Marciume e corruzione del regime capitalista neofascista
Scoperta una banda dello spionaggio clandestino
Tra gli 11 indagati Del Deo, ex numero 2 dei servizi segreti civili

Pezzi dei servizi segreti, imprese e politicanti borghesi sono al centro dell’indagine sulla “Squadra Fiore“, un gruppo clandestino di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine che avrebbe compiuto attività di dossieraggio. Lunedì 20 aprile sono scattate le perquisizioni, su disposizione della Procura di Roma, da parte dei carabinieri del Ros. Ipotizzati i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy e esercizio abusivo della professione.
C'è poi il filone di indagine in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi segreti. Indagato l’ex numero 2 del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giuseppe Del Deo, che ha lasciato l’incarico lo scorso anno. Nell’inchiesta, coordinata da Stefano Pesci, è indagato per peculato. A Del Deo – quando era all’Aisi, il servizio segreto interno, i pm contestano peculato da cinque milioni di euro. Denaro che l’ex 007 affidava con contratti alla società “amica” Sind gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anche lui indagato. Nel procedimento è anche indagato Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, per truffa.
I due filoni di indagine hanno collegamenti in base ad alcune intercettazioni in cui appartamenti alla Squadra Fiore parlano di Del Deo. Le contestazione riguardano presunti illeciti iniziati nel 2022. Tra gli undici indagati c’è anche Giuliano Tavaroli, l’ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. A Tavaroli, insieme ad altri indagati, viene contestato di ”essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”. Contestata anche l’utilizzazione di segreti d’ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Perquisizioni anche a Milano. L'attività dei Ros si è concentrata su Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela” già legato ai servizi segreti e su Mario Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo Maria. La vicenda milanese riguarderebbe il presunto ricatto a Leonardo Maria stesso. Un’inchiesta collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascoste dietro alla fornitura di banali servizi investigativi. “Del Deo utilizzava schedari per fini non istituzionali”. Come si legge nella nota diffusa dai carabinieri del Ros Giuseppe Del Deo, “avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”. “Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro, destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware”. Del Deo è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa. L’accusa di truffa aggravata è contestata perché “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione – un imprenditore – al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di ‘earn-out‘ con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa”. Questo “avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity Spa, deteneva una parte del capitale della società acquirente”.
A Tavaroli e altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da
sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle “forze dell’ordine” (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti “citofoni“, utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri, “l’americano” e nomi di copertura come “naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”. Inoltre per l’accusa “su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari predisponevano, in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti, dossier personali con la profilazione di persone fisiche e giuridiche realizzata con dati riservati acquisiti dalle banche protette ed offrivano ed eseguivano servizi di ‘bonifica’ ambientale e di intercettazione fraudolenta di conversazioni private”.
Tra gli strumenti all’avanguardia di cui si sarebbe avvalsa la “squadra Fiore” ci sarebbe anche il software Graphite prodotto dalla società Paragon. Un sospetto dei carabinieri del Ros e della procura di Roma che cercano di mettere ordine nella enorme quantità di materiale sequestrato nelle perquisizioni ai sei presunti membri del gruppo di spionaggi illeciti e al loro ipotizzato referente Giuseppe Del Deo. Che non solo avrebbe messo a disposizione dei suoi “neri” (una definizione che ha una chiara connotazione politica) gli archivi e le dotazioni tecniche, ma si sarebbe anche dato da fare per accentrare in una sorta di holding occulta la gestione di tutte le forniture proprie del settore così da mantenerne il controllo. In questo scenario, l’impossibilità di attribuire finora con certezza la paternità degli accessi abusivi tramite il software israeliano ai telefoni, tra gli altri, di alcuni giornalisti, rende possibile il fatto che ad utilizzare Graphite siano stati proprio i "neri".
Del Deo, tra il 2018 e il 2024, avrebbe avuto con sé “una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente 'i neri', ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava per fini non istituzionali gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale”.
I passaggi citati nel decreto del procuratore aggiunto Stefano Pesci sono pure all’attenzione del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza che valuterà nei prossimi giorni come approfondire la vicenda. Del Deo è accusato di aver violato la legge istitutiva dei servizi segreti e di accesso abusivo al suo sistema informativo.
La Procura di Roma sta indagando anche sul progetto della ‘holding delle intercettazioni’. Il comunicato dei Carabinieri del Ros al riguardo afferma in modo criptico: “Le indagini hanno permesso di acquisire elementi (...) circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche”. Lo spunto iniziale potrebbe venire da una conversazione tra presenti intercettata il 3 dicembre del 2021 nello studio dell’avvocato Federico Tedeschini, a Roma. Si sente Giancarlo Innocenzi, ex parlamentare di FI, amico di Guido Crosetto, nonché allora socio fino al febbraio 2023 del figlio Alessandro Crosetto in una srl, mai attiva, di telemedicina e poi dal giugno 2025 socio della moglie del ministro in un’altra società di medicina estetica a Roma dire cose interessanti: che lui, Innocenzi, aveva una società con Crosetto (forse si riferisce a quella del figlio), che Crosetto, nella veste di presidente Aiad, l’associazione delle imprese del settore difesa, poteva essere interessato agli affari possibili (e poi non realizzati) di Innocenzi e Tedeschini nel settore cyber però in un’ottica più ampia poiché Aiad ha dentro tutte le società di intercettazioni e cyber e stavano cercando di fare un’operazione mettendo insieme le quattro più importanti società di intercettazione e farne una sola. Innocenzi aggiunge che nell’operazione sarebbe stato determinante l’investimento fino a 100 milioni di CDP, società pubblica del MEF. Dopo quella conversazione, il 4 agosto 2022, viene annunciata l’acquisizione di Maticmind, di Carmine Saladino (oggi indagato per truffa ai danni di CDP per il sistema con il quale si sarebbe fatto pagare un prezzo dilazionato eccessivo) da parte di due soggetti: il privato CVC (Fondo americano) e la società controllata dal Mef tramite CDP, CDP Equity. CVC deterrà meno del 70, mentre CDP e Saladino controlleranno il 15 per cento ciascuno. Nel comunicato Maticmind annuncia il 4 agosto 2022 l’acquisto della maggioranza in SIO, società di Cantù leader nelle intercettazioni. A maggio del 2021, SIO era entrata in Aiad. Sempre nel 2021, come rivelato da Domani nel 2022, SIO aveva pagato a Guido Crosetto una consulenza di 124 mila 800 euro lorde. Al procuratore di Perugia Raffaele Cantone a gennaio ‘24 Crosetto disse che è “una fattura emessa nei confronti di una società che nel 2021 non aveva nulla a che vedere con l’imprenditore Saladino”.
La vecchia indagine del colloquio sulla holding delle intercettazioni è chiusa da anni con archiviazione ma sono indicativi i protagonisti. Nella sala riunioni con il professore di diritto amministrativo Federico Tedeschini, ora a processo per fatti di corruzione minori, c’erano Innocenzi e Roby Dagan: un ex militare israeliano, security specialist dello studio. Per i loro affari nella cyber e nella sanità (poi non concretizzati) pensavano di utilizzare anche la Entheos Worldwide Srl dove Innocenzi era socio. Proprio quel giorno, secondo l’atto di cessione di quote, diventano soci di Entheos Worldwide il figlio di Crosetto (non ancora ministro); la figlia del segretario generale di Aiad, Carlo Festucci, consigliere della Srl e che rappresenta nell’atto Crosetto jr e sua figlia. Innocenzi era presidente e socio. Socia anche la figlia della sorella di Carmine Saladino, rappresentata nell’atto dal nonno. Alessandro Crosetto cederà la sua quota a febbraio 2023 proprio a Dagan. Innocenzi è poi stato membro Agcom (2005-2010) presidente Invitalia (2010-2015), consigliere di amministrazione di Maticmind dal 2013 al 2019, infine imprenditore in proprio e consulente del gruppo con super-consulenza finale da 360 mila euro, pagata da Maticmind quando il presidente era Saladino, che cederà tutto a CVC e CDP nel 2025.
Come noto Saladino era il padrone di casa di Crosetto che si trasferì nell’attico vicino a San Pietro a settembre 2023 ma iniziò a pagare il canone a gennaio 2024 (dopo che Il Fatto Quotidiano ne scrisse il 19 dicembre 2023).
Intanto il 13 maggio a Napoli si è aperto un nuovo filone d'inchiesta, il procuratore Nicola Gratteri ha scoperto poliziotti, agenti e funzionari di Poste, Inps e Agenzia delle Entrate che a pagamento avrebbero esfiltrato con un milione e mezzo di accessi abusivi tra il 2020 e il 2022, migliaia e migliaia di dati sensibili dalle banche dati, con almeno due agenti che avrebbero fatto effettuato gli accessi, nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio.
Pagamenti dai 6 ai 25 euro per ogni accesso abusivo, in base al tipo di dato richiesto. I più richiesti sarebbero stati precedenti penali e di polizia, dati fiscali, retributivi, contributivi e bancari, cedolini pensione.
A interessare l'organizzazione erano le informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori, la cui privacy è diventata merce di scambio di un'organizzazione criminale composta anche da rappresentanti delle "forze dell'ordine". Sono coinvolte almeno dieci società, anche dislocate al Nord e in Emilia, che "continuamente compulsavano, richiedevano quotidianamente informazioni. Un lavoro frenetico". Tutti i 29 indagati, 10 agli arresti, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. A carico di alcuni degli indagati sono stati sequestri beni per un valore di circa 1,3 milioni. Uno degli arrestati in carcere con l’accusa di essere un capo dell’associazione a delinquere, il ferrarese Mattia Galavotti, aveva in rubrica il numero dell’hacker milanese Samuele Calamucci, la mente di Equalize. I due si scambiavano via mail info e richieste di accertamenti bancari su tre persone. L’indagine ha preso il via da una segnalazione dell’Inps che ha consentito di rintracciare due vice ispettori di polizia del commissariato di Secondigliano, Alfonso Auletta e Piemassimo Caiazzo (da ieri ai domiciliari), che nel triennio 2020-2022 avevano effettuato più di 800.000 accessi negli anni alla loro banca dati. "La preziosità delle informazioni riservate costituisce ancora uno dei beni più ricercati sul mercato", ha commentato il procuratore aggiunto di Napoli Vincenzo Piscitelli.
I rappresentanti delle “forze dell'ordine” coinvolti prelevavano informazioni per conto di una decina di agenzie, tra cui anche quelle investigative private, su cui sono in corso ulteriori accertamenti, a cui si rivolgevano persone interessate ad avere dati di vario tipo, non è escluso che le informazioni destinate alle agenzie investigative private potessero anche essere utilizzate come forma di ricatto, per esempio, risultati positivi ai narco e alcol test.
Sequestrato dalla Polizia un server in Nord Italia sul quale venivano convogliate informazioni frutto di circa un milione e mezzo di accessi abusivi. “È accaduto purtroppo che delle forze dell'ordine, in particolare dei poliziotti infedeli, si sono venduti per soldi, c'era proprio un tariffario, e sono andati davanti al loro computer con la loro password e hanno fatto degli eccessi abusivi per esfiltrare dei dati importanti su imprenditori importanti, gente dello spettacolo, cantanti, attori, calciatori e poi hanno venduto alle varie agenzie queste notizie”, ha spiegato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, durante la conferenza stampa in cui sono stati forniti i dettagli dell'operazione della polizia.
Ennesimo spaccato del marciume e della corruzione nei vertici istituzionali e imprenditoriali del regime capitalista neofascista.

27 maggio 2026