A Genova l’ondata arcobaleno del Pride
Contro i rigurgiti fascisti lo slogan della manifestazione: “Quella volta che la paura era dappertutto. E ci ripensammo tempesta”

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
Un’ondata arcobaleno ha attraversato, nel pomeriggio di sabato 14 giugno, le strade di Genova. Un corteo colorato, festoso, ma soprattutto determinato a sostenere con le proprie parole d’ordine i propri diritti.
La manifestazione, che ha visto la presenza di non meno di 20mila partecipanti, è partita dalla stazione ferroviaria di Principe, ha percorso piazza Portello, piazza Corvetto, via Serra, è risalita per via XX Settembre, ha raggiunto piazza De Ferrari e ha concluso il suo percorso ai Giardini Luzzati. Assieme ai manifestanti hanno sfilato una decina di carri carichi di manifestanti, di furgoni che sparavano nell’aria musica a tutto volume. Dentro il corteo tante bandiere della Palestina, tanti cartelli, tanti striscioni e tante parole d’ordine contro il patriarcato e contro i rigurgiti fascisti, razzisti: molti dei quali dedicati al generale fascista Roberto Vannacci.
L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato Liguria Rainbow per rivendicare, una volta di più, i diritti della comunità LGBTQIA+. Come è accaduto nella manifestazione dello scorso anno, ha preso parte, per un primo tratto di percorso, anche la sindaca di “centro-sinistra” di Genova, Silvia Salis.
La manifestazione che arriva sulla scorta delle dichiarazioni del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, secondo cui gli omossessuali “non sono normali” perché non rappresentano la maggioranza e in ogni caso “hanno tutti i diritti” perché “se vanno all’ospedale vengono curati e se vanno per strada possono guidare”, ha scelto, come argomento dell’iniziativa regionale, il seguente tema: “Quella volta che la paura era dappertutto. E ci ripensammo tempesta”.
“La paura ci attraversa, ci immobilizza; per questo sentiamo il bisogno di nominarla per quello che è qui, dentro ognuno di noi”, spiega il coordinamento Liguria Rainbow. “L’ondata delle destre al potere che dilaga, l’ombra nera delle guerre e del neocolonialismo, gli attacchi sistematici ai diritti sociali, civili e ambientali. La sensazione è quella di dover sempre rincorrere, reagire agli attacchi, proteggerci invece che immaginare, progettare, creare. Ma è questo il momento per ripensare tempesta. Come abbiamo già fatto nella storia dei movimenti, è tempo di riaccendere la potenza dei nostri immaginari per trasformarli in azione, con la nostra lente queer (approccio critico) e transfemminista”
In conclusione, un bel pomeriggio di lotta che però dovrà fare, per non trovarsi un pugno di farfalle fra le dita, propria la consapevolezza che non vi può essere vera liberazione dalle discriminazioni e dal patriarcato all’interno di una società basata sul profitto. Le masse giovanili, i lavoratori e i proletari LGBTQ+, non devono farsi ingannare dalle sirene, dalle illusioni che sparge a piene mani il riformismo borghese. L’unica via per conquistare l’emancipazione reale e l’uguaglianza dei diritti è unire le forze sotto le bandiere del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, abbattere il capitalismo e lottare per l’instaurazione del socialismo.

17 giugno 2026