Teheran
“Gli Stati Uniti condividono la responsabilità diretta di qualsiasi aggressione israeliana contro l'Iran e delle sue potenziali conseguenze”
Il criminale Trump negozia e colpisce l'Iran, il criminale Netanyahu bombarda Libano e Iran che risponde coi missili
A margine del Business Forum Italia-Norvegia che si è tenuto alla Farnesina, il ministro degli Esteri Antonio Tajani mentre l'aviazione sionista bombardava l'Iran e i missili iraniani cadevano sull'entità sionista dichiarava l'8 giugno che tra Israele e Iran "la situazione non è delle migliori, noi favoriamo sempre il dialogo. C'è chi non vuole che si raggiunga la pace in Libano, soprattutto Hezbollah (versione sionista, ndr) che continuando a attaccare il nord del Libano provoca reazioni israeliane. Noi non condividiamo gli attacchi contro la popolazione civile ma va assolutamente condannato l'atteggiamento di Hezbollah che deve essere disarmato. Per questo sosteniamo il rafforzamento delle forze armate libanesi che dovranno sempre più assumere il controllo del sud del loro Paese per questo anche in futuro siamo disposti a continuare a formare come già stiamo facendo da anni le forze armate libanesi". Un'analisi che non ha avuto alcun effetto, ignorata soprattutto dagli alleti del governo della neofascista Meloni, i criminali Trump e Netanyahu, protagonisti dell'aggressione all'Iran e dell'invasione del Libano.
Il duetto Trump-Netanyahu sul negoziato e sull'accordo di tregua definito col governo collaborazionista di Beirut, infranto in corso d'opera dai sionisti e ovviamente respinto dalla resistenza libanese dato che prevedeva solo il suo disarmo e neanche il ritiro degli occupanti dal sud del paese, è stata l'ennesima farsa imperialista. Gli aggressori sionisti bombardavano Beirut, dopo l'assicurazione di Trmp che non lo avrebbero fatto, sparavano sull'esercito del governo collaborazionista libanese, usavano di nuovo le proibite armi al fosforo in almeno cinque città e villaggio nel sud del Libano, bloccava completamente gli accessi alla Striscia di Gaza. Fermati dalla reazione iraniana col lancio di almeno tre salve di missili, piuttosto che dalle presunte pressioni degli Usa, impegnati nel negoziato parallelo con Teheran.
Gli Stati Uniti condividono la responsabilità diretta di qualsiasi aggressione israeliana contro l'Iran e delle sue potenziali conseguenze dichiarava l'8 giugno il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei che respingeva l'idea che "Israele" agisca in modo indipendente in un eventuale attacco data la profonda coordinazione operativa tra i due alleati, confermata dai comandi mililtari americani nella regione anche negli ultimi raid.
La stampa sionista sottolineava che “i due Paesi la pensano allo stesso modo, nonostante il fatto che negli ultimi giorni Israele) abbia agito due volte in contrasto con la posizione pubblica dell'amministrazione americana, sia con l'attacco a Beirut che con la risposta all'Iran", secondo Yedioth Ahronoth, "Israele ha dimostrato la sua capacità di difendere il proprio diritto all'autodifesa anche contro il presidente, senza però rompere i rapporti e mantenendo la partnership strategica". Il criminale Netanyahu convocava la serata dell'8 giugno l'ennesima riunione del gabinetto di guerra e il criminale Trump sul suo social annunciava per l'ennesima volta che Israele e Iran "stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato" e che "i negoziati finali sulla 'pace' stanno procedendo, salvo che l'ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino". Nulla di nuovo sul fronte mediorientale. Così come prosegue il genocidio nazisionista dei palestinesi.
Cisgiordania: Hamas mette in guardia contro l'escalation dei piani di annessione ed espulsione forzata dei palestinesi
Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas lanciava l'8 giugno un allarme contro l'escalation delle politiche coloniali sioniste nella Cisgiordania occupata, a seguito dell'emissione di nuovi ordini e avvisi di confisca di vaste aree di terreno appartenenti a cittadini nei governatorati di Tubas e Jenin. Nel comunicato riportato dal Centro di informazione palestinese si afferma che tali misure rientrano nei piani di annessione ed espulsione forzata che prendono di mira terre e persone palestinesi e rappresentano un pericoloso sviluppo della politica sionista del fatto compiuto in Cisgiordania.
Hamas aggiungeva che queste decisioni di confisca dei terreni avviene nel completo silenzio della comunità internazionale riguardo alle violazioni sioniste, sottolineando che il proseguimento di tali politiche riflette l'incapacità della comunità internazionale di fermare l'espansione degli insediamenti e di ritenere responsabile l'occupazione "nazisionista" per le sue azioni. Il movimento affermava che l'esproprio di terre palestinesi con pretesti militari e di sicurezza costituisce una violazione del diritto internazionale e una lesione dei diritti del popolo palestinese, ribadendo l'impegno dei palestinesi per la loro terra e i loro diritti nazionali. Esortava gli abitanti della Cisgiordania a rafforzare la loro resilienza e determinazione di fronte alle politiche sioniste e sollecitava la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani ad agire con urgenza per fermare le confische di terre, la distruzione delle case e delle coltivazioni palestinesi.
Genocidio sionista a Gaza
Il Ministero della Salute palestinese nella Striscia di Gaza ha annunciato l'8 giugno che il bilancio delle vittime dell'aggressione sionista in corso contro il territorio ha raggiunto quota 246.151.
Nel suo rapporto statistico il Ministero ha specificato che il numero dei morti è pari a 72.980, mentre il numero dei feriti ha raggiunto quota 173.171. E confermato che numerose vittime sono ancora intrappolate sotto le macerie degli edifici distrutti e nelle strade, dove le ambulanze e le squadre della Protezione Civile non riescono a raggiungerle a causa dei blocchi degli occupanti.
Secondo i dati ufficiali, 970 palestinesi sono stati uccisi e altri 3.063 feriti, oltre al ritrovamento di 782 corpi tra le macerie dall'entrata in vigore del cessate il fuoco l'11 ottobre 2025, e mai rispettato dai nazisionisti, e l'avvio dell'iniziativa del famigerato Board of peace guidato da Trump.
Haaretz documenta crimini sionisti sui palestinesi nel 1967: gli stessi di oggi
Un servizio pubblicato lo scorso 4 giugno dal quotidiano progressista israeliano Haaretz ricordava che sulla base di documenti recentemente scoperti risulta che 300.000 arabi furono espulsi o sfollati dalla Cisgiordania, da Gaza e dalle Alture del Golan in un clima di violenza, saccheggi e distruzione dopo la guerra del 196, la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni. Fra la documentazione cu sono testimonianze inedite di soldati che combatterono quella guerra e che “mettono in luce un netto divario tra la memoria collettiva di Israele e ciò che realmente accadde nel 1967”.
Un soldato dichiarava che “all’inizio non ero disposto a giustiziare arabi che non opponevano resistenza . Poi siamo giunti alla conclusione che dovevamo uccidere. Abbiamo attraversato un processo in cui abbiamo smesso di considerarli esseri umani”. Un altro spiegava che a Gaza “le vite umane non contavano. Si poteva uccidere, non c’era legge. Nessuno ti avrebbe detto nulla, ma non è una bella sensazione. Soprattutto, uccide la tua umanità“; un terzo raccontava delle ”spedizioni punitive che compivamo nei villaggi delle minoranze nella Striscia, non una o due volte. Catturavamo degli uomini, li allineavamo e li eliminavamo. Col senno di poi, sembra un omicidio. Giravamo per i campi profughi a Gaza e compivamo delle epurazioni”. “Ogni uomo che vedevamo era un combattente, questo è chiaro. Non c’era modo di provarlo. Forse quelli uccisi erano prigionieri o civili. Ogni soldato che era lì creava un 'campo di concentramento' e non esitava a uccidere chi causava il minimo disturbo”, dichiarava un altro soldato. Nel 1967 il governo sionista era un governo di coalizione nazionale guidato dal laburista Levi Eshkol.
Queste dichiarazioni che riecheggiano quasi con le stesse parole quelle di soldati intervistati da Haaretz e protagonisti del genocidio a Gaza negli ultimi due anni e mezzo. Dal 1967 al 2026 la storia nazisionista si ripete e aggiunge un pezzo al genocidio palestinese; una storia che, ripetiamo, non è inziata a causa dell'azione della Resistenza del 7 ottobre 2023.
“Questi protocolli, insieme a una serie di documenti pubblicati qui per la prima volta, costituiscono la base di un’inchiesta di Haaretz e di una ricerca dell’Istituto Akevot su ciò che è accaduto durante e dopo la Guerra dei Sei Giorni. L’indagine storica dimostra che Israele ha espulso e cacciato circa 300.000 arabi dalla Cisgiordania, da Gaza e dalle Alture del Golan. E come nel 1948, l’espulsione ha comportato l’uccisione di civili, seminando il terrore nelle comunità arabe, saccheggi e, infine, distruzione. Nelle settimane successive alla guerra, migliaia di rifugiati palestinesi cercarono di tornare in Cisgiordania dopo aver trovato rifugio a est del fiume Giordano. Tuttavia, le Forze di Difesa Israeliane tesero un’imboscata a coloro che stavano tornando e li massacrarono”, riporta il quotidiano citando situazioni simili anche a Gaza e sul Golan siriano da allora occupato militarmente.
10 giugno 2026