82° anniversario dell'eccidio nazifascista
A Biella l'omaggio ai 21 martiri della Resistenza
PRC, PMLI e AVS contestano l'intervento del sindaco meloniano che evita di chiamare per nome i massacratori
Dal corrispondente dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Sotto una pioggia incessante e battente si è svolta a Biella l'ottantaduesima commemorazione dell'eccidio di piazza Martiri della Libertà, dove 21 valorosi partigiani furono barbaramente assassinati dalla teppaglia nazifascista che, nei primi giorni di giugno del 1944, ancora imperversava nella nostra città seminando terrore e morte.
Come da tradizione, il concentramento si è tenuto in piazza Battistero, davanti al municipio di Biella, da dove è partito il corteo che ha attraversato le vie del centro fino a raggiungere il luogo del massacro. Durante il percorso le compagne e i compagni del Partito della Rifondazione Comunista hanno intonato i principali canti della Resistenza, tra cui "Fischia il vento" e "Bella ciao". Presenti anche delegazioni dell'Alleanza Verdi e Sinistra, della CGIL e del Partito Democratico nonché il PMLI.
Giunti in piazza Martiri della Libertà, ha preso la parola il sindaco di Biella, il meloniano di ferro Marzio Olivero. Nel suo intervento è riuscito in un'impresa che, a ben vedere, appare coerente con la sua appartenenza politica: non ha mai pronunciato le parole "Resistenza" e "antifascismo", né ha indicato con chiarezza i responsabili di quel feroce eccidio, evitando accuratamente di nominare i nazisti e i loro complici fascisti. Al termine del suo intervento le compagne e i compagni del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito marxista-leninista italiano hanno contestato il sindaco scandendo a più riprese lo slogan “Ieri partigiani, oggi antifascisti” mentre dalle file di AVS si è inoltre levata la denuncia del fatto che gli autori di quei massacri furono i fascisti, dei quali il partito della presidente del Consiglio Meloni rappresenta l'erede politico sul piano storico e ideale.
Successivamente è intervenuto il giovane studioso Nicolò D'Oria, collaboratore dell'Istituto storico della Resistenza. Il suo discorso è iniziato con considerazioni ampiamente condivisibili, ricordando come il Biellese sia stato una delle terre più combattive della Resistenza antifascista, capace di liberarsi autonomamente dall'occupazione nazifascista addirittura un giorno prima rispetto alla Liberazione nazionale del 25 Aprile. Nella parte finale, tuttavia, D'Oria è scivolato su posizioni che richiamano il revisionismo storico già teorizzato da Luciano Violante e da altri esponenti della cultura della cosiddetta "pacificazione nazionale". Nel tentativo di richiamare le ragioni dei vinti e di riproporre il tema dell'unità e della riconciliazione tra gli italiani ha ricordato che nei giorni in cui Biella rendeva omaggio ai 21 martiri partigiani furono celebrati anche i funerali di tre fascisti uccisi durante le azioni di guerra e le rappresaglie partigiane. D'Oria ha quindi affermato che si trattava comunque di “fratelli italiani”, aggiungendo che alcuni stavano dalla parte della libertà e altri no. Una riflessione che, pur ammantata di equilibrio istituzionale, finisce inevitabilmente per attenuare il giudizio storico e politico sul fascismo e sulla guerra di Liberazione. La Resistenza non fu infatti una tragedia tra “fratelli” ma una lotta di liberazione nazionale e sociale tra chi combatteva per abbattere la dittatura fascista e l'occupazione nazista e chi, invece, si schierava dalla parte degli oppressori. Un discorso conciliativo che avrà probabilmente incontrato il favore del sindaco Olivero e di una parte del Partito Democratico, da cui il giovane D’Oria proviene, ma che non è stato condiviso da numerosi antifascisti presenti in piazza. Tra questi il compagno Gabriele Urban del PMLI che, al termine dell'intervento, ha contestato apertamente tale impostazione gridando: “No al revisionismo storico!”.
10 giugno 2026