Sul convegno dei giovani imprenditori a Rapallo
La subdola proposta padronale dei mille euro in più al mese per gli under 35
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
“Credo che sia chiaro, il Paese non ce la fa. I giovani sono arrabbiati. Sono bloccati” dichiara dal palco, aprendo i lavori del Convegno Nazionale Giovani Imprenditori, tenuto a Rapallo (Genova) dal 5 al 6 giugno, la presidente Maria Anghileri. “Sappiamo che il salario ‘giusto’ non basta per vincere la corsa dei talenti che c’è in tutta Europa. Abbiamo una proposta da fare; fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro per gli under 35”.
Formulata in questo modo si potrebbe pensare che il padronato sia intenzionato a mettere le mani nelle proprie tasche, tirare fuori i denari e rinunciare a una parte del proprio profitto. Naturalmente è tutto l’opposto di quanto sembrerebbe e molto lontano da una misura economica che potrebbe considerarsi filantropica. Ciò che i Giovani Imprenditori propongono, e chiedono, alla politica nazionale è una manovra, un pensiero, anche un desiderio, che cova, come brace, nella testa della borghesia; azzerare al 100% l’Irpef per gli under 35 per un anno, garantendo, in questo modo, un fittizio aumento in busta paga di mille euro (in seguito, e per i successivi 5 anni lo sconto dell’Iperf calerà per raggiungere il 20%). Mitigando, di conseguenza, la fuga dei giovani dall’Italia, contenendo la rabbia per i salari da fame che percepiscono i lavoratori appena assunti, e tutto questo senza intaccare i propri guadagni e addirittura scaricando il costo dell’operazione economica sulla classe operaia e sulle masse popolari. Poiché l’eventuale rimozione dell’imposta sul reddito significherebbe sottrarre entrate fiscali allo Stato con il conseguente ed ennesimo taglio ai servizi pubblici quali sanità, istruzione e trasporti. Non è la prima volta che il padronato avanza questa richiesta.
Richiesta che contiene oltretutto un duplice l’obiettivo e cioè dividere i lavoratori, nuovi e vecchi, frammentando di conseguenza la coscienza di classe. Pretendere che sia la collettività a sussidiare i bassi salari mantenendo intatto il plusvalore sottratto dalla forza lavoro è d’altronde, dal punto di vista del padronato, per certi versi persino legittimo; sono capitalisti mica per passatempo. Come è legittimo per la classe operaia e i lavoratori lottare per un aumento strutturale dei salari, per la riduzione dell’orario di lavoro e, soprattutto, impegnarsi nella lotta di classe per conquistare il potere politico in direzione del superamento del sistema di produzione capitalistico. Altre vie non esistono.
10 giugno 2026