Drone russo colpisce un condominio in Romania. Putin cita Goebbels
Carburante razionato in Russia a seguito degli attacchi della resistenza ucraina
Zelensky: “Stiamo giustamente rimandando la guerra da dove è venuta. La Russia avrebbe potuto porre fine alla sua aggressione molto tempo fa, ma ha scelto di continuarla”

Il 29 maggio un drone russo ha colpito un condominio in Romania. Lo ha riporta il ministero della Difesa rumeno: "Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, la Federazione Russa ha ripreso gli attacchi con droni contro obiettivi civili e infrastrutturali in Ucraina, in prossimità del confine fluviale con la Romania. Uno di questi droni è entrato nello spazio aereo rumeno, è stato seguito dal radar fino alla parte meridionale della città di Galati e si è schiantato sul tetto di un condominio, provocando un incendio", ha aggiunto il ministero. I servizi di emergenza hanno precisato che due persone sono rimaste ferite. Il Geran 2 è un drone kamikaze sviluppato dalla Russia a partire da un drone Shahed iraniano. Il Ministero della Difesa Nazionale di Bucarest "condanna fermamente le azioni irresponsabili della Federazione Russa e sottolinea che queste rappresentano una nuova minaccia alla sicurezza e alla stabilità regionale nell'area del Mar Nero". Per il governo rumeno, gli incidenti "dimostrano la mancanza di rispetto della Federazione Russa per le norme del diritto internazionale”.
Per il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin invece sono "una menzogna grossolana e sfacciata" le accuse alla Russia di pianificare attacchi ai Paesi europei occidentali, citando significativamente un suo punto di riferimento, il ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbels. "Come diceva Goebbels, più una menzogna è incredibile, più velocemente verrà creduta", ha dichiarato Putin, citato da Ria Novosti.
Carburante razionato in Crimea e in altre regioni della Russia. È il frutto conseguente ai ripetuti attacchi andati a segno della Resistenza ucraina contro l‘aggressore russo. Il 31 maggio le forze ucraine hanno colpito diversi depositi militari che servivano da centri logistici per l'esercito russo nell'oblast di Donetsk. Lo ha reso noto il 413° Reggimento delle Forze ucraine per Sistemi Senza Pilota (Usf). "I luoghi degli attacchi si trovano agli incroci delle principali linee ferroviarie e reti stradali, snodi logistici chiave dove il nemico aveva concentrato personale e risorse per ulteriori operazioni offensive", ha dichiarato il reggimento in un post su Facebook. I droni ucraini hanno colpito due depositi logistici militari vicino a Novoselivka e Dokuchayevsk. Sono stati presi di mira anche un sito di schieramento temporaneo e diversi depositi logistici nel villaggio di Syhnalne, vicino a Olenivka.
Nella stessa giornata i detriti di droni ucraini hanno incendiato un deposito di carburante nella regione sud-occidentale russa di Rostov, al confine con l'Ucraina orientale occupata dalla Russia. Lo ha riferito su Telegram il governatore locale Yuriy Slyusar, aggiungendo che i residenti delle abitazioni vicine sono stati evacuati. Lo Stato maggiore ucraino ha confermato che le sue forze erano responsabili dell'attacco all'impianto nella città di Matveev Kurgan. Le autorità locali avevano precedentemente dichiarato che un attacco con droni al deposito aveva causato un enorme incendio. Secondo lo Stato Maggiore, l'Ucraina ha colpito anche la stazione di pompaggio di Lazarevo nella regione russa di Kirov, a nord-est di Mosca, a più di 1.200 chilometri dal territorio controllato dall'Ucraina. La stazione contribuisce al trasporto del petrolio russo dalla Siberia alla Bielorussia. Poche ore prima lo Stato maggiore ucraino aveva riferito che i droni di Kiev hanno colpito la raffineria di petrolio di Saratov, nel sud-ovest della Russia, provocando un "incendio su larga scala". Secondo lo Stato maggiore dell'Ucraina, la raffineria riforniva lo sforzo bellico di Mosca e l'entità dei danni è in fase di accertamento. La raffineria appartiene all'azienda petrolifera statale russa Rosneft e produce, tra gli altri tipi di carburante, diesel e benzina.
Il 30 maggio un sistema missilistico Iskander e due aerei russi Tu-142 sono stati distrutti in un attacco ucraino su un aeroporto militare a Taganrog, città portuale russa sul Mar d'Azov. Secondo un post su Facebook del comandante dell'unità, Robert Brody, alias "Magyar", il comando droni ucraino ha attaccato l'aeroporto durante la notte "non limitandosi agli obiettivi citati, notando un'intensa attività sul mare". Nello stesso giorno le infrastrutture petrolifere russe erano state nuovamente prese di mira dalle Forze ucraine. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha segnalato danni a un impianto nel territorio di Krasnodar, a circa 500 chilometri dal confine di Stato ucraino. "Stiamo giustamente rimandando la guerra da dove è venuta. La Russia avrebbe potuto porre fine alla sua aggressione molto tempo fa, ma ha scelto di temporeggiare e di continuarla", ha sottolineato Zelensky n un post sui social. Secondo il leader di Kiev un altro impianto dell'industria petrolifera russa ad Armavir, nel Territorio di Krasnodar, è stato oggetto di attacco. Il presidente ha ringraziato i dipendenti del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina per l'operazione e i risultati ottenuti.
"È importante che attuiamo gradualmente il nostro piano di sanzioni a lungo termine, in risposta a tutto ciò che la Russia sta facendo contro il nostro Paese e il nostro popolo", ha ammonito Zelensky, aggiungendo che l'Ucraina utilizza diversi strumenti per fare pressione su Mosca, dai meccanismi legali agli attacchi concreti contro le infrastrutture che sostengono l'economia militare russa.
La guerra dei droni, che Kiev sta vincendo sia sul piano numerico che tecnologico fa sì che nulla sia più al sicuro, elemento questo che mina le precondizioni non solo di un’ulteriore avanzata di Mosca, ma anche del mantenimento di quanto illegalmente occupato sinora. In questi giorni sui social appaiono immagini di interminabili code nei distributori in Crimea. Il carburante è stato ufficialmente razionato, ma in alcuni punti della penisola è già esaurito. Questo è risultato della strategia che l’Ucraina ha pianificato dall’ottobre del 2022, da quando cioè colpì uno dei treni cisterna che regolarmente transitavano sul ponte di Kerch, che collega la regione occupata alla Russia, danneggiandone seriamente la sezione ferroviaria, poi ulteriormente indebolita dall’attacco di droni marini. Le autorità, a seguito dell’attacco, hanno quindi sospeso il trasporto su rotaia (ciascun vagone trasportava anche 60 tonnellate di carburante), sia per evitare il possibile cedimento della struttura, sia per scongiurare che ulteriori attacchi ucraini potessero causare uno spettacolare crollo.
A questa chiusura si è cercato di ovviare istituendo il cosiddetto Kerch Ferry Crossing, un servizio di traghetti cargo (Ro-Ro) che spola tra i porti di Kavkaz (sulla sponda russa) e Kerch (in Crimea), per trasferire gli stessi vagoni cisterna che non possono più attraversare il ponte. Ma, una volta perso il dominio dei mari, per la Russia, anche questa soluzione si sta rivelando impraticabile. Solo nelle ultime settimane, l'Ucraina ha preso di mira i traghetti chiave (come la Avangard, la Conro Trader e la Slavyanin), oltre a varie motovedette, facendo crollare verticalmente il traffico di combustibili.
L’unica alternativa diventa quindi ora quella della M-14 (la spina dorsale che collega Rostov a Mariupol, Berdiansk, Melitopol fino alla Crimea). Ma anche quell’arteria, essenziale per l’approvvigionamento delle truppe di occupazione, si sta rivelando una gigantesca trappola. L'introduzione massiccia di droni ad ala fissa di nuova generazione e sistemi a lungo raggio (come i droni Hornet, potenziati con algoritmi di riconoscimento dei target) ha esteso a dismisura la "kill zone" ucraina, tanto che gli stessi “Z-blogger” ormai quotidianamente riportano notizie di decine di mezzi in fiamme ai lati della strada.
Se a questo si sommano i recenti colpi messi a segno dall’Ucraina contro radar, sistemi missilistici, depositi di carburanti e munizioni in Crimea (una delle aree più difese al mondo, a riprova dell’altissimo valore propagandistico che la penisola riveste per il regime), c’è da aspettarsi che a breve le forze ucraine tentino un massiccio attacco per abbattere del tutto il ponte di Kerch, ottenendo l’isolamento pressoché totale della penisola e della parte occupata di Kherson, rendendo pertanto entrambi indifendibili nel breve-medio periodo. Con buona pace di Travaglio, Basile, Di Battista, Orsini e dal generale Mini, che continuano a spacciare i successi tattici della Russia per vittorie strategiche, ridicolizzando il sostegno dell’Europa e sottovalutando l’eroica Resistenza dell’Ucraina. Noi marxisti-leninisti, che piaccia o no, siamo dalla parte giusta della storia antimperialista. E la storia ci sta dando e ci darà ragione.
Viva l’Ucraina libera, indipendente, sovrana e integrale.

3 giugno 2026