perpetrati senza risparmiare neanche i medici, né il personale sanitario palestinese. E ciò in ogni caso rappresenta comunque ben poco rispetto a ciò che la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania subisce da oltre mezzo secolo per mano sionista
Grande solidarietà nelle piazze d'Italia e di tutto il mondo
A poche ore di distanza dall'assalto, l'Italia antifascista e antisionista si è riversata in piazza in tantissime città d'Italia e del mondo. Una solidarietà che ha visto mobilitarsi ancora una volta spontaneamente decine di migliaia di giovani e giovanissimi, di lavoratori e di pensionati che hanno gridato forte il loro sdegno, chiedendo l'immediato rilascio degli attivisti rapiti.
Una solidarietà ormai consolidata ma non scontata, che dimostra quanto la questione palestinese, simbolo della lotta antimperialista e della resistenza dei popoli aggrediti di tutto il mondo, sia ancora viva e vegeta. Un elemento importante di queste manifestazioni che si protraggono nel tempo da oltre tre anni, è la consapevolezza sempre più matura del ruolo del governo Meloni, complice del genocidio, e della necessità di buttarlo giù immediatamente sia per liberare ltalia da un governo di chiaro stampo neofascista, sia per togliere a Netanyahu un appoggio storico, consistente e fondamentale sia dal punto di vista economico che militare.
Le immagini del trattamento agli attivisti della Global Sumud Flotilla hanno dunque fatto il giro del mondo, dando il via ad una serie di dichiarazioni di piena condanna da parte dei leader politici italiani ed internazionali.
Le dichiarazioni del governo Meloni smentite dai fatti
A seguito della pubblicazione globale dei sadici video di Ben-gvir, nel nostro Paese il primo a pronunciarsi è stato il ministro della difesa, Guido Crosetto, che per criticare i fatti ha scelto di dire che “l’Italia non arresta le persone in mare ma al contrario le soccorre se hanno bisogno”. Eppure Crosetto sa benissimo che non è così, poiché è ministro di un governo che ha da poco approvato un blocco navale, e che si appresta a presentare l’ennesimo decreto per sbarrare ai migranti l'attracco ai porti continuando a consegnare le corvette alla guardia costiera libica che poi le usa per sparare alle ONG mentre sono intente a soccorrere naufraghi.
Anche Mussolini in gonnella Giorgia Meloni ha definito l’accaduto “inaccettabile”, ma dal governo italiano solo parole, parole, parole e nessuna risposta concreta per interrompere questo scempio internazionale, e rimane pertanto intatta la sua collaborazione con Tel Aviv. D'altro canto come può Meloni dichiararsi “indignata” ed al tempo stesso continuare a stringere la mano a Benjamin Netanyahu, su cui gravano accuse internazionali per crimini di guerra e contro l’umanità, e continuare una fattiva collaborazione che macchia di sangue le nere vesti del governo italiano?
Anche Tajani grida allo scandalo, eppure pochi giorni fa il suo no è stato decisivo per salvare l’accordo di collaborazione tra Ue e Israele, e per impedire di sanzionare i peggiori esponenti del governo di Tel Aviv che sostengono ed appoggiano le violenze dei coloni, uno dei quali era proprio lo stesso Ben-gvir.
Ad oggi pertanto il cane neofascista abbaia poco e non morde assolutamente il suo alleato sionista, tant'è che Roma non ha dato neanche il via libera alla rogatoria chiesta dai magistrati che vorrebbero conoscere i nomi dei militari israeliani che hanno illegalmente sequestrato in mare gli equipaggi della precedente Flotilla.
Concordiamo infine con coloro che in questi giorni, dopo le immagini divenute virali, hanno stigmatizzato le dichiarazioni del cultore mussoliniano La Russa, presidente del Senato borghese, che vomitando veleno sulla Flotilla aveva affermato che “se la Flotilla ha fortuna al massimo la fermano per tre o quattro ore e potrà gridare alla tortura, è il massimo a cui aspirano”.
Rompere immediatamente ogni rapporto con Israele genocida
Sulla specifica questione del sequestro della Flotilla, naturalmente noi chiediamo che Israele restituisca tutte le barche risarcisca tutti i danni fino all'ultimo centesimo, sia quelli materiali, sia quelli immateriali agli attivisti rapiti e vessati da Tel-Aviv.
Ma la questione non si limita ovviamente a questo. Le studentesse e gli studenti da tempo chiedono nelle piazze e nelle occupazioni dei loro atenei la cessazione di ogni rapporto con Israele genocida. La stessa voce si alza in ogni piazza italiana nella quale si leva un grido di libertà per il popolo palestinese, ed è su quella rivendicazione che noi convergiamo con forza e senza tentennamenti.
Gli antisionisti e antimperialisti non si fanno certo prendere in giro dai rappresentanti del governo Meloni che avevano acconsentito alle sanzioni Ue nei confronti di alcuni coloni israeliani violenti. Una posizione rilanciata in pompa magna dai media di regime ma che è a tutti gli effetti inutile e parziale, è soprattutto fuorviante nel creare una distinzione fra i coloni e lo stato sionista di Israele come se fossero due entità distinte mentre in realtà le colonie sono parte integrante della società e delle istituzioni israeliane, e la storica violenza dei coloni nei confronti dei civili palestinesi non è più solo tollerata, ma attivamente protetta e caldeggiata dal governo e dall’esercito israeliano che li appoggiano in armi.
Ancor più sconcertante e vergognosa è l'indignazione espressa a parole dai ministri del governo Meloni all'indomani del filmato di Ben-gvir, quando costoro hanno attivamente e continuamente scoraggiato la Commissione europea dall’avanzare la proposta al Consiglio per vietare quantomeno il commercio dell’Ue con gli insediamenti illegali israeliani. Naturalmente anche questa misura è parziale, ma secondo gli esperti l’impatto sarebbe quantomeno significativo, poiché per Tel Aviv l'UE è il primo partner commerciale a livello mondiale.
Non possiamo poi dimenticare che il governo neofascista Meloni mentre a parole prende le distanze dai maltrattamenti e dalle violenze sioniste sugli attivisti, da anni lascia morire nel Mediterraneo migliaia di persone incluse donne e bambini, in fuga da guerre, persecuzione e miseria. Adesso poi, con l'assenza di misure effettivamente efficaci, sta anche normalizzando la militarizzazione sionista del mare con le piratesche azioni dell'Idf al quale nessuno torce un capello.
Meloni deve interrompere immediatamente ogni rapporto con il governo sionista di Israele, sia esso di carattere culturale, commerciale, ed a maggior ragione militare. Ma l'asse fra i neofascisti di palazzo Chigi e Netanyahu da un lato, e il criminale di guerra Trump, capo dell'internazionale nera, pare solida e destinata ad andare avanti oltre alle dichiarazioni di rito che non sono altro che una foglia di fico che non riesce a coprire una contraddizione così evidente.
Cacciare Mussolini in gonnella e continuare la lotta per la libertà del popolo palestinese
Per tutti questi motivi è necessario che quelle piazze già molto combattive e partecipate si riempiano ancora di più allargando il fronte a tutti coloro che vogliono cacciare Meloni e i suoi gerarchi il prima possibile, sia per liberare l'Italia dal governo più neofascista della storia della Repubblica borghese, sia per sottrarre un solido appoggio al boia nazisionista Netanyahu ed al progetto colonialista della grande Israele. È compito degli antimperialisti e degli antisionisti continuare la battaglia per la libertà del popolo palestinese anche perché ciò rafforza e consolida indirettamente anche la resistenza palestinese che anche noi continuiamo incessantemente a sostenere con tutte le nostre forze.
Questa nuova missione della Flotilla ha avuto il merito di rimettere nuovamente al centro la questione palestinese, in un momento nel quale l'osannato quanto fasullo “cessate il fuoco” vantato da Trump ha fatto rimettere la testa sotto la sabbia alla “sinistra” borghese, accomodante nei confronti di Tel-Aviv; mentre per i palestinesi ha formalizzato nei fatti l’occupazione di più di metà della Striscia, il divieto di oltrepassare la cosiddetta “linea gialla” pena la morte, e nuove e continue uccisioni di civili, anziani e bambini, in un atroce e criminale silenzio mediatico dovuto prima allo sterminio di massa dei giornalisti palestinesi, e poi al divieto assoluto d'ingresso ai media internazionali a Gaza.
Comunque sia “La mobilitazione e la pressione di Global Sumud Italia prosegue – fanno sapere i portavoce dell’organizzazione -, e andrà avanti fino a quando non si interromperà la nostra complicità con Israele, fino a quando non saranno interrotti i rapporti militari, commerciali, accademici, fino a quando non saranno liberi tutti i prigionieri politici palestinesi, in Italia e nei territori occupati, fino a quando l’occupazione non avrà fine”. Ed allora avanti uniti finché la Palestina non sarà libera “dal fiume al mare”.
27 maggio 2026