Nonostante le “rassicurazioni” dell’assessore comunale PD Cosenza
La giunta Manfredi vuole privatizzare l’acqua di Napoli
Partecipato presidio a Palazzo S. Giacomo
Redazione di Napoli
La natura della giunta antipopolare del neopodestà e barone Manfredi si sta svelando quale nemica dei diritti e dei bisogni delle masse popolari. Ci riferiamo al tentativo di privatizzazione dell’acqua pubblica da parte dell’esecutivo retto da PD e M5S che lentamente ma inesorabilmente ha condotto una campagna truffaldina trasformare l’attuale società pubblica ABC (ossia Acqua Bene Comune) in “società per azioni” a disposizione dei privati e dei profittarori.
Sono quasi vent’anni che a Napoli l’acqua è pubblica grazie alla lotta di piazza che, all’indomani della vittoria referendaria, portò centinaia di migliaia di napoletani, anche della provincia, a rigettare alle ortiche il tentativo delle istituzioni locali di svendere l’acqua ai privati, trasformandolo da bene della vita in un vero e proprio business milionario. Non vi riuscì la giunta della DC Iervolino, travolta dalle manifestazioni e messa all’angolo dai comitati civici che poi si sono raggruppati nel “Coordinamento campano per l’acqua pubblica” cui aderì la Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI. Ora assistiamo al provocatorio tentativo da parte della giunta Manfredi di prendere la strada della privatizzazione con “l’aggiornamento tariffario che porterà a un probabile incremento delle tariffe idriche”, come hanno ricordato padre Alex Zanotelli e il professore Alberto Lucarelli.
Nonostante avesse tranquillizzato il Coordinamento con le solite promesse, l’assessore alle Infrastrutture, Mobilità e Protezione Civile, Edoardo Cosenza (PD), avrebbe parlato di “istituzione di un tavolo tecnico paritetico” per discutere il mantenimento dello status giuridico di ABC come azienda speciale di diritto pubblico. Tavolo, poi, mai convocato, sostituito da decisioni calate dall'alto che mirano a smantellare un modello di gestione pubblica che funziona, non produce profitti privati e rappresenta un punto di riferimento studiato e invidiato. Denuncia fortemente in un comunicato il Coordinamento che “la trasformazione in S.p.A. non è un mero cambio di dicitura formale, ma il primo passo verso la finanziarizzazione dell'acqua con il pericolo di aprire le porte ai privati nella gestione del servizio idrico a Napoli ed il rischio concreto di un peggioramento del servizio e di un esborso maggiore per le tasche dei cittadini”.
Il 4 giugno il Comitato Esecutivo dell’Ente Idrico della Campania, presieduto da Luca Masolo, ha deliberato la trasformazione di ABC, azienda di proprietà del comune di Napoli e incaricata della gestione dell’acquedotto cittadino, in una SPA “a partecipazione pubblica”. Nella riunione è emerso che tale trasformazione è dettata dalla “necessità” di investimenti e di maggiore “stabilità” della società, quindi da interessi puramente monopolistici e per nulla attinenti alle necessità delle masse popolari partenopee, come dimostra il fatto che durante la riunione ai Comitati per l’Acqua Pubblica sia stato permesso di assistere ma non di intervenire in alcun modo. Di qui, alla fine dei “lavori” del Comitato si è svolto un presidio in Via Verdi, a Napoli, a due passi da Palazzo S. Giacomo, che rappresenta il ritorno in piazza del Coordinamento campano e dei Comitati civici per l’acqua pubblica per contrastare i pescecani del profitto e i loro lacchè: “dobbiamo - sottolineano con forza i manifestanti - fermare insieme il tentativo di mettere sul mercato la nostra acqua e difendere la gestione pubblica e partecipativa di ABC”.
Ridicole, in ultimo, le affermazioni del capogruppo PD in Consiglio comunale e portavoce della maggioranza, Gennaro Acampora: bisogna “superare le battaglie ideologiche”... la nuova SPA sarà a “capitale pubblico”, come se questo non le impedisse di essere una privatizzazione di fatto del servizio idrico a danno dei napoletani, come già avvenuto per la Napoli Servizi.
10 giugno 2026