L’esecutivo di Napoli della “sinistra” borghese non dà risposte su casa, lavoro, periferie e camorra
Buttiamo giù la giunta del neopodestà Manfredi, amico del governo di Mussolini in gonnella, Meloni!
Documento della Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI

A circa quattro anni dal suo insediamento - e a poco più di uno dalle prossime elezioni amministrative - noi marxisti-leninisti di Napoli e provincia riteniamo la giunta comunale guidata da Gaetano Manfredi una esperienza fallimentare. L’esecutivo - nato dall’alleanza tra PD e M5S - si è distinto per l’incredibile calma piatta nei primi anni, con l’amministrazione gattopardesca e supina all’alta borghesia partenopea, annacquata dall’impalpabile “Patto per Napoli”; per poi scatenare un attacco al bisogno sempre più impellente delle masse popolari, soprattutto giovanili, di lavoro e casa fino a farli diventare una emergenza.
La giunta ha messo la camicia nera all’indomani del provvedimento della Corte dei Conti che ha ammonito il barone Manfredi e i suoi compari a riscuotere i canoni o a disporre la vendita del patrimonio immobiliare per far fronte all’ammanco clamoroso presente nelle casse comunali. Ne è venuta fuori una vera e propria “caccia alle streghe”, soprattutto contro gli occupanti delle abitazioni pubbliche nonché coloro che ancora si dovevano regolarizzare nonostante cominciassero a pagare un canone in attesa del contratto di locazione o del provvedimento di concessione. Una squallida manovra a colpi di sfratti e sgomberi che si sta estendendo anche ai centri sociali occupati e autorganizzati in città cui la giunta antipopolare, seguendo l’esempio del governo amico Meloni e del ministro della repressione, Piantedosi con i CSOA “Askatasuna” di Torino e il “Leoncavallo” di Milano, vuole attuare un repulisti anche a Napoli con la scusa delle legalità borghese.
Un disastro cui si è aggiunto il problema della mancanza di un “piano casa” che facesse fronte alle forti richieste delle masse popolari, soprattutto dei quartieri popolari dell’area Nord e della zona Est di Napoli, dalle giovani coppie ai pensionati con il minimo, dai disoccupati agli invalidi permanenti. È ancora nella memoria collettiva la tragedia delle Vele di Scampia del 22 luglio 2024 con la morte di Rosaria, Margherita e Patrizia: responsabilità politiche tutte della giunta che ancora non è riuscita a riqualificare la zona fortemente degradata. Forte la reazione dei Comitati territoriali in lotta per la casa che hanno però opposto un fermo No alla minaccia di sgomberi e all’apertura dei processi penali contro le masse in lotta come è capitato nel quartiere Ponticelli.
Alla completa mancanza di un piano per le abitazioni popolari, la giunta del neopodestà Manfredi - aiutata nell’ombra dal fratello Massimiliano, già delfino del fu Vittorio Emanuele III, Giorgio Napolitano, e capofila della destra PCI, oggi presidente del Consiglio regionale - non ha saputo rimediare nemmeno sul fronte del lavoro, nonostante la perdurante disoccupazione, i vergognosi quanto miserrimi contratti precari nel commercio, il lavoro in nero nonché la perenne fuga all’estero dei giovani partenopei per non affogare nella valle di lacrime della miseria e della povertà. L’assessore “al lavoro”, Chiara Marciani, non ha saputo far altro che proporre il pannicello caldo del lavoro precario a 700 euro al mese, non costruendo nessun piano emergenziale che potesse creare i presupposti di un lavoro stabile e a salario pieno. Rivendicazione che è stata ribadita, invece, dai movimenti dei disoccupati organizzati - Movimento “7 novembre” e “Cantiere 167” di Scampia in primis - che hanno il merito storico di mettere al primo posto l’atavica questione della mancanza di lavoro in città, e che stanno vincendo l’ennesima vertenza che dovrebbe portare centinaia di senzalavoro ad avere un posto di lavoro. Ha vinto ancora una volta la piazza, il proletariato di riserva con l’appoggio delle masse popolari contro l’incapacità, l’inettitudine, ma anche l’arroganza e la prepotenza delle istituzioni locali in camicia nera.
La riesplosione della camorra organizzata a Fuorigrotta, a Ponticelli, a Soccavo, a Pianura con le “stese” intimidatorie, la presenza di clan nuovi spesso guidati da giovani senza scrupoli, lo spaccio di nuove droghe le cui piazze ormai invadono tutta la zona Nord di Napoli non può essere combattuta con la solita ricetta della videosorveglianza, della militarizzazione del territorio, o l’utilizzo di giovanissimi militari nei punti più delicati e strategici della città. Anche perché la repressione ha prodotto altro degrado portando alla morte di nuove vittime innocenti di camorra come il giovane operaio Fabio Ascione, colpito da un proiettile vagante appartenente ad un sicario di un clan a Ponticelli.
Il “Patto per Napoli” - ribattezzato dalle masse in lotta “Pacco per Napoli” - vede nel suo seno lo specchietto per le allodole del ritorno dell’America’s Cup che non potrà far altro che aumentare la “turisticizzazione selvaggia” e favorire i ricchi albergatori e ristoratori, ma non risolverà, di certo, la riqualificazione e il risanamento delle periferie urbane, completamente abbandonate al loro destino.
Significativo lo stallo delle bonifiche di Napoli Ovest e in particolare della zona di Bagnoli e di Coroglio che rimangono a rischio di balneazione e senza la rimozione della colmata, mentre il progetto sposato dai Comitati territoriali di avere un grande parco pubblico nella zona dell’ex Italsider sembra per ora una chimera.
Stesso discorso è da farsi per la zona Est e la sua mancata riqualificazione che oltre alla spiaggia avrebbe dovuto portare ad un risorgimento del porto di Vigliena e dell’impianto di nuove fabbriche “sostenibili”, con la conferma, invece, della ormai desolante desertificazione industriale all’indomani della chiusura della Whirlpool non più sostituita da altro stabilimento e con gli operai ancora in cassa integrazione. Il simbolico spettro dell’abbandono che avvolge la storica area industriale di via Argine che dava lavoro a centinaia di migliaia di operaie ed operai è un vero e proprio pugno nello stomaco a qualsiasi svolta di industrializzazione e sviluppo di Napoli e provincia.
Con la “cura De Luca” e i tagli nel settore, la sanità napoletana - per non dire quella campana - è stata spinta nel baratro totale con mancanza di posti letto, pronto soccorso pieni, mancanza cronica del personale medico ed infermieristico; e l’annuncio della giunta di chiudere addirittura gli ospedali del centro storico partenopeo. Un fatto talmente grave che persino il nuovo governatore Fico aveva messo la sanità al primo posto della sua agenda politica, salvo poi non costruire né un piano né una delibera di giunta sulla questione a circa 7 mesi dall'inizio del suo mandato.
Da dimenticare, poi, l’atavica mancanza di trasporti pubblici che possano soddisfare anche il pur minimo servizio, con tratte insufficienti, soprattutto di notte, collegamenti insufficienti tra il centro e le periferie urbane e l’hinterland partenopeo, una metropolitana collinare ancora da completare in due tratti fondamentali come quello delle fermate del tribunale e dell’aeroporto.
Alla luce di questi momenti così descritti e delle problematiche ancora non risolte dalla giunta Manfredi, noi marxisti-leninisti riteniamo fallimentare il bilancio di questo primo esperimento di “campo largo” e invitiamo l’esecutivo del barone neopodestà a dimettersi. Questo esecutivo non ha risolto neppure un problema del proletariato e delle masse popolari partenopee, tanto da stringere una prolungata e opportunista amicizia con il governo neofascista Meloni che gli è valso la presidenza dell’ANCI e per questo va cacciato quanto prima da palazzo S. Giacomo.
In alternativa la nostra proposta è quella di creare in tutte le città ed in tutti i quartieri le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta. Le Assemblee popolari devono essere costituite in ogni quartiere da tutti gli abitanti ivi residenti - compresi le ragazze e i ragazzi di 14 anni - che si dichiarano anticapitalisti, antifascisti, antirazzisti e fautori del socialismo e disposti a combattere politicamente ed elettoralmente le istituzioni borghesi, i governi centrale e locali borghesi e il sistema capitalista e il suo regime. Ogni Assemblea popolare di quartiere elegge il suo Comitato popolare e l'Assemblea dei Comitati elegge, sempre attraverso la democrazia diretta, il Comitato popolare cittadino. E così via fino all'elezione dei Comitati popolari provinciali, regionali e del Comitato popolare nazionale.
I Comitati popolari devono essere composti dagli elementi più combattivi, coraggiosi e preparati delle masse anticapitaliste, antifasciste, fautrici del socialismo eletti con voto palese su mandato revocabile in qualsiasi momento dalle Assemblee popolari territoriali. Le donne e gli uomini - eleggibili fin dall'età di 16 anni - devono essere rappresentati in maniera paritaria. I Comitati popolari di quartiere, cittadino, provinciale e regionale e il Comitato popolare nazionale devono rappresentare il contraltare, la centrale alternativa e antagonista rispettivamente delle amministrazioni ufficiali locali e dei governi regionali e centrale.
 
PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO
Comitato provinciale di Napoli
Napoli, 25 maggio 2026