Elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026
Record storico dell'astensionismo a Prato
Quasi un elettore su due diserta le urne. Delegittimata l'elezione del boss riformista Biffoni. Crolla il PD. Quasi azzerate Lega e M5S. La trappola elettorale di Unità Popolare scatta a vuoto
Trasformare l'astensionismo spontaneo di sinistra in consenso per il PMLI, il socialismo e il potere politico del proletariato
Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Prato
Dopo 10 mesi di commissariamento e a soli due anni dall'elezione della prima sindaca nella storia della città, Ilaria Bugetti (PD), l'“arnese” politico a disposizione dell'imprenditore tessile e maestro della Gran Loggia d’Italia “Loggia Sagittario” Riccardo Matteini Bresci, indagata per corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e costretta a dimettersi dopo un solo anno di mandato per evitare l'arresto, il 24 e 25 maggio 2026 Prato è tornata alle urne per eleggere il nuovo sindaco.
Biffoni delegittimato dall'astensionismo
Tra i sei candidati in lizza: Gianluca Banchelli per il “centro-destra”, Claudio Belgiorno, Jonathan Targetti e Emilio Paradiso, con le rispettive liste civiche, e Enrico Zanieri candidato di Unità popolare (PCI-PRC-PAP), l'ha spuntata ancora una volta il boss riformista del PD pratese Matteo Biffoni sostenuto dalla stessa coalizione dell'ex sindaca Bugetti composta da PD, AVS e M5S, più due liste civiche: Biffoni Sindaco e Casa Riformista, al posto delle due civiche di Bugetti (La forza del noi e Questa è Prato).
Biffoni, compresi i 2.116 voti al solo sindaco, ha raccolto 39.371 preferenze pari al 54,73% dei voti validi che gli hanno garantito la riconquista al primo turno non solo della poltrona di sindaco ma anche della maggioranza della sua stessa maggioranza con 19 seggi (11 del PD, più i 7 della Lista Biffoni Sindaco, più 1 della Casa Riformista) dei 32 seggi in palio.
Nel resto della coalizione AVS pur perdendo 291 voti rispetto a due anni fa, è riuscita a mantenere il seggio conquistato nel 2024, mentre il M5S perde oltre 7mila voti rispetto alle politiche del 2022, si dimezza rispetto alle comunali di due anni fa, precipita ad appena 1.571 voti dai quasi 9mila che aveva 4 anni fa e perde anche l'unico seggio che aveva ottenuto nel 2024.
Voti, seggi e percentuali che a prima vista fanno pensare a una vittoria schiacciante di Biffoni su tutti i fronti.
In realtà quella di Biffoni è una vittoria ampiamente delegittimata dal grande balzo in avanti dell'astensionismo che ha toccato il nuovo record storico di oltre 60mila voti sui 130mila 218 aventi diritto. Il 45,6% dei pratesi chiamati alle urne, quasi un elettore su due, ha disertato. L'astensionismo è cresciuto di quasi 10mila voti pari al 7,8% in più rispetto alle comunali del 2024 e di quasi 17mila voti pari all'11,6% in più rispetto alle politiche del 2022.
Dal centro ai quartieri più periferici e abbandonati, l'astensionismo ha raggiunto punte superiori al 60-70% come ad esempio nella zona di Via Pistoiese, Centro storico, Soccorso e San Giusto.
Ciò significa che Biffoni è stato eletto con meno del 30% degli aventi diritto al voto e non può certo vantarsi di essere sostenuto da un'ampia base elettorale che gli garantisce appoggio e consenso di massa.
La verità è che anche a Prato, come nella gran parte delle città e dei comuni interessati da questa tornata elettorale, il “centro-sinistra” si era illuso che il test referendario, dove una parte significativa degli astensionisti di sinistra e soprattutto i giovani erano andati alle urne per sostenere la vittoria del NO e dare una dura lezione al governo neofascista Meloni, si sarebbe automaticamente trasformato in un appoggio ai candidati e alle liste del “campo largo” nelle elezioni successive, l'effetto referendum non c'è stato e i dati confermano invece che proprio una buona parte dei voti persi dal “centro-sinistra” sono andati all'astensionismo.
Se si analizza il risultato calcolando le percentuali riferite a tutto il corpo elettorale e non ai soli voti validi, si scopre ad esempio che Biffoni è stato eletto con circa 3mila e 500 voti in meno di quelli ottenuti da Bugetti che due anni fa, considerando anche i 1.962 voti al solo sindaco, aveva totalizzato 42.947 voti e fu eletta col 52,22%, circa 3 punti percentuali in meno, perché i voti validi furono 78mila 554, quasi 10mila in più rispetto agli attuali 67mila 283 e il M5S era al 7,2%.
Addirittura se si raffronta il risultato di oggi con le due precedenti elezioni si scopre che Biffoni rispetto al 2019, quando fu costretto al ballottaggio contro Daniele Spada, perde circa 3mila voti sugli oltre 42mila consensi ottenuti 7 anni fa e ne perde quasi 14mila rispetto ai 53.167 con cui fu eletto la prima volta nel 2014.
La vittoria di Biffoni è stata agevolata anche dalle faide interne al “centro-destra” che, in seguito allo scandalo Bugetti, aveva a disposizione un rigore a porta vuota ma, con la candidatura dell'ex consigliere comunale meloniano Gianluca Banchelli imposta da Roma all'ultimo minuto, e la decisione dell'altro ex consigliere comunale, Claudio Belgiorno, di strappare la tessera del partito e di candidarsi a sindaco con una propria lista civica, la coalizione FdI-FI-Lega ha di fatto rinunciato a giocare la partita lasciando campo libero a Biffoni come testimoniano gli oltre 13mila voti persi rispetto al 2024 una parte dei quali, poco meno di 5mila, sono stati intercettati dalla lista Belgiorno che conquista così due seggi nel consiglio comunale; qualche migliaio sono andati alla lista L'alternativa C'è di Jonathan Targetti che raddoppia i voti rispetto a due anni fa e riesce ad ottenere un seggio in Consiglio comunale, mentre un'altra parte, quella più moderata del “centro-destra”, è andata sicuramente alle liste di Biffoni e al PD che tra i suoi candidati aveva anche alti esponenti della Curia, fra cui Fulvio Barni, capo dell'Ufficio pastorale, sociale e del lavoro della Diocesi di Prato che ha ottenuto 782 preferenze ed è stato eletto consigliere appunto in quota PD.
Nel “centro-destra” FdI è l'unico partito che limita i danni, guadagna poco più di 400 voti rispetto alle comunali del 2024, ma sono una goccia rispetto all'emorragia di quasi 9mila voti persi rispetto alle politiche del 2022. Mentre FI e Lega precipitano al minimo storico, a un passo dall'azzeramento.
PD in caduta libera
Inarrestabile appare anche la caduta del PD che ottiene il peggior risultato di sempre alle comunali. In termini assoluti perde oltre 7mila voti rispetto alle comunali di due anni fa e oltre 2mila e 600 rispetto alle politiche del 2022.
Le due liste civiche di Biffoni (Biffoni Sindaco 11.642 voti) e (Casa Riformista 1.974 voti) hanno totalizzato un risultato personale di ben 13.616 voti ma sono riuscite a intercettare solo in minima parte la valanga di voti persi dal PD specie se si considera che le due liste civiche di Bugetti (La forza del noi) e (Questa è Prato) avevano ottenuto poco meno di 8mila voti.
Emerge chiaro che molti elettori del PD e del “centro-sinistra” forse non l'hanno definitivamente abbandonato e ancora non hanno strappato la tessera, ma di sicuro hanno voluto punire con l'astensionismo un gruppo dirigente e un modo di governare distante anni luce dai bisogni delle masse popolari scegliendo di disertare le urne perché si sono resi conto che le faide interne al “centro-sinistra” fra riformisti e schleiniani sono le stesse del “centro-destra” e riguardano non i problemi di chi stenta a pagare le bollette e a mettere insieme il pranzo con la cena ma servono solo a regolare il tornaconto politico, elettorale e il potere personale. Molti elettori li hanno sfiduciati perché schifati dalle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i vertici del partito compreso il neoeletto Biffoni sul cui capo pende fra l'altro anche una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio e disastro colposo nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione del 2 novembre 2023 che causò due morti e milioni di euro di danni in tutta la provincia. Ex elettori di sinistra che non sopportano più l'arroganza dei politicanti borghesi corrotti: di fronte alla scandalosa inchiesta sul criminale intreccio politica, imprenditori e massoneria che per la prima volta nella storia della città ha causato il commissariamento del comune, nessun riformista, nessun biffoniano e nessun schleiniano si è sentito in dovere di fare autocritica e men che meno si è degnato di chiedere scusa ai propri iscritti e elettori.
Anzi, dopo averla osannata al momento della sua elezione, per tutta la campagna elettorale Biffoni e il PD hanno tirato dritto come se nulla fosse successo, hanno evitato perfino di nominare l'“arnese” Bugetti e lo scandalo che l'ha travolta. In particolare Biffoni ha furbescamente evitato qualsiasi confronto con i propri avversari per mettersi al riparo da qualsiasi responsabilità. Perché il “vecchio arnese” PD, già sindaco della città dal 2014 al 2024, pur sapendo benissimo di essere tra i principali responsabili del disastro economico, politico e sociale in cui è stata condannata Prato negli ultimi 12 anni, ha anche la faccia tosta di ripresentarsi come un moderno Principe di Salina promettendo “Una nuova stagione” di governo con gli stessi boss politici locali di 12, 7 e 2 anni fa e in perfetta continuità con il marcio sistema politico, clientelare e elettorale borghese che ha caratterizzato le sue due precedenti consigliature e quella di Bugetti.
Biffoni, “mister 22mila preferenze”, il più votato della Toscana alle regionali del 12 e 13 ottobre 2025, ma escluso dalla giunta di governo in regione, ha ancora il dente avvelenato e ora che è tornato in sella è pronto alla resa dei conti interna al partito a cominciare dalla formazione della nuova giunta e poi al congresso del PD pratese la cui segreteria provinciale è stata commissariata l'anno scorso. Su entrambe le scadenze Biffoni è stato chiaro: “Sono della vecchia guardia: prima si guarda quanti voti sono stati presi dalle liste, poi ci si mette intorno ad un tavolo”.
Il fallimento di Unità Popolare
La nuova trappola elettorale piazzata dalla coalizione della cosiddetta “sinistra radicale” PCI-PRC-PAP è scattata a vuoto. Unità Popolare ha racimolato appena 1.727 voti pari all'1,3% degli aventi diritto e al 2,6% dei voti validi, comunque non sufficienti per superare la soglia di sbarramento del 3% per ottenere un seggio nel consiglio comunale che era l'obiettivo dichiarato dal candidato sindaco Enrico Zanieri. La colpa, come al solito, ha dichiarato Sandro Bigagli, segretario provinciale del PRC di Prato, è della “metà di elettori e di elettrici che hanno confermato il trend nazionale consolidando un astensionismo sempre più preoccupante per la democrazia e l'altra metà ha scelto, più o meno consapevolmente di mantenere in vita un sistema altrettanto nocivo per la città”.
Si tratta del solito piagnisteo degli imbroglioni politici neorevisionisti che durante le campagne elettorali spargono a piene mani nuove illusioni riformiste, costituzionali, parlamentariste ed elettorali sperando di drenare l'astensionismo e raccattare qualche voto utile per ottenere un posticino nella stanza dei bottoni e poi, quando non ci riescono, promettono di tornare a fare “opposizione dura” contro quelle stesse istituzioni parlamentari borghesi che loro stessi contribuiscono a legittimare con il voto.
Votare per il PMLI
Auspichiamo che dopo questa grande vittoria gli astensionisti di sinistra compiano un ulteriore passo in avanti trasformando il loro dissenso verso il regime capitalista neofascista, i suoi governi e i sui partiti, in consenso verso il PMLI, il socialismo e il potere politico del proletariato.
Come ha chiarito il Segretario generale del PMLI, compagno Giovanni Scuderi, nello splendido Editoriale per il 47° Anniversario della fondazione del PMLI, intitolato “La via maestra per cambiare l'Italia”: “Se non si abbandona ogni illusione costituzionale e non si intraprende la via maestra della Rivoluzione Socialista d'Ottobre niente di sostanziale potrà cambiare. Ne prendano coscienza soprattutto le operaie e gli operai d'avanguardia e le ragazze e i ragazzi che si battono con tanto coraggio contro il fascismo, il razzismo, il governo neofascista Meloni, il genocidio dei palestinesi, le violenze di genere e sulle donne e la militarizzazione delle scuole liberandosi dalle illusioni costituzionali, nonché dalle illusioni elettorali adottando l'astensionismo marxista-leninista”.
Egli ha così chiamato le avanguardie del proletariato, le ragazze e i ragazzi rivoluzionari, ma anche gli intellettuali democratici e antifascisti a fare la propria parte in prima persona affinché “dedichino le loro forze intellettuali e materiali allo sviluppo rivoluzionario della lotta di classe e all'organizzazione della rivoluzione socialista, studino la teoria della rivoluzione socialista e del socialismo, cioè il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e si uniscano nel e attorno al PMLI. Perché solo col socialismo si può realmente e totalmente cambiare l'Italia sui piani economico, politico, istituzionale, sociale, culturale e morale e trasferire il potere dalla borghesia al proletariato”.
3 giugno 2026