In barba ai risultati dei referendum del 1987 e del 2011 contro il nucleare
La Camera approva il ritorno al nucleare
A favore la maggioranza e Azione, Iv si astiene
Con 155 voti favorevoli, 86 contrari ed 8 astenuti, la Camera del parlamento del regime capitalista neofascista ha approvato il disegno di legge delega che reintroduce la produzione di energia nucleare in Italia. Adesso servirà lo scontato via libera del Senato, saldamente nelle mani della maggioranza governativa che vorrebbe chiudere questo falso processo democratico all'interno di un parlamento melonizzato entro l'estate.
Hanno votato a favore l'intera maggioranza e Azione dell'opportunista Calenda, ma nemmeno il narcisista Renzi si è opposto preferendo l'astensione poiché il provvedimento sarebbe sostanzialmente “insufficiente”, pur dichiarandosi a favore del nucleare.
Il no è arrivato invece dal “campo largo” di PD – AVS – 5 Stelle, ma in aula nessuno si è detto fermamente contrario al ritorno a questo tipo di produzione energetica. Le critiche sono arrivate soprattutto sui problemi che attualmente il processo nucleare ha, dai tempi lunghi per la realizzazione di centrali, fino allo stoccaggio delle scorie, ai costi. Addirittura il leader pentastellato Giuseppe Conte ha parlato anch'egli del nucleare come “tecnologia che dobbiamo assolutamente abbracciare poiché consente di produrre energia pulita e totalmente priva di scorie”, in barba a tutta la ricerca scientifica indipendente che invece pone seri interrogativi dovuti in particolare alla mancanza di sperimentazione delle cosiddette “nuove tecnologie” e di convenienza economica rispetto alle energie rinnovabili.
Un decreto che straccia la volontà popolare
Il governo neofascista Meloni ha fatto del suo piglio ducesco il proprio segno distintivo, e anche stavolta lo ribadisce facendo carta straccia della volontà di cinquantacinque milioni di italiani che con ben due referendum prima nel 1987, e poi nel 2011, avevano detto chiaramente NO all'energia nucleare.
Il testo del decreto nei fatti è una delega in bianco al Governo, a cui viene demandato di stilare i decreti attuativi entro un anno dall’approvazione della legge. Nei successivi provvedimenti quindi l'esecutivo neofascista dovrà indicare praticamente tutto, dal piano nazionale per la produzione di energia nucleare, all’individuazione dei siti dove dovrebbero sorgere le centrali, la strategia per la ricerca sulle nuove tecnologie, la localizzazione dei luoghi di stoccaggio delle scorie nucleari prodotte.
Decreti attuativi che il Ministro dell’Ambiente, il forzista Gilberto Pichetto Fratin, promette per fine anno. “Le prime centrali potrebbero essere operative nel 2035. Puntiamo a una percentuale di nucleare nel mix energetico tra l’11% e il 22%”, ha sostenuto il Ministro che, nonostante abbia coinvolto anche il ministero della Difesa e che il testo non escluda esplicitamente utilizzi militari, rassicura calando la minuscola foglia di fico del “sarà solo per scopi civili”.
Il governo punta su tecnologie sperimentali per favorire la permanenza del fossile.
Comunque il governo Meloni continua a cianciare sulla necessità del “nucleare sostenibile”, e cioè di centrali di terza e quarta generazione. Le prime sono note come Small modular reactor, a fissione, più piccole dei tradizionali reattori e raffreddate ad acqua, e delle quali al momento esistono solo dei prototipi in Cina e in Russia. Quelle di quarta generazione invece sono chiamate Advanced modular reactor e il loro sviluppo è fermo alla fase di progettazione. Dovrebbero essere in grado di ridurre la quantità di scorie e la radioattività, ma prima del 2032 non è prevista nemmeno una sperimentazione, e la loro implementazione non avverrebbe prima della metà del secolo. Insomma, come dicono alcuni esperti, puntarci al momento è un vero e proprio “atto di fede”.
In realtà con l'approccio del governo Meloni la “fede” non c'entra un bel nulla, perché si configura come il solito coacervo di interessi. Il WWF non a caso lo definisce “una perdita di tempo e di soldi favoleggiando su una tecnologia non ancora disponibile”. Questa “manovrina” che costerà solo inizialmente 60 milioni stanziati in tre anni per il progetto, dei quali 7,5 milioni per campagne informative, avrebbe come scopo reale (oltre alle commesse speculative) quello di favorire lo status quo, e cioè la permanente dipendenza dal fossile facendo promesse a lunghissimo termine il cui fallimento peggiorerà ulteriormente i conti pubblici, anziché realizzare un piano energetico di rispetto climatico del quale avrebbe responsabilità attuale.
Infatti, l'unica cosa certa di questo decreto è il conseguente nuovo blocco delle energie rinnovabili, e di ciò beneficerebbero ancora una volta le compagnie petrolifere, con tanti altri anni di speculazione davanti a loro, con il “piccolo” effetto collaterale di avvelenamento dell'aria e dell'ambiente per altri decenni.
A sostegno di questa tesi c'è anche il parere dello scienziato Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021, che ha definito l'ipotesi del ritorno al nucleare "una distrazione rispetto ai veri problemi energetici che abbiamo in Italia e che vanno risolti in un'altra direzione".
Non esiste il “nucleare verde”
Ma anche se la tecnologia desse risposte al cosiddetto “nucleare verde”, rimarrebbero le criticità conosciute da sempre di fronte a questa tecnologia costosissima e pericolosa.
Dove sistemare i reattori? E dove stoccare le scorie? Addirittura un emendamento al testo alla Camera ha inserito la possibilità della candidatura spontanea dei Comuni interessati o ospitare il sito di produzione e stoccaggio. Un assit diretto al presidente di Confindustria Emanuele Orsini che aveva assicurato di come assicura che molte aziende sono interessate ad ospitare gli SMR (Small Modular Reactor), anche se la decisione spetterebbe agli enti locali. Un contesto in cui le organizzazioni mafiose iniziano a lustrarsi gli occhi, dati i numerosi rapporti di collaborazione che sono in essere con le istituzioni borghesi in camicia nera, sulla pelle delle popolazioni inermi.
La CISL ancora una volta sponsor di Meloni
Oltre all'apprezzamento di Confidustria, anche la CISL non smentisce il suo nuovo corso di sindacato di governo. Ecco infatti che la Segretaria Generale, Daniela Fumarola, concludendo l’iniziativa milanese dal titolo “Energia: vero motore di sviluppo”, organizzata dalla CISL Lombardia alla quale hanno partecipato i vertici di A2A, Enel e Snam, ha chiosato: “Bisogna attivare tutte le tecnologie disponibili, in una diversificazione che accompagni la transizione in modo sicuro e socialmente sostenibile. È in questa prospettiva che abbiamo valutato positivamente anche l’approvazione alla Camera del Disegno di Legge sul nucleare. Dobbiamo affrontare il tema con serietà, responsabilità e rigore scientifico. Affrancandoci dagli approcci ideologici, dalle solite contrapposizioni pregiudiziali, da una sindrome del no che troppo spesso blocca il Paese.”
No al nucleare, Sì alle rinnovabili
Per quanto ci riguarda, confermiamo in toto la nostra posizione più volte espressa sull'energia nucleare, a partire dal rifiuto netto e totale dell'installazione di centrali nucleari in difesa della sicurezza, della salute ed a salvaguardia della vita della popolazione e dell'ambiente in cui viviamo, per noi e per le generazioni future.
Ad oggi, come dimostrano anche i più recenti incidenti, nessuna tecnologia al mondo può garantire la sicurezza assoluta delle centrali in caso di maremoti, alluvioni, terremoti, incidenti aerei o eventi bellici, peraltro rischi aggravati da uno scacchiere internazionale dove aumentano le minacce di terza guerra mondiale imperialista. Uno solo di questi eventi avrebbe conseguenze inimmaginabili, soprattutto in un Paese ad alta densità abitativa come l'Italia.
Rimanendo sulla questione bellica, checché ne dica Picchetto Fratin, il nucleare civile e il nucleare militare sono da sempre intrecciati, quasi indistinguibili, sin da quando le prime centrali furono progettate e costruite proprio per ammortizzare gli enormi costi derivanti dalla ricerca, con gli investimenti e gli impianti per la costruzione di bombe atomiche.
Oggi anche il nostro Paese è impegnato in molteplici missioni imperialiste, in particolare nel nord Africa ed in Medio Oriente, ed è già stato messo a bilancio il più massiccio riarmo della storia repubblicana. Ecco perché la lotta contro il nucleare è anche parte inscindibile di quella contro l'imperialismo italiano e, più in generale, dell'imperialismo europeo e atlantista.
Infine, l'ennesimo sciagurato provvedimento del governo Meloni sull'ambiente taglia ogni incentivo alle energie rinnovabili e conferma che il nucleare, così come l'incenerimento dei rifiuti, è una scelta alternativa e non complementare a un serio piano per l'utilizzo delle fonti rinnovabili e per il risparmio energetico. Per noi infatti serve potenziare la ricerca e l'utilizzazione dell'energia solare, geotermica, delle acque, dei venti e di tutte le fonti energetiche rinnovabili con modalità e tecniche pulite, edi milioni di euro già stanziati per il nucleare dovrebbero finanziare piani pubblici per incentivare e agevolare l'installazione di impianti diffusi a energia solare e fonti energetiche pulite nelle abitazioni, nonché per dotare di tali impianti anche gli edifici pubblici (scuole, ospedali, ecc.) su tutto il territorio nazionale.
Allo stesso tempo, tutte le risorse che a oggi vengono utilizzate direttamente o indirettamente per la ricerca, l'estrazione e la lavorazione delle fonti fossili, devono essere dirottate alle energie rinnovabili.
Fino al completamento della “riconversione ecologica della società”, che non potrà mai essere realizzata dal capitalismo, lo Stato deve garantire interventi pubblici per scongiurare il caro benzina e gasolio nelle congiunture in cui si registra nel mercato capitalistico un forte aumento del prezzo degli idrocarburi come dimostrano gli scandalosi aumenti di questi mesi.
Sappiamo bene che il Senato non arresterà questo processo; è allora ancora una volta compito delle masse popolari democratiche antifasciste e progressiste affossarlo con la la lotta di piazza, come del resto la mobilitazione popolare nei due referendum dimostrò, cacciando immediatamente il governo Meoni e con esso tutti i suoi provvedimenti.
17 giugno 2026